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L'impegno della Chiesa nella tutela dei minori L'impegno della Chiesa nella tutela dei minori  (AFP or licensors)

Caffo: una nomina che è l’impegno a fare di più per proteggere i bambini

Intervista ad Ernesto Caffo, uno dei 9 nuovi membri della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori istituita nel 2014.

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Tra i nuovi membri della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori c’è Ernesto Caffo, fondatore e attuale presidente di “Sos Il Telefono Azzurro Onlus”, professore ordinario di Neuropsichiatria Infantile presso l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.

Ascolta l'intervista ad Enrico Caffo

R. - Da una parte è un grande onore potere contribuire a sviluppare il lavoro già iniziato della commissione insieme a questi membri che si sono aggiunti e che svilupperanno una serie di iniziative proprio per riuscire sempre più ad essere presenti su un tema così difficile, così complesso. Questo sicuramente sarà un impegno che, penso anche nei gruppi di lavoro e nell’incontro che si farà in aprile prossimo con tutta la Commissione, vedremo di sviluppare insieme. Io sono disponibile a questo percorso, che dà il senso anche a quello che abbiamo fatto recentemente nella conferenza “Child dignity” organizzata con l’Università Gregoriana a Roma nell’ottobre scorso.

Papa Francesco ha più volte ribadito che il principio che deve guidare l’azione della Chiesa nei confronti degli abusi è quello della tolleranza zero …

R. – Certamente. Questo è assolutamente fondamentale. Non ci sono giustificazioni di nessun modo di fronte alle violenze sui bambini. Dobbiamo assolutamente creare una cultura del rispetto del bambino nel suo sviluppo, dobbiamo formare tutti gli adulti che sono accanto a i bambini perché possano cogliere i segnali di disagio, di sofferenza e di intervenire con tutte le misure più adeguate per contrastare questi drammatici problemi che coinvolgono purtroppo le comunità di tutto il mondo. Quindi è importante il fatto che la commissione sia una commissione internazionale. Questo permetterà di confrontare le “best practice”, i modelli di intervento più adeguati, cercando anche di trasformarli in azioni concrete con la formazione, gli interventi e anche trascinare tutte quelle che sono le reali componenti delle diverse istituzioni dei diversi Stati a impegnarsi di più su questo versante, partendo ovviamente dall’impegno della Chiesa su questo piano. 

 

È stato riconosciuto anche il grande impegno di Telefono Azzurro …

R. - Sicuramente è un riconoscimento di un lavoro svolto da Telefono Azzurro e da tanti che lavorano quotidianamente nella protezione dell’infanzia. Credo che mettere insieme competenze di diverso tipo sia importantissimo in questo settore in cui occorre una capacità di lettura sia dell’ambito psicologico che giuridico che teologico, in una dimensione in cui il confronto tra saperi ci può permettere di fare di più per i bambini e arrivare a proteggerli in tutti i modi possibili, seguendo le parole del Santo Padre, che su questo è stato estremamente determinato. Devo dire che questa azione della Chiesa sta trascinando anche tante altre realtà esterne al mondo della Chiesa a impegnarsi di più per il mondo dei bambini e per la loro tutela.

Di fronte ad un bambino abusato qual è il sentimento che lei prova?

R. - Quando vediamo un bambino vittima di abuso ci rendiamo conto che c’è stato un grande errore nel non avere ascoltato prima le voci di quel bambino, di non avere compreso i suoi segnali di disagio e di sofferenza. Questo ci deve far riflettere molto su come dobbiamo essere molto più attenti ai segnali. Questo richiede da parte nostra una capacità di intervento adeguato sulle vittime, un investimento importante su tutta quella rete di supporto che deve esserci attorno a chi ha subito forme di abuso e di violenza. Questo deve esserci anche nel tempo, perché purtroppo queste ferite sono profonde, richiedono un grande impegno da parte di tutti per ricostruire un senso di futuro e di prospettiva per chi è stato vittima di questa esperienza. Occorre anche un intervento sugli autori di questi comportamenti, attraverso interventi che permettano di trovare per loro delle soluzioni di cura, per  eliminare il rischio che queste persone possano compiere altri reati sui bambini. Questo sarà ed è un impegno di tutti, perché si possa avere una risposta più concreta in questo senso.

17 febbraio 2018, 13:18