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Don Lorenzo Milani (foto dell'Archivio della Fondazione don Lorenzo Milani) Don Lorenzo Milani (foto dell'Archivio della Fondazione don Lorenzo Milani)

Cento anni fa nasceva don Lorenzo Milani, seme che continua a generare frutti

A Barbiana il 27 maggio prossimo l'apertura delle celebrazioni del Centenario del sacerdote fiorentino che per 13 anni fu parroco del piccolo borgo toscano. Numerose in tutta Italia le iniziative promosse in occasione dell'anniversario. La testimonianza di Agostino Burberi, il ragazzo che accolse per primo don Milani al suo arrivo a Barbiana

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Era nato il 27 maggio 1923, a Firenze, don Lorenzo Milani, che come scriveva Michele Gesualdi, uno dei suoi ragazzi di Barbiana, era “uno di quegli uomini che per le sue scelte nette e coerenti, le sue rigide prese di posizione, il linguaggio tagliente e preciso, la logica stringente si tirava facilmente addosso grandi consensi o grandi dissensi con schieramenti preconcetti che hanno spesso offuscato la sua vera dimensione”. E se su di lui è stato detto e scritto molto, sosteneva Gesualdi, ancora resta molto da scoprire, “soprattutto in quella dimensione religiosa che è l’aspetto fondamentale di tutta la sua vita e delle sue opere”. Perché, prima di tutto, don Lorenzo era un prete che voleva servire Dio radicalmente e lo voleva fare servendo la gente che gli era stata affidata. 

La scelta radicale di Dio e dei poveri

Don Milani è stato sacerdote e maestro perchè convinto che la mancanza di cultura era un ostacolo all'evangelizzazione e all’elevazione sociale e civile del suo popolo. Uno scritto di don Lorenzo esprime in modo impressionante la radicalità della sua fede e delle sue scelte. Di fronte a Pipetta, il giovane comunista che gli diceva: “Se tutti i preti fossero come lei, allora …”, don Milani rispondeva: “Il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati Pipetta, quel giorno ti tradirò, quel giorno finalmente potrò cantare l’unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perchè il regno dei cieli è loro. Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio signore crocifisso.”

1923-2023: a cent'anni l'attualità del messaggio 

"Il Centenario della nascita di don Lorenzo Milani non può essere una celebrazione storica scontata - afferma il presidente dell'Istituzione culturale don Milani, Leandro Lombardi -, ma vogliamo che diventi un'occasione per riscoprire quanto il suo messaggio sia più attuale che mai, ci aiuti a capire il nostro tempo e a trovare nuove soluzioni per i nostri". Il Comitato nazionale per il Centenario della nascita del priore, costituito nel dicembre 2022 per iniziativa della Fondazione don Lorenzo Milani, dell'Istituzione don Lorenzo Milani di Vicchio, il comune in cui si trova Barbiana, dell'Associazione di Volontariato Gruppo don Lorenzo Milani di Calenzano, e che gode dell'Alto Patronato del presidente della Repubblica, ha lavorato proprio perché l’anniversario possa promuovere soprattutto l'approfondimento e la riflessione sull'attualità dell'esperienza del priore con l'ambizione di sollecitare, ispirato dalla sua figura, un impegno diffuso per la realizzazione di un futuro più giusto per tutti.

La visita di Mattarella a Barbiana il 27 maggio 

Alle iniziative promosse dal Comitato se ne affiancheranno molte altre programmate autonomamente da istituzioni scolastiche, istituzioni locali, parrocchie, associazioni sindacali e culturali. All'apertura delle celebrazioni, sabato 27 maggio alle 10.30, è prevista la visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ai luoghi di don Milani. Alle 11, la cerimonia con gli indirizzi di saluto del sindaco di Vicchio Filippo Carlà Campa e del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Seguiranno gli interventi di Agostino Burberi, presidente della Fondazione don Lorenzo Milani; di Yasmine Laktaoui, giovane educatrice del doposcuola milaniano di Calenzano; del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei e di Rosy Bindi, presidente del Comitato nazionale. Nel pomeriggio, alle 13, ci sarà l'arrivo da Vicchio della XXII Marcia di Barbiana e alle 14.30 la celebrazione eucaristica, presieduta dal cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze. Significativo il brano tratto da Lettera ai cappellani militari di don Milani che vuol essere il messaggio della Marcia: “Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri”.

