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Le speranze e le ferite del Cile in attesa di Francesco

Papa Francesco inizia il 15 gennaio il suo primo viaggio internazionale del 2018: prima tappa è il Cile. Tre le città che saranno visitate: Santiago, Temuco e Iquique. Il 19 sarà in Perù. Il 22 gennaio il rientro a Roma

Domitia Caramazza - Santiago del Cile

Una visita pastorale che toccherà le realtà concrete del Cile, in particolare di Santiago, dove vive il 40% degli abitanti del Paese.

Il card. Ezzati: la povertà spinge a crescere nella carità

Enorme il divario tra ricchi e poveri, nei rispettivi ghetti urbani. "La sfida della povertà, ancora di troppa gente – dice il card. Ricardo Ezzati Andrello, arcivescovo di Santiago - chiama a crescere nella carità per vivere come fratelli, figli di un unico Padre. Degnamente, tutti". La capitale, in questi ultimi anni, è diventata una città cosmopolita. La presenza di haitiani, venezuelani, colombiani, boliviani, dominicani ed ecuadoriani, ha cambiato il suo volto e la linea pastorale della Chiesa, che ha accolto sfide e opportunità dell’immigrazione. Santiago si è aperta alla cultura dell’incontro "per  essere casa comune". Lo confermano le testimonianze di Maria De Los Santos, di Melba Vega, e di Jefferson Menendez.

Le testimonianze degli immigrati

Maria è della Repubblica Dominicana, dove ha lasciato tre figli e tre nipoti. Ha 60 anni e vive da sei a Santiago "per fare la nonna" e permettere alla figlia, sposata con un cileno, di lavorare. La incontro nella parrocchia latino-americana, una volta comunità parrocchiale degli italiani immigrati a Santiago.  "Mi sento bene perché il Cile ci accoglie". Pensando a Papa Francesco, afferma: "Parla al cuore delle persone. Dove va, porta la pace. Ne abbiamo bisogno".

Melba, invece,  è di San Salvador, immigrata all’età di quindici anni a Santiago del Cile, quando era incinta di un uomo che poi l’ha abbandonata.  Da undici anni sta insieme a Juan. È felice della visita papale e ci tiene a dare un messaggio ai migranti: "Lottino, vengano per lavorare, camminino per la retta via. Se vieni a cercare una vita facile, però, ti dico: non venire".

Jefferson è dell’Ecuador, ha ventidue anni e vive in Cile dall’età di quattro. Rilascia la sua testimonianza durante una sosta in un pellegrinaggio al Santuario di P. Hurtado, tappa del pellegrino Francesco a Santiago. Jefferson, partito dalla sua parrocchia Nuestra Señora del Carmen di Keligura, è impegnato, insieme al fratello gemello, nella pastorale giovanile. "In attesa della visita del Papa, stiamo realizzando dei video-commenti al Vangelo del giorno che pubblichiamo su youtube". È un’iniziativa che incuriosisce i suoi coetanei. "Spero che tutti i giovani inizino a fare nuova evangelizzazione". Esistono anche immigrati che vivono nelle periferie di Santiago o nel centro della capitale ma stipati in Cites, alloggi sociali in cui un bagno può essere condiviso da otto persone. Rappresentano uno dei nuovi volti della povertà cilena.

La questione dei Mapuche

La presenza di immigrati è significativa anche nella città di Iquique, dove il Santo Padre si recherà l’ultimo giorno della vista pastorale in Cile. Il giorno prima farà tappa a Temuco, capitale della regione dell’Araucania, al centro del dibattito pubblico per la questione della difficile convivenza con il popolo originario dei Mapuche. Un popolo indigeno che da anni lotta per la rivendicazione della propria terra, oggi proprietà di imprese agricole e forestali. Si tratta di un tema storicamente complesso. "I gesti che il Papa compirà saranno profetici e parleranno della vicinanza del Signore Gesù alla gente" sottolinea il card. Ezzati. Nell’ultimo anno, piccoli gruppi di radicali hanno protestato bruciando una decina di chiese cattoliche  ed evangeliche, considerate espressione della colonizzazione cristiana. Ma la maggioranza del popolo Mapuche condanna la violenza. "C’è una richiesta legittima che non è mai stata ascoltata - spiega l’arcivescovo di Santiago – e bisogna lavorare per individuare le cause profonde dell’attuale violenza".

Le ferite domestiche

Una violenza che non fa notizia è quella  nascosta dalle mura domestiche. La Pastorale sociale della Caritas di Santiago accoglie le vittime anonime, donne, nella Casa di Santa Ana, salvandole dai loro aguzzini. Una di loro, una donna di quarantasei anni, in cerca di una casa dove poter vivere serenamente con i propri figli, ha una sola aspettativa riguardo la visita del Papa:  "Mi aspetto pace, anche per me. Ho nel cuore odio e rancore, ma credo di poter guarire". Un’altra vittima dice: "Mi piacerebbe poter incontrare il Papa e poter essere come quella donna del Vangelo, che toccò il manto di Gesù e guarì. Tutto il mondo mi ignora, che almeno il Papa mi guardi".

