· Città del Vaticano ·

Il valore dell’essere senza niente

L’abbazia di San Miniato al Monte

Intervista alla poetessa Paola Lucarini

07 aprile 2020

La poesia di Paola Lucarini narra il viaggio dell’anima attraverso il mistero della vita: un viaggio in cui la contemplazione del divino attraversa quei luoghi terreni dove sgorga l’acqua viva, capace di rivelare il senso dell’essere e dell’agire. Per visione d’anima (Giuliano Ladolfi, 2013) e San Miniato al Monte (Firenze, Passigli, 2019, pagine 110, euro 15), sono dei volumi editi, facenti parte di una trilogia che si concluderà con Passione di verità di imminente pubblicazione, in cui i luoghi del sacro, (rispettivamente Medjugorje, la basilica fiorentina di San Miniato a Monte e il Sacro Eremo di Monte Senario), abitati da pellegrini e monaci oranti, predispongono il poeta all’ascolto della trascendenza. Presidente dell’Associazione culturale Sguardo e Sogno e dell’Unione cattolica artisti italiani, Paola Lucarini è poetessa, critico letterario, operatrice culturale: fiorentina d’adozione, in questa intervista riflette sull’inestricabile rapporto che la sua poesia intesse con il sacro.

I versi della raccolta «San Miniato al Monte» celebrano i benedettini come «custodi di perenni equilibri»: da quali equilibri è attratto il poeta e quali equilibri la nostra società sta (rovinosamente) dimenticando?

I benedettini, come altri Ordini monastici, osservano la regola celeste e terrestre del fare anima in ogni istante del loro laborioso intenso giorno. Vivono di contemplazione e azione, saggia atavica sapienza. Hanno fatto la scelta giusta dei Giusti. Da tale mirabile equilibrio anche il poeta si sente attratto, ma egli deve combattere coraggiosamente le distrazioni mondane che lo chiamano a interessi fuorvianti. Per questo una vena di inquietudine, tormento, nostalgia di altra vita lo segna indelebilmente. Stesso discorso vale in generale per l’uomo contemporaneo che corre verso l’autodistruzione se non salva la fiamma della propria umanità, la quale va protetta anche a costo di lotte indicibili fra bene e male. Davvero non si rispettano più i principi che hanno retto nella storia dei secoli la società civile, occorre ricercare con costanza il misterioso senso racchiuso in ogni attimo dell’esistenza, esso rappresenta una tessera necessaria nella composizione di un puzzle luminoso, ogni momento è l’occasione che ci viene offerta per realizzare il disegno del nostro e dell’altrui bene, non è mai troppo tardi per cominciare a riflettere seriamente. Ricordiamo che una sola vittoria finale sconfigge tutte le precedenti sconfitte: dunque ogni speranza è fondata.

Da cosa nasce l’attrazione del poeta per la vita monastica?

La figura del poeta e la figura del monaco hanno innumerevoli punti di contatto nei cieli della visione di anima. Ogni autentico poeta ricerca il dialogo con la realtà umana a specchio dell’infinito. Entrambi rivolgono profonda attenzione al passaggio di Dio nella loro esistenza, affinando sempre più le radici vocazionali di una particolare sensibilità introspettiva. Occorre impegnarsi lungo gli avvenimenti di tutta una vita per sperimentare l’ebbrezza nel leggere e riconoscere il significato di ciò che andiamo vivendo alla luce di due storie parallele, ma interagenti: la storia personale e la storia divina, riflesse fra loro. La vita monastica non è una fuga dal mondo ma, al contrario, un viaggio nel cuore del mondo, realtà e trascendenza si prolungano da qui all’aldilà, ecco splendore e miracolo dell’autentica vita, ispirata all’attrazione del reciproco amore fra Dio e uomo.

In che modo la poesia può declinare quella che i versi definiscono come «l’eloquenza silenziosa di Dio»?

Infinite (quanti sono gli uomini) le strade che ci possono condurre, dentro e fuori di noi, all’esperienza del vivere con il Signore. L’ascolto interiore della Parola rivela il messaggio da trasmettere agli altri, attraverso una consapevolezza viva, pulsante, quando il soffio dello Spirito ci nutre. Ognuno di noi è un progetto di Dio in divenire. E anche se talvolta soffriamo il suo apparente silenzio e la sua apparente assenza, tuttavia non dobbiamo mai dubitare di Lui: Lui ci attende e noi attendiamo Lui. Noi poeti ascoltiamo l’Invisibile eloquente e rallegriamoci quando ci affida la diffusione dei messaggi che rivolge a ogni uomo, ma che non da tutti vengono accettati e compresi. La Parola trasmessa in poesia può forse avvicinarci più facilmente sotto umana spoglia a coloro che non sono abituati alla preghiera e hanno quindi bisogno di un tramite umano per accoglierla.

Quale aspirazione rappresenta per il poeta la chiesa di San Miniato con i suoi monaci oranti?

San Miniato al Monte con i suoi monaci oranti è luogo sacro dove si respira essenza di vita. La preghiera di un cuore che conosce il vero amore è poesia, la poesia è preghiera. Nello Spirito che detta riconosciamo Lui in noi e tutti insieme, sia pure animati da carismi diversi, apriamo un dialogo di speranza. Esiste un progetto di felicità avvolto in un manto pesante di sofferenza senza il quale non saremmo degni di tanta gioia futura che già intravediamo. Rimaniamo fiduciosi, la nostra forza sta nella profonda inconoscibile giustezza di ciò che accade. Sofferenza e pianto detergono, illimpidiscono lo sguardo. Sarà impegnativo e faticoso, al contempo luminoso, per il poeta, salire — fra luci e ombre del vissuto — il Sacro Monte, con l’aiuto della Grazia arriveremo sulla vetta da cui si contempla l’infinito orizzonte dell’eternità, mentre ci viene incontro la visione di Colui che ama amare.

In questo momento di crisi ambientale è possibile recuperare un’armonia con la natura?

Non solo è possibile recuperare un’armonia con la natura, ma addirittura si tratta di una questione di vita o morte. La natura è figlia di Dio come noi, e Dio è se stesso in tutti. Il sacro dovrebbe regnare dovunque, ma la maggioranza degli uomini vive la cecità di errori scellerati, per questo il male abita il mondo. Solo la consapevolezza delle colpe e il conseguente rimorso chiedono il perdono per le azioni dissennate che abbiamo commesso. Non è un caso, mi pare, che la tragedia mondiale della pandemia del coronavirus sia accaduta proprio adesso, durante i giorni precedenti la santa Pasqua, quale monito per l’uomo di oggi e stimolo a vivere aperti a inedite riflessioni, in dialogo con Cristo. La natura è stata offesa e ferita a morte dall’uomo, come lei ora anche lui perisce: una similitudine che ci fa pensare e pentire. Il Signore abbia pietà di noi, indicando la nuova e giusta via da seguire.

«Abbiamo donato tutti i doni / ora finalmente siamo / i senza niente»: sono versi molto suggestivi. Qual è il valore dell’essere «senza niente»?

Il nostro niente rappresenta il massimo dei valori, la spoliazione assoluta riconosce la scelta del niente come bene supremo, tesoro inestimabile di chi, donandosi tutto, offre nelle mani vuote il suo cuore versato fino all’ultima goccia, sangue e anima, nell’estasi del ricongiungimento e della gioia. Solo le mani aperte a coppa sono degne di accogliere Lui: vero unico Dono.

di Elena Buia Rutt