Burberi: il priore ci ha dato tutto, ora tocca a noi

Agostino Burberi è stato uno dei ragazzi di Barbiana, anzi, il primo. Al microfono di Vatican News racconta ciò che ha visssuto accanto a don Lorenzo. La sua è una testimonianza di come l'esempio del priore continui a sollecitare tanti ad impegnarsi per una scuola diversa e una società migliore.

Ascolta l'intervista con Agostino Burberi

Agostino Burberi, lei ha conosciuto personalmente don Lorenzo Milani. Ci parla del rapporto tra lei e il priore di Barbiana? Cominciamo da qui...

Io sono nato a Barbiana e sono anche il primo ragazzo che don Lorenzo incontrò quando, andato via da San Donato a Calenzano, arriverà a Barbiana quel 7 dicembre 1954 perché io facevo il chierichetto al parroco che aveva chiesto di lasciare Barbiana. Quindi quando lui è arrivato, la sera, era buio, pioveva, io mi trovavo in chiesa a dire le Litanie all'altare della Madonna, perché l'indomani sarebbe stata la festa dell'8 dicembre. Il giorno dopo lui, insieme al parroco che sarebbe andato via, ha fatto il giro delle case degli abitanti di Barbiana che in quei tempi erano 120. E la prima cosa che dirà ai nostri genitori è: "Da domani io farò doposcuola ai vostri figli". Io avevo 8 anni e noi bambini andavamo alla scuola elementare all'inizio delle case del paese, c'era una pluriclasse dove una sola maestrina doveva distribuire il suo tempo ai ragazzi delle cinque classi. E così è stato. Nel pomeriggio del giorno successivo a quella visita, abbiamo cominciato ad andare in canonica e quello che era il salotto della canonica è diventato la scuola di Barbiana. Pur essendo chierichetto, pur essendo una delle poche famiglie vicine al prete, io non ero mai entrato nel salotto perché il rapporto che esisteva allora tra il parroco e il suo popolo era di distanza. E invece don Milani è arrivato, ha tolto il campanello - che non era elettrico perché a Barbiana non c'era l'energia elettrica, non c'era l'acqua in casa, non c'era la strada - e subito ha detto che il prete deve essere sempre, notte e giorno, a disposizione dei suoi fedeli. Successivamente ha proposto ai nostri genitori una scuola professionale, una scuola di avviamento industriale, perché all'inizio eravamo tutti maschi.

Il primo gruppo di 6 ragazzi alla scuola di Barbiana (foto dell'Archivio della Fondazione don Lorenzo Milani)
Il primo gruppo di 6 ragazzi alla scuola di Barbiana (foto dell'Archivio della Fondazione don Lorenzo Milani)

Però più tardi qualche bambina si è unita al gruppo...

Senz'altro, diciamo che la prima generazione era composta da sei ragazzi, e noi ce lo siamo goduto per quattro anni. Il quarto anno è arrivata la seconda generazione di barbianesi che era di sette e lì c'erano metà bambini e metà bambine. Nella terza generazione di barbianesi c'erano dieci bambini, ma già quattro di questi venivano dai paesi vicini. Dopo il 1962 nascevano le prime scuole medie e i ragazzi andavano a scuola e alcuni di loro venivano puntualmente bocciati. Allora, a un certo punto dei genitori si mettono d'accordo, vengono a Barbiana e dicono a don Milani: "Ma lei prenderebbe anche i nostri figli che sono in giro a far nulla e rischiano di non andare più a scuola?" e li abbiamo accettati. Erano in 25. Quello è stato il periodo più duro della scuola di Barbiana. Va ricordato che don Milani, su 13 anni di parroco a Barbiana, sette li ha fatti che era ammalato, prima di infogranuloma e poi di leucemia, quindi noi più grandi lo abbiamo dovuto aiutare a sostenere la scuola che di colpo era cresciuta.