Il Pequeño Cottolengo

Invisibili ai più, sono anche gli ospiti del Pequeño Cottolengo di Santiago. Struttura di trecentomila metri quadri con otto padiglioni, una scuola per minori di venticinque anni, dei laboratori, un parco e una chiesa. L’istituto accoglie trecento persone con disabilità intellettuale e fisica lieve, media e grave. Sono in duecentocinquanta ad assisterli. "La disabilità sociale, quella delle persone abbandonate, come la maggior parte di loro, è la peggiore forma di povertà". È Cristian Glenz, direttore esecutivo dell’opera orionina, ad accompagnarmi in un edificante percorso in questa periferia esistenziale. Glenz, ingegnere di 47 anni, sposato con 4 figli, ha lavorato a lungo in multinazionali. Due anni fa ha deciso di licenziarsi e amministrare questo altro tipo di impresa "per restituire ad altri tutta la benedizione ricevuta nella mia vita e dare loro visibilità". Desidera accogliere queste persone come a casa propria. "La grande sfida - afferma Glenz - è umanizzare la società attraverso di loro e combattere la cultura dello scarto". Don Claudio, cappellano del Pequeño Cottolengo di Santiago e parroco di altre sette comunità parrocchiali, ricorda: "Papa Pio X inviò don Orione nell’allora periferia romana (dove si trova la parrocchia Ognissanti), oggi noi lo seguiamo nelle periferie esistenziali, fedeli al Papa come lo fu il nostro fondatore". 

Il Santuario nazionale di Maipù

L’opera di don Orione è a soli 7 km. dal Santuario nazionale di Maipù, altra tappa della visita pastorale di Papa Francesco a Santiago. "Il Santuario mariano ha creato una geografia e una storia dell’esperienza cristiana in Cile" spiega P. Carlos Cox Diaz, della comunità di Schoenstatt, rettore del tempio da dodici anni. Considera provvidenziale la visita del Santo Padre nel 2018 "anno in cui ricorrono i 200 anni di indipendenza del Cile e i 200 anni dalla promessa solenne del popolo Cileno alla Vergine di edificare questo santuario". All’interno è stata allestita una mostra intitolata Il Vescovo di Roma, curata da Ector Lanz, professore di religione, appassionato di liturgia. Il santuario nazionale sarà luogo di incontro privilegiato con i giovani.

Le speranze dei giovani

È  anche nel contesto del X Sinodo di Santiago, che riprende lo stesso tema del Sinodo dei vescovi del prossimo ottobre 2018, I giovani, la fede e il discernimento”, che si inscrive la visita pastorale del Santo Padre. "È una festa di speranza in cui il Papa va a rinnovare lo spirito missionario dei giovani cileni" sottolinea il quarantottenne vescovo ausiliare di Santiago, vice gran cancelliere della Pontificia Università Cattolica del Cile, responsabile della Vicaría de la Esperanza Joven, mons. Cristian Carlos Roncagliolo Pacheco. Descrive così i tratti giovanili della sua Arcidiocesi: "Sono giovani inquieti, alla ricerca di Dio, provocati dalla missione, ma con il limite di un contesto secolarizzato". Poi, la sua personale aspettativa "che si riempia di fuoco missionario il loro cuore, perché la fede cresce solo quando si condivide".

L’incontro con gli universitari

La Pontificia Università Cattolica sarà luogo di incontro di Papa Francesco con gli universitari. "Mi sorprende la sua visita in Cile. Io per incontrarlo sono dovuta andare fino a Cracovia, alla Giornata mondiale della gioventù". Sofia ha venti anni, studia giornalismo, e confessa di non essersi mai sentita così vicino Dio come in quell’occasione. E aggiunge: "Molti di noi credono, altri no, anzi odiano la Chiesa… Che Francesco possa mostrare l’amore di Cristo. Questo Papa è amore e può mostrare com’è veramente la religione cattolica". Nonostante tutto, si possono contare seimila  universitari della Cattolica tra i giovani impegnati nelle missioni stagionali in Cile. Alcuni di loro, a gennaio, collaboreranno alla costruzione di cappelle nella periferia di Santiago. Il nome originario del progetto missionario è: 50 cappelle per il Papa

Altri giovani, invece, sono missionari nella poblacion dove vivono. Jorge Hernandez, trentaduenne, della Comunità Cristo liberatore, cerca di "vivere il Vangelo senza fare proselitismo, rendendo partecipi gli altri delle nostre attività, attenti alle loro necessità, anche a quella di un semplice abbraccio". Jorge non ha paura di uscire dalla parrocchia per andare incontro a quei giovani che rappresentano una periferia esistenziale del Paese perché tra i principali consumatori di alcol e droga. "Credo che una delle sfide della Chiesa - afferma - è di essere più attraente e coerente. Chi dice di non sentirsi rappresentato dalla Chiesa, a causa degli scandali, non conosce le comunità cristiane che vivono in allegria e sono impegnate nella carità".

