· Città del Vaticano ·

Innamorati e vivi

Innamorati e vivi

La giornata in ricordo dei missionari martiri

24 marzo 2020

«Innamorati e vivi»: va al cuore del messaggio cristiano il tema della XXVIII Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, perché solo un amore appassionato, memore delle parole di Cristo «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici>> (Giovanni, 15, 13), sostiene fino al sacrificio supremo, fino a condividere con Cristo la sua passione e la sua risurrezione. L’iniziativa, sorta nel 1993 ad opera del Movimento giovanile missionario, diventato oggi Missio giovani, si celebra sotto l’egida della Fondazione Missio, organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana, il 24 marzo, nell’anniversario dell’uccisione di san Óscar Arnulfo Romero y Galdámez. Il tema, spiegano gli organizzatori, «custodisce in sé due significati. Il primo, nell’accezione qualificativa, descrive appieno coloro che ardenti di amore per Dio Padre e le sue creature hanno investito la totalità del loro tempo per prendersene cura. Dei veri e propri giardinieri del Regno. Tanto appassionati al mondo quanto a chi lo abita. Il secondo è un vero e proprio imperativo, l’eredità che i martiri hanno ricevuto da nostro Signore trasmettendola a noi, oggi. Solo chi si innamora è disposto ad abbandonare il superfluo per cogliere al fine l’essenza della vita. Questa promessa non è solo speranza per l’avvenire ma prima di tutto garanzia per il presente».

A differenza degli anni precedenti, in cui si registrava in tutta Italia un’ampia fioritura di iniziative, quest’anno la Giornata, a causa delle restrizioni necessarie per lottare contro l’epidemia del coronavirus, viene vissuta da ciascuno nella propria abitazione, ma sentendosi in comunione con tutti. Gli appuntamenti pubblici sono stati annullati. Ma in quest’ora di prova la preghiera sale a Dio ancora più insistente e confidente, mentre la luce dei martiri comunica coraggio e speranza per affrontare le difficoltà del presente. Molto utile al riguardo il ricco materiale reperibile sul sito di www.missioitalia.it. Vi sono schemi per la preghiera, la meditazione, la via crucis, l’adorazione eucaristica, recensioni di film, proposte di solidarietà. Nell’introduzione, Giovanni Rocca, segretario nazionale di Missio giovani, scrive: «La Giornata, per le sue caratteristiche, ricorda la celebrazione in passione Domini. Un momento di silenzio, di abbandono totale di sé. […] Allo stesso modo, quando apprendiamo la vita dei martiri, scopriamo che il loro operato su questa Terra è stato univocamente rivolto a mettersi in comunione con le sorelle e i fratelli, a camminare al fianco di chi soffre gli abusi dei potenti, a denunciare con voce potente le ingiustizie del mondo. Questo atteggiamento, se autentico, conduce inevitabilmente a perdere la propria vita per ritrovarla nella pienezza dell’amore di Dio. […] Convinti che ciascuno di noi sia un operaio nella vigna del Signore, il 24 marzo uniamoci nella preghiera e nel digiuno in memoria delle sorelle e dei fratelli che donando la propria vita continuano ad essere “Innamorati e vivi”».

Secondo quanto riporta Fides, l'agenzia delle Pontificie opere missionarie, nel 2019 sono stati uccisi nel mondo 29 missionari, la maggior parte dei quali, 18, erano sacerdoti; un diacono permanente, due religiosi non sacerdoti, due suore e sei laici. Dopo otto anni consecutivi in cui il numero più elevato di missionari uccisi era stato registrato in America, dal 2018 il maggior numero di questi omicidi si riscontra in Africa. In questo continente, infatti, nel 2019 sono stati uccisi dodici preti, un religioso, una religiosa e una laica mentre in America sono stati uccisi sei sacerdoti, un diacono permanente, un religioso e quattro laici. Per l’Asia, nelle Filippine, il martirio ha riguardato una laica, in Europa una suora in terra portoghese. In relazione poi ai paesi di origine dei missionari, dodici erano nati in Africa, nove in America, uno in Asia e sette in Europa. Circa il luogo del decesso, dei quindici assassinii registrati in Africa tre sono avvenuti in Burkina Faso e in Nigeria, due in Kenya e uno in Madagascar, Camerun, Mozambico, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Costa d’Avorio. Dodici invece i missionari trucidati nel continente americano: tre in Messico, due in Colombia e Argentina, uno in Perú, El Salvador, Porto Rico, Guatemala e Brasile.

Tutte le vicende legate a queste morti sono commoventi. Ma forse colpisce particolarmente l’uccisione di giovani che si stavano donando a Dio con tutto il loro entusiasmo e la purezza del loro cuore. Genifer Buckley, 24 anni, è stata pugnalata a morte il 23 agosto 2019, mentre stava prestando servizio con tanto amore presso la Pangantucan Community High School, a Bukidnon, nell’ambito di un progetto del movimento dei volontari gesuiti delle Filippine (Jesuit Volunteer Philippines). Anche un’altra giovane missionaria è stata ferita, ma è riuscita a fuggire. Buckley aveva conseguito nel 2015 la laurea in Scienze dell’educazione presso l’Università Ateneo di Zamboanga, gestita dai gesuiti, e, successivamente, si era offerta volontaria per insegnare nella scuola ed aiutare i più poveri.

In Messico, Hugo Leonardo Avendaño Chávez, 29 anni, è stato sequestrato la sera dell’11 giugno 2019 mentre si recava nella parrocchia di Cristo Salvador, dove si era sempre donato con grande slancio nelle attività di animazione ed apostolato. Il corpo è stato trovato il giorno dopo nel suo furgone, avvolto in una coperta, nel quartiere di Aculco, nel municipio di Iztapalapa: aveva segni di tortura ed è morto per strangolamento. Ma questo non ha cancellato dal cuore di chi lo conobbe il ricordo del suo sorriso luminoso, il sorriso di un giovane che voleva essere tutto di Dio. Proprio come scrisse san Paolo VInell’esortazione apostolica Gaudete in Domino: «Noi incontriamo l'espressione della gioia più pura, più ardente, là dove la Croce di Gesù viene abbracciata con l'amore più fedele: presso i martiri».

di Donatella Coalova