Ecco, qualcuno dice, e forse lei ce lo può confermare, che sul comodino di don Lorenzo Milani c'erano sempre due libri, la Bibbia e la Costituzione. È così?

Non sul comodino di don Milani, ma sul tavolo della scuola, anzi c'era sempre il Vangelo, perchè lui sosteneva che il Vangelo è il libro più importante del mondo. Poi c'era la Costituzione che lui diceva essere il compromesso più alto, fatto da ideologie diverse, per andare avanti nel nostro Paese. E l'altra cosa sempre presente erano i libri di Gandhi che ci ha insegnato come è riuscito con la disobbedienza civile, non con le armi, a liberare il suo popolo, l'India, dagli inglesi. 

Don Lorenzo era prete e uomo schierato con i poveri in tante forme, ma soprattutto nell'insegnamento. Ecco, l'importanza data all'educazione, all'istruzione, che allora doveva suonare rivoluzionaria è oggi quanto mai attuale, perché è cruciale anche nel nostro tempo la questione educativa, di cui anche il Papa parla spesso...

Certo, il Papa poi è venuto a onorarci, perchè questo nostro maestro era malvisto, era messo nell'angolo nella Chiesa e nella società civile. Ma che cosa chiedeva don Milani alla Chiesa, al suo vescovo monsignor Florit? Chiedeva di venire a Barbiana in visita pastorale e dire ai suoi ragazzi e al popolo che don Milani comunque era un prete della diocesi fiorentina, magari lui non condivideva il modo di fare e di pensare di questo suo prete, ma era innegabile che fosse un prete, tra l'altro fedele, della diocesi fiorentina, (n.d.r. cosa che non accadde). E dall'altra parte c'era la società civile che lo ha portato al processo sul discorso dell'obiezione di coscienza e quindi lo ha maltrattato da questo punto di vista. Ecco, il 27 di questo mese torna a rendere omaggio al nostro maestro il presidente della Repubblica, Mattarella. Quindi la riabilitazione religiosa l'abbiamo avuta nella Chiesa dalla visita di Papa Francesco e la riabilitazione civile l'avremo da parte del presidente. Tenga conto che quando don Lorenzo è morto, al suo funerale non era presente nessuna autorità n'è religiosa, n'è civile. C'erano due pretini a dire la Messa e il funerale e basta. Certo, ci è voluto un po' di tempo, ma oggi sia la Chiesa sia lo Stato gli rendono omaggio e pensiamo che questo sia un grosso risultato. E poi, durante la sua visita Papa Francesco fece un discorso bellissimo, andò sulla tomba e lasciò scritto sul libro che abbiamo al cimitero: "Ringraziamo Dio di averci donato un prete come don Milani".

Don Milani con i suoi ragazzi (foto dell'Archivio della Fondazione don Lorenzo Milani)
Don Milani con i suoi ragazzi (foto dell'Archivio della Fondazione don Lorenzo Milani)

Perché era così centrale l'istruzione per don Milani, insegnare e fare in modo che i ragazzi sapessero l'italiano, imparassero le lingue, che conoscessero la storia, la geografia ecc...?

