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Il Papa prega per quanti sono morti a causa del coronavirus

Nella Messa a Santa Marta, Francesco rivolge una preghiera speciale per gli operatori sanitari che sono morti soccorrendo i malati di coronavirus. Nell’omelia, ricorda che Dio è sempre vicino a noi e in questo momento difficile ci chiede di essere vicini gli uni agli altri

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Papa Francesco continua a celebrare la Messa a Casa Santa Marta (VIDEO INTEGRALE), trasmessa in diretta streaming, col pensiero rivolto a quanti stanno soffrendo per questa pandemia di coronavirus. Oggi l’intenzione di preghiera è andata a quelli che hanno perso la vita:

Preghiamo oggi per i defunti, coloro che a causa del virus hanno perso la vita; in modo speciale, vorrei che pregassimo per gli operatori sanitari che sono morti in questi giorni. Hanno donato la vita nel servizio agli ammalati.

Nell’omelia, commentando il Vangelo odierno, ha ricordato che il nostro è un Dio vicino al suo popolo e in questo momento difficile ci chiede di essere vicini gli uni agli altri. Di seguito il testo dell'omelia secondo una nostra trascrizione:

Il tema di ambedue le Letture di oggi è la Legge (cfr Dt 4,1.5-9; Mt 5,17-19). La Legge che Dio dà al suo popolo. La Legge che il Signore ha voluto darci e che Gesù ha voluto portare fino alla massima perfezione. Ma c’è una cosa che attira l’attenzione: il modo in cui Dio dà la Legge. Dice Mosè: «Infatti, quale grande nazione ha gli dei così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?» (Dt 4,7). Il Signore dà la Legge al suo popolo con un atteggiamento di vicinanza. Non sono prescrizioni di un governante, che può essere lontano, o di un dittatore… No. È la vicinanza. E noi sappiamo per la rivelazione che è una vicinanza paterna, di padre, che accompagna il suo popolo dandogli il dono della Legge. Il Dio vicino. «Infatti, quale grande nazione ha gli dei così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che Lo invochiamo?».

Il nostro Dio è il Dio della vicinanza, è un Dio vicino, che cammina con il suo popolo. Quell’immagine nel deserto, nell’Esodo: la nube e la colonna di fuoco per proteggere il popolo: cammina con il suo popolo. Non è un Dio che lascia le prescrizioni scritte e dice: “Vai avanti”. Fa le prescrizioni, le scrive con le proprie mani sulla pietra, le dà a Mosè, le consegna a Mosè, ma non lascia le prescrizioni e se ne va: cammina, è vicino. “Quale nazione ha un Dio così vicino?”. È la vicinanza. Il nostro è un Dio della vicinanza.

E la prima risposta dell’uomo, nelle prime pagine della Bibbia, sono due atteggiamenti di non-vicinanza. La nostra risposta è sempre di allontanarci, ci allontaniamo da Dio. Lui si fa vicino e noi ci allontaniamo. Quelle due prime pagine. Il primo atteggiamento di Adamo con la moglie è nascondersi: si nascondono dalla vicinanza di Dio, hanno vergogna, perché hanno peccato, e il peccato ci porta a nascondersi, a non volere la vicinanza (cfr Gen 3,8-10). E tante volte, [porta] a fare una teologia pensata soltanto su un Dio giudice; e per questo mi nascondo, ho paura. Il secondo atteggiamento, umano, davanti alla proposta di questa vicinanza di Dio è uccidere. Uccidere il fratello. “Io non sono il custode di mio fratello” (cfr Gen 4,9).

Due atteggiamenti che cancellano ogni vicinanza. L’uomo rifiuta la vicinanza di Dio, lui vuole essere padrone dei rapporti e la vicinanza porta sempre con sé qualche debolezza. Il “Dio vicino” si fa debole, e quanto più vicino si fa, più debole sembra. Quando viene da noi, ad abitare con noi, si fa uomo, uno di noi: si fa debole e porta la debolezza fino alla morte e la morte più crudele, la morte degli assassini, la morte dei peccatori più grandi. La vicinanza umilia Dio. Lui si umilia per essere con noi, per camminare con noi, per aiutare noi.

Il “Dio vicino” ci parla di umiltà. Non è un “grande Dio”, no. È vicino. È di casa. E questo lo vediamo in Gesù, Dio fatto uomo, vicino fino alla morte. Con i suoi discepoli: li accompagna, insegna loro, li corregge con amore… Pensiamo, per esempio, alla vicinanza di Gesù ai discepoli angosciati di Emmaus: erano angosciati, erano sconfitti e Lui si avvicina lentamente, per far loro capire il messaggio di vita, di resurrezione (cfr Lc 24,13-32).

Il nostro Dio è vicino e chiede a noi di essere vicini, l’uno all’altro, di non allontanarci tra noi. E in questo momento di crisi per la pandemia che stiamo vivendo, questa vicinanza ci chiede di manifestarla di più, di farla vedere di più. Noi non possiamo, forse, avvicinarci fisicamente per la paura del contagio, ma possiamo risvegliare in noi un atteggiamento di vicinanza tra noi: con la preghiera, con l’aiuto, tanti modi di vicinanza. E perché noi dobbiamo essere vicini l’uno all’altro? Perché il nostro Dio è vicino, ha voluto accompagnarci nella vita. È il Dio della prossimità. Per questo, noi non siamo persone isolate: siamo prossimi, perché l’eredità che abbiamo ricevuto dal Signore è la prossimità, cioè il gesto della vicinanza.

Chiediamo al Signore la grazia di essere vicini, l’uno all’altro; non nascondersi l’uno all’altro; non lavarsi le mani, come ha fatto Caino, del problema altrui, no. Vicini. Prossimità. Vicinanza. «Infatti, quale grande nazione ha gli dei così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che Lo invochiamo?».

18 marzo 2020, 08:00
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