Il carcere femminile San Joaquin

Autentica comunità di incontro privilegiato con Cristo e della misericordia di Dio, altra tappa della visita pastorale di Papa Francesco a Santiago del Cile, è il padiglione cattolico Mandela del Centro penitenziario femminile San Joaquin. Nelly Leon Correo, della Congregazione del Buon Pastore, è la cappellana del carcere. Sarà lei a dare il benvenuto a Papa Francesco. "Ne sono felice e onorata. Penso sia un riconoscimento del servizio pastorale della mia Congregazione, presente nelle carceri del Cile dal 1855". La hermana Nelly, di origine campesina, la minore di otto fratelli, racconta di una vocazione adulta. "Studiavo pedagogia all’università ed entrai nella Congregazione nel 1983". Lavora nel Centro penitenziario femminile San Joaquin da tredici anni. "Sono felice della mia vocazione. Ho sempre desiderato fare questo tipo di servizio". La appassiona come cristiana e come donna che riconosce l’importanza del ruolo femminile nel mondo. In Cile "le donne detenute sono ritenute morte". La hermana Nelly, per restituire loro dignità e aiutarle a rialzarsi attraverso un percorso di inclusione sociale e formazione integrale della persona, decide di aprire, insieme a p. Alfonso Baeza, una casa di accoglienza, divenuta nel 2009 fondazione Mujer levantate. Il nome della fondazione fa riferimento in modo esplicito al Vangelo di Marco, in cui Gesù ordina alla ragazza creduta morta di alzarsi. "Anche queste donne non sono morte, sono detenute. Sono private della libertà, non della dignità di persone. La sfida è nutrirle dell’amore di Dio".

Storie di conversione

Sono diverse le vittorie riportate, in questo senso. Si tratta di autentiche conversioni di vita, come quella di una trentaquattrenne, madre di un bimbo di otto anni, figlia di un narcotrafficante. Aveva diciassette anni quando hanno ucciso il padre in una resa dei conti. Diventata spacciatrice, decide di vendicare il padre. Poi, in carcere, ha imparato che vendicarsi non significa fare giustizia. Oggi è una "persona nuova". Nancy, invece, 41 anni, madre di cinque figli, sta finendo di scontare la pena per spaccio. La incontro nella cappella del carcere: "Potrò andare a vedere il Papa al Santuario di Maipù. Qui ho conosciuto l’amore di Dio, grazie alla hermana Nelly", afferma con gioia. Poi, con le lacrime agli occhi, dice di sperare che Papa Francesco "si avvicini alle detenute anziane e invalide".

Carabinieri a protezione del Papa

In Cile, l’Arma dei Carabinieri sarà responsabile della sicurezza del Papa in tutti i suoi spostamenti: "Ci coordineremo con la guardia papale - spiega don Lorenzo Torres Richelme, cappellano dei carabinieri dell’ottava zona e responsabile dell’Ufficio Comunicazioni dell’Episcopato castrense - Il Papa è abituato a stare molto vicino alla gente e la gente desidera avvicinarlo, questo dà un carattere particolare per il nostro lavoro". Accanto a lui c’è il tenente Pamela Sandoval Echeverria, del dipartimento delle Comunicazioni sociali: "E’ una grande missione preparare il servizio per questa visita molto attesa anche da parte dell’Istituzione. La sicurezza del Papa è fondamentale". È una giovane donna preparata ad affrontare situazioni di eventuale pericolo. Si augura "che la presenza del Santo Padre porti alla condivisione di fede, speranza, amore".

Un compagno di studi del giovane Bergoglio

La Chiesa locale ha svolto una intensa preparazione spirituale proprio per ricevere adeguatamente il messaggio del Vangelo attraverso le parole e la testimonianza di Papa Francesco. Su tutti  l’augurio fraterno del padre gesuita Fernando Montes, ex rettore dell’Università Alberto Hurtado di Santiago ed ex superiore dei Gesuiti in Cile. E’ stato compagno di studi del giovane Bergoglio nella Casa Loyola e ha collaborato con lui al Capitolo Generale della Congregazione: "Che si possa dire del Papa quello che si diceva di padre Hurtado - il santo gesuita cileno - il suo passaggio è il passaggio di Dio nella nostra Patria". 

12 gennaio 2018, 13:18