· Città del Vaticano ·

Coronavirus, la tempesta perfetta sul mercato del lavoro

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L’Onu prevede effetti devastanti in molti settori

08 aprile 2020

Il mercato del lavoro in tutto il mondo sarà duramente colpito dall’emergenza coronavirus. Questa la previsione contenuta nel rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) sulle conseguenze della pandemia da covid-19, in cui si parla addirittura di «perdite devastanti in termini di ore di lavoro e occupazione». Il rapporto è stato diffuso ieri da diversi organi di informazione.

L’agenzia delle Nazioni Unite con sede a Ginevra aveva già pubblicato un rapporto lo scorso 18 marzo, in cui prevedeva 25 milioni di disoccupati. Ma nell’ultima stima le informazioni sugli effetti del coronavirus a livello settoriale e per gruppi di regioni sono ben peggiori. «Vi è un elevato rischio che i dati che verranno rilevati a fine anno sulla disoccupazione a livello globale risultino significativamente superiori rispetto alla proiezione iniziale che prevedeva un incremento di 25 milioni di disoccupati nel mondo» si legge nel documento. Alcune previsioni dicono che la crisi ridurrà il numero di ore lavorate nel mondo del 6,7 per cento nel secondo trimestre del 2020, equivalenti a 195 milioni di lavoratori a tempo pieno.

Inoltre, secondo la nuova pubblicazione, in alcuni settori sono circa 1,25 miliardi i lavoratori ad alto rischio per l’incremento «drastico e devastante dei licenziamenti e delle riduzioni dei salari e dell’orario di lavoro» si legge nel rapporto. «Le scelte che facciamo oggi influenzeranno direttamente il modo in cui questa crisi si svilupperà e la vita di miliardi di persone» ha detto il direttore generale dell’Oil, Guy Ryder. L’agenzia dell’Onu che si occupa di promuovere il lavoro dignitoso e produttivo in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana per uomini e donne, prevede inoltre enormi perdite tra i diversi gruppi di Paesi, soprattutto quelli a reddito medio-alto (7,0 per cento o 100 milioni di lavoratori a tempo pieno), superando di gran lunga gli impatti della crisi finanziaria del 2008-2009. Stando al rapporto dell’Oil, i settori più a rischio sono quelli degli alloggi, della ristorazione, delle manifatture e della vendita al dettaglio . Il possibile incremento della disoccupazione «dipenderà sostanzialmente dagli sviluppi futuri e dalle misure adottate» dai singoli governi per fronteggiare l’emergenza.