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Il Papa con il Presidente della Repubblica Centrafricana Faustin Archange Touadéra Il Papa con il Presidente della Repubblica Centrafricana Faustin Archange Touadéra  (AFP or licensors)

In udienza dal Papa il Presidente della Repubblica Centrafricana

Papa Francesco ha ricevuto oggi in udienza in Vaticano, il Presidente della Repubblica Centroafricana, Faustin Archange Touadéra

Nel corso dei colloqui, svoltisi in un clima cordiale - si legge nella nota della Sala Stampa vaticana - sono state evocate le buone relazioni esistenti tra la Santa Sede e la Repubblica Centroafricana, ulteriormente rafforzate dall’Accordo Quadro tra la Santa Sede e la Repubblica Centrafricana, firmato a Bangui il 6 settembre 2016, ed è stata espressa gratitudine per la particolare attenzione con cui il Santo Padre e la Chiesa cattolica accompagnano la vita del Paese. Dopo l’udienza con il Papa, il capo dello Stato del Centrafrica ha poi incontrato il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato da mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati

Ci si è quindi soffermati sulla situazione nazionale, apprezzando in particolare gli sforzi positivi volti al ripristino della stabilità politico-istituzionale. Con riferimento agli ultimi sviluppi e problemi in varie regioni del Paese, e alle gravi conseguenze sul piano umanitario, si è auspicata una sempre più proficua collaborazione tra le varie forze a favore del bene comune dell’intera Nazione, richiamando, inoltre, l’importante ruolo svolto dalla Comunità internazionale nel promuovere la convivenza pacifica e la riconciliazione nazionale.

Nel corso di una conferenza stampa nella sede della Comunità di Sant'Egidio a Roma, il Presidente Faustin Archange Touadéra ha ringraziato Papa Francesco del suo importante interessamento per il suo Paese che si è concretizzato con lo storico viaggio apostolico a Bangui. C'era per noi Francesca Sabatinelli

Ascolta l'intervento del Presidente del Centrafrica

R. – La visita del Papa a Bangui del 2015 è ancora viva nella memoria dei centrafricani, che riconoscono al Santo Padre non solo l’aver fatto il viaggio in un contesto come quello di allora, ma anche di aver compiuto gesti indimenticabili. L’apertura della Porta del Giubileo della Misericordia è avvenuta a Bangui, credo che storicamente sia stata la prima volta e questo è molto importante. In quel viaggio, il Papa si è recato perfino in moschea a pregare, gesto che è stato veramente l’inizio della riconciliazione che ha permesso di andare alle elezioni in condizioni accettabili. E anche in questa occasione, il Papa ha accettato di riceverci, questo per noi è un privilegio, noi ne siamo molto onorati. Ci ha detto che la sua attenzione è sempre volta alla situazione centrafricana. Gli abbiamo chiesto una sua opinione sulla situazione, i suoi saggi consigli sulla risoluzione del conflitto nel Paese.

D. – Signor presidente, la sicurezza nella Repubblica Centrafricana è sicuramente la priorità in questo momento. Come state lavorando per risolvere questo difficile aspetto della vita del Paese?

R. – Per poter risolvere questo problema della sicurezza, abbiamo istituito un programma di disarmo delle milizie armate – considerando che le armi sono tuttora in circolazione. Poi ci sarà la ricostituzione delle forze di difesa e di sicurezza. Per quanto riguarda il piano di disarmo, esiste già una strategia, fin da quando siamo entrati in carica. Ad oggi siamo riusciti a mobilitare delle risorse, abbiamo messo in piedi un programma-pilota che si concluderà con un grande successo che ha coinvolto 40 combattenti per ciascuno dei 14 gruppi armati. Ciascun gruppo armato dovrà presentare una lista con i nomi di 40 ex-combattenti, 20 dei quali saranno reinseriti socialmente e altri 20 che saranno integrati nelle nostre forze di difesa e di sicurezza. Purtroppo due gruppi armati non hanno preso parte a questo processo ma tutti gli altri sì,  e ora è in atto un programma di smobilitazione pilota che procede molto bene. Adesso, quindi, stiamo affrontando il vero processo di disarmo. Ci sono ancora picchi di violenza, diversi gruppi armati si combattono tra di loro, ed è questo che fa subire un rallentamento al processo di disarmo. Ma io sono fiducioso, con tutto il lavoro che si sta facendo grazie anche alla Minusca( forza di peacekeeping delle Nazioni Unite)

 

25 gennaio 2018, 11:54