· Città del Vaticano ·

Bombe di Haftar sul centro di Tripoli

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· Nuovamente violata la tregua e la comunità internazionale torna a chiedere il dialogo ·

23 marzo 2020

Nonostante gli accordi di Berlino, le milizie del generale Khalifa Haftar continuano a colpire Tripoli dove è insediato il premier Fayez al-Serraj e il suo governo. Lo scorso fine settimana i miliziani leali al generale hanno attaccato per la prima volta il centro della “città vecchia”, una zona popolata esclusivamente da civili, vicino alla Piazza della Rivoluzione, un’area in cui sono del tutto assenti installazioni militari. Sono state distrutte alcune abitazioni e un tratto delle antiche mura romane. Nel bombardamento sono state ferite una donna e una bambina.

 

Questa mattina le agenzie danno notizia di un nuovo attacco. Un uomo è morto e due suoi figli sono rimasti feriti in un bombardamento nell’area di Ain Zara, nella parte meridionale di Tripoli.

Il bombardamento della “città vecchia”, assieme a quello di altri popolosi quartieri periferici, è stato anche confermato dall’account Facebook di “Vulcano di collera”, l’operazione di difesa della capitale libica. L’esercito di Tripoli sottolinea che gli attacchi di Haftar sono «una nuova violazione» del cessate il fuoco e di una prosecuzione «della presa di mira di civili, scuole e istituzioni» da parte delle milizie di Haftar. «Finora gli attacchi di Haftar si erano limitati alla periferia di Tripoli». Giovedì scorso i bombardamenti avevano fatto quattro morti, tra cui tre bambini, sempre nel sobborgo meridionale di Ain Zara. Una donna era rimasta poi uccisa nel quartiere di Ben Ghashir da un razzo che aveva centrato la sua auto. In quest’ultimo attacco erano rimaste ferite anche la figlia e la nipote della donna.

E sempre giovedí scorso il governo di al-Serraj aveva riferito di aver ucciso 25 miliziani fedeli ad Haftar durante scontri alla periferia della capitale. Secondo i media vicini al governo, a essere stati uccisi sono mercenari arrivati dal Sudan e dal Ciad.

«Sottolineiamo ancora una volta che non abbiamo iniziato noi questa guerra. Tuttavia, saremo noi a decidere quando e dove questa guerra finirà» ha dichiarato il portavoce dell’esercito di Tripoli, Mohammed Qununu. Aprendo lo spiraglio di pace, il portavoce del comando generale Ahmed Al Mismari ha dichiarato ieri che «l’esercito nazionale libico si impegna a cessare i combattimenti» se «le altre parti si impegneranno a fare altrettanto» senza continuare ad impiegare «milizie terroristiche e mercenari».

La pressione su Haftar affinché si fermi è forte e molteplice: anche «gli Stati Uniti si uniscono alla missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) nell’accogliere con favore la decisione» di al-Serraj di approvare «un’immediata cessazione umanitaria delle ostilità per consentire alle autorità locali di unirsi in risposta alla sfida senza precedenti della salute pubblica posta dal covid-19» si afferma in una nota del Dipartimento di Stato americano.