Versione Beta

Cerca

Vatican News
Papa Francesco e suore contemplative in Perù Papa Francesco e suore contemplative in Perù 

Una luce sulle vocazioni alla vita consacrata

Nell’odierna festa della Presentazione del Signore, in cui la Chiesa celebra la Giornata Mondiale della Vita Consacrata, il Papa presiede nella Basilica Vaticana la Messa con i religiosi e le religiose. Intervista al card. Braz de Aviz

“Possa ogni uomo giungere a Cristo, Luce di verità, e il mondo progredire sulla via della giustizia e della pace” scrive il Papa nel tweet di oggi. Una luce che brillerà nella basilica vaticana con l'accensione delle candele mentre nella preghiera dei fedeli si chiederà al Signore di suscitare vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Questo perché stiamo assistendo in questo tempo, non solo ad una diminuzione di vocazioni ma anche a numerosi frati e suore che abbandonano la vita religiosa. Su questa Giornata, Bianca Fraccalvieri ha chiesto al card. João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, qual è oggi l’attualità del dono della vocazione

Ascolta l'intervista al card. Braz de Aviz

Io penso che sia un momento per noi opportuno, anche se è un momento critico adesso della riscoperta dell’attualità di questa vocazione della vita consacrata: questi eremiti, questi degli istituti secolari, i frati, le suore, i monaci e le monache… c’è un momento di riscoperta di questo tipo di vocazione, preziosissima nella Chiesa. Penso che il problema principale - che noi stiamo sempre più vedendo - attraverso la vita e il contatto nostro qui nel dicastero, con tutto il mondo - è soprattutto questo rinnovare una vera esperienza di Dio: cioè, chi è Dio per me? Può Dio veramente essere la base profonda della vita, di una vita che possa essere felice? Qui bisogna approfondire questo rapporto con il Signore. Però bisogna fare questo oggi non più da soli. Da soli siamo troppo deboli: noi abbiamo bisogno di camminare con altri fratelli e sorelle sia della stessa vocazione della vita consacrata sia restando molto legati a tutta la Chiesa, con tutte le altre vocazioni sentendoci parte di questo cammino con tutti gli altri. Noi non siamo chiamati alla solitudine, nemmeno gli eremiti, nemmeno le monache di clausura… Noi siamo chiamati a una vita di famiglia profonda, vera fraterna e in Dio. Però, dice il Papa: in mezzo alle difficoltà. A me sempre aiuta tanto questa affermazione che lui fa con questa immagine sempre molto molto originale, e dice: “La santità oggi non può essere vista come l’acqua distillata chiusa in una bottiglia”, la santità viene costruita in mezzo alle difficoltà della via, in mezzo ai problemi, in mezzo alle crisi, in mezzo a nuove scelte che noi dobbiamo fare giorno per giorno dentro di noi.

Alla luce dei suoi insegnamenti a questo esercito di un milione di consacrati in tutto il mondo che cosa lei mette in rilievo degli insegnamenti del Santo Padre?

Io penso che sono in un certo senso una presenza molto qualificata in tutti i campi dell’evangelizzazione. E’ impressionante, noi adesso viaggiamo molto nei cinque continenti e vediamo che i nostri consacrati religiosi sono inseriti nelle situazioni più diverse e più difficili dove vive la Chiesa. A volte una nazione dove i cattolici sono meno dell’uno per cento, e sono lì e danno testimonianza. A volte sono in confronto con altre fedi, cercando rapporti, cercando valori comuni, anche donando la propria vita attraverso il martirio. Il Papa dice che il martirio non è un fenomeno del passato, forse oggi ancora di più e vediamo moltissimo di questo martirio, veramente di sangue in mezzo ai religiosi, vediamo una ricchezza enorme, di situazioni in cui loro sono inseriti. Allora in questo senso, io potrei dire che questa presenza fortissima nell’evangelizzazione dice quando sono importanti questi uomini e donne.

Un messaggio a tutti i consacrati del mondo?

Con tutti noi della Congregazione, quello che sentiamo di dire è un grande grazie a Dio per queste vocazioni nel mondo intero. Viviamo un momento, soprattutto qui in Europa, di alcune difficoltà abbastanza pesanti. Per esempio, questa età media dei monasteri ci preoccupa moltissimo. Nei prossimi 15-20 anni i monasteri d’Europa diminuiranno del 50 o 60 per cento: è un calo molto forte perché l’età media delle monache e dei monaci è sugli 85 anni. Tra 15-20 anni se Dio vuole saranno ancora vivi ma con molti anni e se non vengono leve nuove perché non ci sono vocazioni il numero è destinato a calare. Abbiamo anche difficoltà in questo cambio di mentalità, in questo cambio di epoca, di cui il Papa parla e in cui noi dobbiamo confrontarci con situazioni nuove del mondo e non basta quello che abbiamo ricevuto: abbiamo il desiderio di donare Dio, di avere Dio con noi, ma non riusciamo a comunicarlo… Come sarà questo cambio? Dobbiamo veramente camminare in questo senso. Io auguro che tutta questa testimonianza che già c’è e questo impegno di conversione personale comunitaria di tutti i nostri carismi sia motivo di una rinascita profonda e di una abbondanza di uno spirito di Dio in mezzo a tutta la Chiesa. Però penso che i consacrati sono veramente il tesoro della Chiesa, come dice il Papa.

02 febbraio 2018, 12:39