· Città del Vaticano ·

Disuguaglianze sociali in tempi di pandemia

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La situazione in Argentina

03 aprile 2020

L’Osservatorio del debito sociale argentino (Odsa), che dipende dall’Università cattolica argentina (Uca), ha appena diffuso un rapporto ampio e approfondito sulla situazione in cui vive il nostro popolo, e specialmente le persone vulnerabili, in questo tempo di pandemia.

Il documento conferma che la società argentina sta subendo, come gran parte dell’umanità, il propagarsi di un’epidemia virale violenta (covid-19), dal forte impatto, viste la rapidità della sua diffusione, l’assenza di strategie preesistenti di prevenzione e la precarietà delle conoscenze e delle risorse atte ad affrontarlo in modo adeguato. La diffusione della pandemia ha obbligato il nostro paese — come molti altri — a mettere in atto politiche sanitarie preventive d’isolamento sociale forzato, con effetti regressivi “non desiderati” in campo socio-economico.

Il rapporto riconosce le misure adottate dal governo argentino per arginare il propagarsi dell’epidemia affinché il sistema sanitario possa far fronte alla richiesta di assistenza medica.

In tale contesto — si legge ancora nel documento dell’Uca — spetta alle scienze sociali e agli esperti in campo sanitario interrogarsi sulla plausibilità delle ipotesi, la pertinenza delle misure, la loro portata e il loro impatto, i costi presenti e futuri delle decisioni prese. Tutto ciò non per minimizzare l’epidemia in un contesto di crisi, ma per valutare in modo adeguato la sua portata e la sua possibile evoluzione, come pure gli effetti sociali degli interventi che si stanno mettendo in atto. Lo scopo è proprio di contribuire a individuare le politiche migliori che consentano di organizzare il presente ma anche il futuro della nostra società, ossia di affrontare le criticità di oggi e le necessità di domani.

Non è un fattore marginale che questa epidemia e le misure adottate s’inseriscano, nel caso dell’Argentina, in un contesto di stagflazione, crisi del debito e paralisi economica strutturale, a cui bisogna aggiungere la persistenza di una spaccatura politico-ideologica sterile riguardo all’“ontologia” dei problemi che la società sta affrontando. In questo contesto, l’attuale emergenza sanitaria pone in stato di crisi avanzata un sistema socioeconomico disuguale, strutturalmente impoverito, non da ora ma da decenni. Il nuovo scenario paralizza ancora di più gli investimenti, i consumi e la domanda di lavoro nell’economia formale, e al contempo indebolisce ogni aspettativa di riattivazione, colpendo soprattutto le piccole e medie imprese e consolidando il nesso tra informalità economica, povertà ed esclusione sociale.

La base aprioristica del documento è molto importante perché analizza il nuovo scenario a partire da una situazione sociale preesistente molto delicata. In tal senso, il lavoro esamina alcuni dati di questa base previa alla pandemia che parlano da sé e che, al tempo stesso, consentono di fare una proiezione post-pandemia che desta preoccupazione e angoscia. Come aumenterà il tasso di povertà del 40 per cento registrato alla fine del 2019? Questo e altri interrogativi servono per informare ma anche e soprattutto per prevenire scenari propri di un dopoguerra.

Nel contesto attuale — prosegue il rapporto — le condizioni di vita sia delle fasce medio-basse sia del settore informale dell’economia sociale, si aggravano ulteriormente e, di conseguenza, non solo emergono nuovi poveri ma i poveri strutturali diventano ancora più poveri. È bene richiamare qui l’attenzione sul modo diseguale in cui i settori sociali possono affrontare i problemi della vita quotidiana, arginarne le conseguenze sanitarie e proiettare il futuro in un contesto di pandemia.

Questo non solo perché gli incidenti quotidiani, la dengue, l’influenza e molte altre malattie che colpiscono soprattutto i poveri — che non ricevono ancora un’assistenza adeguata da parte del sistema sanitario pubblico — continuano a essere le principali cause di morte evitabile nel nostro paese, ma anche perché la paralisi economica generata dall’emergenza sanitaria colpisce direttamente le popolazioni più vulnerabili, i segmenti della piccola e media impresa, l’economia informale e i lavoratori precari. Vale a dire quella grande fascia della società che non percepisce uno stipendio regolare, non possiede una rendita né un fondo di riserva con il quale far fronte alla mancanza di lavoro che l’emergenza sanitaria sta creando.

Le privazioni strutturali che colpiscono oltre un terzo della popolazione non sono nuove. In questo caso, agli effetti sanitari ed economici regressivi generati dalla pandemia si aggiungono deficit strutturali: il sovraffollamento, il degrado edilizio, la mancanza di servizi sanitari pubblici (acqua, sistema fognario, etc.) la malnutrizione persistente, l’insufficienza dei servizi educativi e sanitari, la fragilità dei capitali sociali in gioco, l’assenza di informazioni attendibili, l’accresciuto rischio di soffrire di ansia e di stress, la violenza sociale domestica tangibile. In definitiva, non siamo solo di fronte a un’emergenza sanitaria, ma anche a una nuova ondata di povertà strutturale che incide soprattutto sulla vita quotidiana dei settori socialmente più fragili.

La quarantena risulta quindi drammatica per moltissime persone in situazione di povertà e di vulnerabilità, sia per la solitudine sia per i pericoli di una convivenza forzata. A tutto ciò bisogna aggiungere l’obiettiva impossibilità di disporre delle condizioni ritenute necessarie per curarsi adeguatamente. In tale contesto, l’isolamento sociale tende ad approfondire gli effetti dell’esclusione per i quali non sono state attuate in passato, e non lo sono ancora, effettive politiche di inclusione sociale. Ma con l’aggravante che al termine della quarantena anche l’economia formale e i settori produttivi più dinamici saranno troppo indeboliti per avviare la necessaria riattivazione.

Il documento dell’Università cattolica argentina conclude la sua analisi affermando che è possibile superare il dilemma salute-economia, a patto che vengano attivate nuove istituzioni sulla base delle quali definire le politiche statali in materia di sviluppo umano, sociale e ambientale sostenibili, politiche basate su un patto sociale redistributivo strategico. In tale ottica, l’accordo e la convivenza politica costituiscono una condizione assolutamente necessaria.

di Marcelo Figueroa