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Il nunzio apostolico in Cile, l'arcivescovo Ivo Scapolo Il nunzio apostolico in Cile, l'arcivescovo Ivo Scapolo 

La Nunziatura in Cile si prepara all’arrivo del Papa: i doni e la vitalità della Chiesa

L’intervista al nunzio in Cile, l’arcivescovo Ivo Scapolo, che si sofferma sulla ricchezza del Paese e della Chiesa, l’impegno per le nuove generazioni, e sui doni tradizionali che saranno offerti: un Moai dell’isola di Pasqua, la “camioneta” e figure dei “quasimodistas”

Luca Collodi-Santiago del Cile e Debora Donnini-Città del Vaticano

E’ un Paese variegato il Cile dove il Papa arriverà martedì prossimo per il suo viaggio apostolico, per poi trasferirsi in Perù. Un Paese dalle grandi risorse che attende con speranza Francesco. Nell’intervista il  nunzio apostolico in Cile, l’arcivescovo Ivo Scapolo.

R. – È un Paese che ha enormi risorse spirituali, morali, che meritano di essere messe in evidenza, perché tante volte predomina l’aspetto dei problemi, che a volte hanno caratterizzato la vita del Paese, e a volte anche la vita della Chiesa. È importante non dimenticare tutto il bene che ogni giorno si realizza nelle varie comunità, nelle parrocchie, nei movimenti, da parte di vescovi, sacerdoti e religiosi, laici e comunità cristiane. È veramente una realtà molto bella e molto ricca.

D. – La gente sembra però critica sia verso le istituzioni cilene, ma anche verso la Chiesa. Perché?

R. – Sì, ci sono stati in questi ultimi anni – purtroppo – vari casi di denunce di abusi da parte di ecclesiastici. Questo è motivo di sofferenza, e anche di una revisione, una purificazione, all’interno della Chiesa, di un maggiore impegno nel salvaguardare soprattutto le nuove generazioni. Questo ha influito nell’atteggiamento della gente nei confronti della Chiesa. E’ anche vero però che tante volte, a causa di queste realtà dolorose e tragiche, si corre il rischio di dimenticare l’altra realtà, che è quella della maggioranza delle persone, dei vescovi, sacerdoti e laici, che lavorano ogni giorno per il Regno di Dio.

D. – Voi qua, in Nunziatura, a pochi giorni dall’arrivo del Papa, fate un’iniziativa: vediamo persone autoctone, ma anche i doni che voi offrirete a Papa Francesco…

R. – Sì, sono presenti tre gruppi, per presentare, ognuno, un dono al Santo Padre. Un primo gruppo rappresenta il popolo Rapa Nui dell’isola di Pasqua e loro sono qui per presentare a me, in qualità di rappresentante del Santo Padre, un Moai, statua tipica dell’isola di Pasqua. Si tratta di un Moai che è stato scolpito appositamente per essere donato al Santo Padre. Questo perciò ci fa ricordare soprattutto la dimensione e la presenza dei popoli originari, non solo dell’isola di Pasqua, ma anche del Continente. Poi c’è un altro gruppo, che è costituito dai fedeli provenienti dalla parrocchia di Talagante, che appartiene alla diocesi di Melipilla. Questo gruppo è venuto per presentare una serie di sculture che rappresentano la figura caratteristica in Cile, dei cosiddetti “quasimodistas”, ovvero delle persone che da tanti anni svolgono un ruolo particolare nell’accompagnare il sacerdote a portare il sacramento dell’Eucaristia agli ammalati. E poi c’è un altro gruppo, della parrocchia di San Alberto Hurtado, che vuole rappresentare un modello di “camioneta” – come la chiamano qui – un’auto che San Alberto Hurtado utilizzava per le sue opere di carità. Sono anche doni significativi: i “quasimodistas” ricordano l’amore per l’Eucaristia, che sta crescendo qui in Cile perché aumentano le cappelle dedicate all’Adorazione Eucaristica – addirittura, quest’anno ci sarà il Congresso Eucaristico Nazionale – e la “camioneta” di San Alberto Hurtado ricorda invece l’impegno sociale che la Chiesa, qui in Cile, sta realizzando con molta generosità, e che suscita tutta la nostra ammirazione. 

Ascolta l'intervista al nunzio in Cile

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La Nunziatura apostolica a Santiago del Cile
12 gennaio 2018, 13:25