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Messa a Santa Marta Messa a Santa Marta  (Vatican Media)

Papa: la testimonianza cristiana non vende la verità e dà fastidio

Nell'omelia della Messa a Casa Santa Marta, il Papa torna a ricordare che ci sono più cristiani perseguitati oggi che nei primi secoli: in carcere, sgozzati e impiccati per confessare Gesù

Debora Donnini-Città del Vaticano

La testimonianza cristiana dà fastidio, mai vende la verità, come testimoniano i tanti cristiani uccisi e perseguitati, oggi più che nei primi secoli. I compromessi, invece, fanno diventare cristiani “all’acqua di rose”. Bisogna, quindi, chiedere la grazia di ricordare quel primo incontro con Gesù che “ci ha cambiato la vita”. Lo mette in risalto stamani Papa Francesco nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta, che riprende oggi dopo la pausa di Pasqua.  Obbedienza, testimonianza, concretezza: sono le tre caratteristiche che, quindi, scaturiscono dalla gioia pasquale e sulle quali si sofferma il Papa.

La gioia pasquale

I 50 giorni del tempo pasquale - nota - sono stati per gli apostoli un “tempo di gioia” per la Risurrezione di Cristo. Una gioia vera ma ancora dubbiosa, timorosa, che si chiede come andranno le cose,  mentre dopo, con la discesa dello Spirito Santo, la gioia diventa “coraggiosa”: prima “capivano perché vedevano il Signore, ma non capivano tutto”, erano contenti ma non riuscivano a capire. “E’ stato lo Spirito Santo a fargli capire tutto”, ribadisce.

L'obbedienza è fare la volontà di Dio

Agli apostoli era stato proibito di annunciare Gesù eppure, dopo la liberazione dal carcere per mezzo di un Angelo, tornano ad insegnare nel tempio, ricorda ancora il Papa. Come narra la Prima Lettura di oggi tratta dagli Atti (At 5,27-33), vengono quindi portati davanti al sinedrio dove il sommo sacerdote ricorda di avergli proibito di insegnare nel nome di Gesù. “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”: è la risposta di Pietro. La parola “obbedienza” torna, poi, anche nel Vangelo odierno (Gv 3,31-36). E il Papa la sottolinea perché “una vita di obbedienza” è quella che caratterizza gli apostoli che hanno ricevuto lo Spirito Santo. Obbedienza per seguire la strada di Gesù che “obbedì fino alla fine” come nell’Orto degli Ulivi. Obbedienza che consiste nel fare la volontà di Dio. L’obbedienza è il cammino che il Figlio “ci ha aperto”, dice Francesco, e il cristiano, quindi, “obbedisce a Dio”.

La prima cosa mondana è il denaro

I sacerdoti, invece, che volevano comandare, hanno regolato il tutto, con una mancia: “la tangente è arrivata fino al Sepolcro”. Così risolve le cose il mondo, spiega il Papa, cioè “con cose mondane”. La prima è “il denaro”, il cui signore è il diavolo. Gesù stesso, infatti, dice che non si possono servire due signori.

I cristiani perseguitati

I cristiani perseguitati

La seconda caratteristica degli apostoli è “la testimonianza”: “la testimonianza cristiana dà fastidio”, nota il Papa. Un po’ magari cerchiamo una via di compromesso “fra il mondo e noi” ma “la testimonianza cristiana non conosce le vie di compromesso”. “Conosce la pazienza di accompagnare le persone che non condividono il nostro modo di pensare, la nostra fede, di tollerare, di accompagnare, ma mai di vendere la verità”, ribadisce:

Primo, obbedienza. Secondo, testimonianza, che dà tanto fastidio. E tutte le persecuzioni che ci sono, da quel momento fino ad oggi … Pensate ai cristiani perseguitati in Africa, in Medio Oriente … Ma ce ne sono di più che nei primi tempi oggi, in carcere, sgozzati, impiccati per confessare Gesù. Testimonianza fino alla fine.

La concretezza: non essere cristiani annacquati

La concretezza degli apostoli è, poi, il terzo aspetto sul quale si sofferma il Papa: parlavano di cose concrete, non di “favole”. Quindi, come gli apostoli hanno visto e toccato,  “ognuno di noi” - dice -  ”ha toccato Gesù nella propria vita”:

Succede che tante volte i peccati, i compromessi, la paura ci fanno dimenticare questo primo incontro, dell’incontro che ci ha cambiato la vita. Eh, si ci porta un ricordo, ma un ricordo annacquato; ci fa diventare cristiani ma “all’acqua di rose”. Annacquati, superficiali. Chiedere sempre la grazia allo Spirito Santo della concretezza. Gesù è passato nella mia vita, per il mio cuore. Lo Spirito è entrato in me. Poi, forse, ho dimenticato ma, la grazia della memoria del primo incontro.

E', dunque, tempo di chiedere la gioia pasquale:

Chiediamola gli uni per gli altri, ma quella gioia che viene dallo Spirito Santo, che dà lo Spirito Santo: la gioia dell’obbedienza pasquale, la gioia della testimonianza pasquale e la gioia della concretezza pasquale.

Ascolta il servizio con la voce del Papa:
12 aprile 2018, 10:50
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