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Logo del Corso di laurea "One health" dell'Università "Magna Grecia" di Catanzaro Logo del Corso di laurea "One health" dell'Università "Magna Grecia" di Catanzaro 

"One Health” ed ecologia integrale, una salute per una casa comune

Un approccio che unisce la medicina umana, animale e ambientale nel solco del concetto su cui Papa Francesco ha fondato l’enciclica “Laudato sì”. Una direzione che proietta la comunità scientifica verso un lavoro sinergico per la salvaguardia del pianeta

di Andrea Guaglianone

Epidemie, inquinamento e cambiamento climatico, la questione dell’acqua, la perdita della biodiversità, sono solo alcuni dei problemi con i quali oggi stiamo facendo i conti. Lo sguardo profetico di Papa Francesco nella sua Laudato si', a quasi otto anni dalla sua pubblicazione, ancora ci richiama ad un forte senso di responsabilità che interpella tutti, nessuno escluso.

L’introduzione del concetto di “ecologia integrale” come visione del mondo, dove tutto è connesso, ha segnato uno spartiacque nel dibattito ambientalista e sociale, compreso l’ambito scientifico. Uscendo dalla Pandemia da Covid-19 si è visto come la tecnologia, e in particolare le biotecnologie, hanno giocato un ruolo fondamentale non solo nella corsa alla creazione di un vaccino in tempi record per contrastare la diffusione dei contagi, ma soprattutto nel mostrare trasversalità e connessione nel perseguire un obiettivo comune in un momento di crisi mondiale. Medici, veterinari, biologi, farmacisti, e altri professionisti sanitari, tutti hanno dovuto a un certo punto mettere insieme le loro conoscenze specialistiche, ognuno dalla propria prospettiva, per far fronte alla pandemia che ormai dilagava in tutto il mondo.

La speranza è che le biotecnologie che ci hanno aiutato a uscire da una pandemia possano allo stesso modo contribuire a salvaguardare il pianeta dalla crisi ambientale attuale, oltre la quale si prospetta un futuro molto difficile. In questo senso da qualche tempo sta prendendo piede nel mondo scientifico il concetto di “One Health”. A spiegare di cosa si tratta è la professoressa Paola Roncada, ordinario di malattie infettive degli animali all’Università degli Studi “Magna Græcia” di Catanzaro, Presidente dell’Associazione Italiana di Proteomica, che da anni si occupa di One Health e, assieme ad un gruppo di altri docenti, è annoverata tra le prime ad aver parlato e valorizzato questo approccio in Italia.

Ascolta l'intervista a Paola Roncada

Professoressa, secondo lei in che modo il concetto di One Health si abbina alla prospettiva di Ecologia integrale proposta da Papa Francesco nella Laudato si'?

Sicuramente il concetto di One Health vede le tre medicine (uomo, animale e ambiente) lavorare insieme per il bene comune e quindi dato che l’ecologia integrale di Papa Francesco ha come fine ultimo quello di combattere la povertà e prendersi cura di tutti, il concetto di “One Health”, che è un concetto poi esteso alla sanità pubblica, sposa perfettamente e si integra con quello di “ecologia integrale”. In particolare, se consideriamo il concetto di “umanesimo integrale” di Maritain - filosofia, in cui si mette al centro l’uomo in quanto ecosistema - e se noi consideriamo l’uomo come un ecosistema, ecco che abbiamo un’estensione di questa ecologia integrale per il mantenimento della salute pubblica e quindi il libero accesso alle cure e la garanzia di un rispetto dell’ambiente e dell’ecosistema.

Quali sono le sfide della ricerca biotecnologica nell’ambito della crisi ambientale? In che modo l'approccio One Health si può benissimo integrare in questo aspetto?

Le biotecnologie per l’approccio “One Health” possono effettivamente offrire un confronto scientifico che unisca le tre medicine. La sfida ambientale riguarda tutti e quindi investire nelle biotecnologie che diventino etiche e in qualche modo aiutino a rendere più economico l’accesso alle cure, e combattere problemi che derivano dal disequilibrio dell’ambiente, è sicuramente uno dei principi fondamentali delle biotecnologie. Infatti, all’Università “Magna Graecia” di Catanzaro è stato proprio disegnato il primo Corso di Laurea magistrale in Biotecnologie per l’approccio "One Health" (unico su tutto il territorio nazionale) che proprio vuole preparare i biotecnologi della sanità pubblica e che sappia comunicare con tutte e tre le medicine.

Lei ha parlato di tecnologie etiche. Quindi, l’approccio One Health deve affrontare anche delle sfide bioetiche? Se sì, quali potrebbero essere?

Sicuramente richiamando l’aspetto dell’accesso equo alle cure sanitarie, la bioetica deve essere un vero e proprio laboratorio di dialogo con le biotecnologie. Abbiamo visto come le biotecnologie cerchino di trovare dei sistemi cheap (poco costosi) di diagnostica avanzata. Pensiamo ai Paesi in via di sviluppo dove alcune malattie, come la tubercolosi, sono ancora dei grandi flagelli e quindi abbiamo problemi legati alla conservazione dei farmaci e degli alimenti. Sicuramente in questo le biotecnologie sono estremamente bioetiche e investire su questi temi significa migliorare la salute pubblica e facendo questo abbiamo una riduzione della spesa sanitaria economica e anche una garanzia del rispetto dell’ambiente.

La pandemia da Covid-19 ci ha lasciato un grosso interrogativo su come alcune tematiche scientifiche sono state comunicate attraverso i mass media. L’approccio “One Health” può rappresentare un contributo anche in questo ambito?

Sicuramente gli scienziati hanno un ruolo di primo piano in questo e sappiamo perfettamente che non tutti gli scienziati sono addestrati alla comunicazione ma è importante che persone di scienza traducano in maniera semplice il pensiero scientifico e soprattutto non ingenerino né preoccupazioni né false speranze. Ad esempio, l’approccio “One Health” insegna la strategia di comunicazione e infatti adesso c’è un’agenda, lanciata in questi giorni (Joint Plan Action 2022-2028) dove la WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità), WOAH (Organizzazione Mondiale della Salute Animale), FAO (Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura), UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), lavoreranno insieme per la salute dell’uomo, dell’animale, delle piante e dell’ambiente e sicuramente all’interno di questa agenda quadripartitica anche la comunicazione ha un ruolo centrale. Abbiamo visto la problematicità della comunicazione in pandemia e abbiamo visto come la comunicazione nel terzo millennio se veicolata male, essendo così capillare e veloce, può anche ingenerare problemi che hanno un risvolto psicologico sulle persone più fragili.

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07 giugno 2023, 13:02