· Città del Vaticano ·

La preghiera del Papa per i senzatetto “parcheggiati” sull’asfalto a Las Vegas

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Nella messa a Santa Marta l’affidamento dei poveri all’intercessione di santa Teresa di Calcutta

02 aprile 2020

Papa Francesco si è avviato all’altare per celebrare la messa — alle 7 di giovedì 2 aprile — con impressa nel cuore la fotografia di quelle donne e quegli uomini senza una casa che, a Las Vegas, sono stati buttati in un’area di parcheggio, sull’asfalto, con tanto di griglie per delimitarne gli spazi, dopo la chiusura a causa della pandemia del centro di accoglienza che li ospitava.

E così, subito, a braccio, il vescovo di Roma ha voluto offrire la celebrazione dell’Eucaristia nella cappella di Casa Santa Marta per loro e per tutte le persone povere e senza una casa: «Questi giorni di dolore e di tristezza — ha detto all’inizio della messa, trasmessa in diretta streaming — evidenziano tanti problemi nascosti. Sul giornale, oggi, c’è una foto che colpisce il cuore: tanti senzatetto di una città sdraiati in un parcheggio, in osservazione». Da qui la sua preghiera: «Ci sono tanti senzatetto oggi: chiediamo a santa Teresa di Calcutta che risvegli in noi il senso della vicinanza a tante persone che nella società, nella vita normale, vivono nascoste ma, come i senzatetto, nel momento della crisi, si evidenziano così».

Il Papa ha rafforzato la sua preghiera facendo sue le parole dal passo della Lettera agli Ebrei (9, 15), letto come antifona d’ingresso: «Cristo è mediatore della nuova alleanza perché, mediante la sua morte, coloro che sono stati chiamati ricevano l’eredità eterna che è stata loro promessa».

Per la sua omelia Francesco ha preso spunto dalle letture proposte dalla liturgia, tratte dal libro della Genesi (17, 3-9) e dal Vangelo di Giovanni (8, 51-59). «Il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza» ha affermato il Papa citando il salmo 104, appena proclamato come salmo responsoriale. «Il Signore — ha spiegato — non dimentica, non dimentica mai: sì, dimentica soltanto in un caso, quando perdona i peccati». Perché «dopo aver perdonato perde la memoria, non ricorda i peccati». Ma «negli altri casi Dio non dimentica: la sua fedeltà è memoria, la sua fedeltà con il suo popolo, la sua fedeltà con Abramo è memoria delle promesse che aveva fatto».

«Dio elesse Abramo — ha proseguito il Pontefice — per fare una strada: Abramo è un eletto, era un eletto. Dio elesse lui». Poi «in quella elezione gli ha promesso un’eredità e oggi, nel passo del libro della Genesi, c’è un passo in più: “Quanto a me, ecco, la mia alleanza è con te”».

È «l’alleanza» ha insistito Francesco. Un’alleanza «che gli fa vedere lontano la sua fecondità: “Diventerai padre di una moltitudine di nazioni”». In realtà, ha aggiunto, «l’elezione, la promessa e l’alleanza sono le tre dimensioni della vita di fede, le tre dimensioni della vita cristiana».

Infatti, ha fatto presente il Papa, «ognuno di noi è un eletto, nessuno sceglie di essere cristiano fra tutte le possibilità che il “mercato” religioso gli offre: è un eletto». E «noi siamo cristiani perché siamo stati eletti». Ma «in questa elezione — ha affermato il Pontefice — c’è una promessa, una promessa di speranza: il segnale è la fecondità: “Abramo, sarai ‘padre di una moltitudine di nazioni’ e sarai fecondo nella fede, la tua fede fiorirà in opere, in opere buone, in opere di fecondità anche, una fede feconda”». In questa prospettiva ecco «il terzo passo» richiesto da Dio: «ma tu devi... osservare l’alleanza con me». Si comprende così, ha insistito Francesco, che «l’alleanza è fedeltà, essere fedele: siamo stati eletti, il Signore ci ha dato una promessa, adesso ci chiede un’alleanza. Un’alleanza di fedeltà».

«Gesù dice che Abramo “esultò” di gioia — ha continuato il Papa riferendosi al passo evangelico di Giovanni — pensando, vedendo il suo giorno, il giorno della grande fecondità: quel figlio suo — Gesù era figlio di Abramo — che è venuto a rifare la creazione, che è più difficile che farla, dice la liturgia: è venuto a fare la redenzione dei nostri peccati, a liberarci».

«Il cristiano è cristiano non perché possa far vedere la fede del battesimo: la fede di battesimo è una carta» ha rilanciato il Papa. «Tu sei cristiano — ha rimarcato — se dici sì all’elezione che Dio ha fatto di te, se tu vai dietro le promesse che il Signore ti ha fatto e se tu vivi un’alleanza con il Signore: questa è la vita cristiana».

«I peccati del cammino — ha fatto notare il Pontefice — sono sempre contro queste tre dimensioni: non accettare l’elezione e non eleggere tanti idoli, tante cose che non sono di Dio»; poi «non accettare la speranza nella promessa, andare, guardare da lontano le promesse, anche tante volte, come dice la Lettera agli Ebrei, salutandole da lontano e fare che le promesse siano oggi con i piccoli idoli che noi facciamo»; e anche «dimenticare l’alleanza, vivere senza alleanza, come se noi fossimo senza alleanza».

«La fecondità — ha aggiunto Francesco — è la gioia, quella gioia di Abramo che vide il giorno di Gesù ed era pieno di gioia: questa è la rivelazione che oggi la Parola di Dio ci dà sulla nostra esistenza cristiana». E il Papa ha concluso auspicando che «sia come quella del nostro padre» Abramo: «cosciente di essere eletto, gioioso di andare verso una promessa e fedele nel compiere l’alleanza».

Con la preghiera di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, poi, il Pontefice ha invitato «le persone che non possono comunicarsi» a fare la comunione spirituale. E ha concluso la celebrazione con l’adorazione e la benedizione eucaristica.

Accompagnato, infine, dal canto dell’antifona Ave Regina Caelorum, il Papa ha affidato la sua preghiera alla Madre di Dio, sostando davanti all’immagine mariana nella cappella di Casa Santa Marta. E a mezzogiorno, nella basilica Vaticana, le intenzioni del vescovo di Roma sono state rilanciate dal cardinale arciprete Angelo Comastri che ha guidato la recita dell’Angelus e del rosario.