· Città del Vaticano ·

Coronavirus, settimana decisiva per l’Italia

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· Per capire se le misure restrittive del governo stanno avendo effetto ·

23 marzo 2020

In Italia, epicentro della pandemia, si apre oggi una settimana decisiva per capire se e come le misure restrittive decise dal governo stanno avendo un effetto. Ieri si sono registrate 3.957 nuove positività (sabato erano state 4.821), con il totale che sale a 46.638, di cui 23.783 in isolamento domiciliare senza sintomi o con sintomi lievi e 3.000 in terapia intensiva (cifra pari al 6% del totale). Il numero dei decessi è stato di 651 persone (793 il giorno prima) con il totale che è salito a 5.476. Inoltre, dall’inizio della pandemia sono 4.824 i professionisti sanitari contagiati dal coronavirus, pari al 9% del totale delle persone contagiate, una percentuale più che doppia rispetto a quella cinese.

Il presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), Franco Locatelli, ha sottolineato ieri come «l’84% dei decessi si sia stato registrato in Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte» e che la leggera flessione non debba farci abbandonare a «facili entusiasmi o a sopravvalutare la tendenza». Il presidente del Css ha rivolto poi un appello ai familiari dei pazienti, invitandoli «a limitare i contatti esterni».

Entra in vigore oggi il decreto annunciato sabato sera dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte che stabilisce la chiusura di tutte le attività non essenziali. La novità sono i tre giorni dati alle imprese per adeguarsi: dovranno chiudere entro il 25. Di fatto la chiusura sarà operativa da giovedì. Sono 80 i tipi di attività che restano aperte. Tra questi, alimentari, sanità, trasporti, call center. Anche badanti, colf, portieri dei condomini. Restano al lavoro professionisti e giornalisti. È forte il pressing sul governo da parte di Confindustria per difendere la produzione e prevenire i danni alle società quotate. Ieri, il governo ha vietato con un’ordinanza tutti i trasferimenti di persone con mezzi pubblici o privati in un Comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per esigenze di lavoro o salute.

A chiedere uno «spirito europeo» unitario e forte per rispondere all’emergenza nel migliore dei modi è stato ieri il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, in una lettera al presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier. «Abbiamo bisogno di uno spirito veramente europeo di concreta solidarietà» ha scritto Mattarella. «L’Unione europea, con i suoi vertici, sta operando con serietà e determinazione di fronte a questa drammatica condizione, nuova e generale. Sono certo che continuerà a farlo: i nostri concittadini europei hanno bisogno di avvertire l’efficace vicinanza dell’azione dell’Unione».