Questo va considerato prima di tutto dal punto di vista della sua missione. Lui diceva: come faccio a insegnare la Parola di Dio se le persone a cui devo dare questa Parola non capiscono il significato, non sanno leggere e scrivere? Allora, prima di tutto devo dedicare la mia vita a questo". La seconda ragione è un problema di giustizia, l'aver sempre capito, prima ancora di farsi prete, che la differenza che c'è tra il ricco e il povero di cultura è la parola, è saper leggere e scrivere per bene l'italiano, perché una volta imparato l'italiano si possano poi imparare anche altre lingue per poter dialogare con tutti i propri simili del mondo, con tutti gli sfruttati del mondo. Tenga conto che a Barbiana si andava avanti al passo dell'ultimo, finché l'ultimo non aveva capito, non si andava avanti. Le racconto una cosa: quando ormai don Lorenzo stava morendo, aprivavamo noi la posta che arrivava e rispondevamo, ovviamente, che il priore era ammalato e quindi non poteva rispondere. Un giorno arriva una lettera da questa ragazza, Nadia di Napoli, una studentessa universitaria che scrive: "Caro don Milani, io sto cercando Dio. Mi dici come faccio a trovarlo?" E allora anche se stava molto male, noi gli abbiamo detto: "Qui devi rispondere tu". E il priore risponderà con quella bellissima lettera molto significativa in cui diceva: "Cara Nadia, abbandona l'università, vai nei rioni di Napoli, troverai sicuramente dei ragazzi, degli scugnizzi in giro che non vanno più a scuola. Dedica la tua vita per portarli al livello della cultura della terza media. Quando avrai speso la tua vita, così come è successo a me, dietro a poche decine di ragazzi, troverai senz'altro Dio come un premio". Perchè il segreto della scuola e dell'insegnamento è voler bene ai ragazzi, alle creature che Dio ci ha dato, e nel suo testamento dirà: ho voluto più bene a voi che a Dio. Speriamo che Lui non sia permaloso e che metta tutto sul suo conto.

Certo, essere così nel cuore di don Milani doveva essere una cosa bellissima. Allora le chiedo: c'è un episodio, una frase che don Milani le ha detto, ha detto a lei personalmente, e che lei non ha mai dimenticato?

Come le ho detto, io sono stato con don Milani quasi dieci anni, quindi la mia vita, la mia educazione, tutto quello che ho fatto è dipeso da lui, da quell'incontro, da tutte le cose che vivevo con lui. Pensi che la scuola a Barbiana durava 12 ore, tutti i giorni, compreso il sabato e la domenica. Quindi di cose ce ne ha dette tante. Quando stava per morire gli abbiamo chiesto: "Ma ora come facciamo senza di te?". E lui ci ha risposto: "Da vivo, io vi ho detto tante cose fino ad annoiarvi, ora che non ci sono più, arrangiatevi. Sono problemi vostri". Voleva dire che fino a quel momento avevamo avuto la balia, lui ci aveva sempre indicato la via, da qui in avanti sperava che fossimo abbastanza maturi per scegliere da noi la via. Noi eravamo bambini, ma lui ci ha trattato da adulti fin da piccoli. Io non ho fatto quella che si chiama l'adolescenza, non ho mai sciupato il mio tempo, anche se va detto serenamente che noi non eravamo dei santi perché i nostri fratelli, quelli che erano a casa e non venivano a scuola, erano più sacrificati di noi, perché dovevano andare nei campi e stare con gli animali... Lui ci ha dato tutto e noi siamo stati fortunati di averlo incontrato, ma anche lui è stato fortunato di aver trovato ragazzi come noi che non avevano distrazioni.

Don Milani visse a Barbiana dal 1954 al 1967 data della sua morte (foto dell'Archivio della Fondazione don Lorenzo Milani)
Don Milani visse a Barbiana dal 1954 al 1967 data della sua morte (foto dell'Archivio della Fondazione don Lorenzo Milani)

Il Centenario della nascita di don Lorenzo non vuole solo ricordare, ma mostrare ciò che vive ancora del suo pensiero e del suo esempio. Allora, che cosa può dirci di questa attualità e attualizzazione dell'eredità di don Milani?

Noi della Fondazione che cosa stiamo facendo per questo centenario? Faremo alcuni convegni per approfondire la sua eredità, uno a Catania sulla dispersione scolastica, uno a Roma sulla scuola, oggi, alla luce del pensiero e dei comportamenti di don Milani. Ne faremo un altro a Firenze per riflettere sulla Chiesa a partire da Esperienze pastorali, poi a Bergamo sul lavoro, insomma faremo delle riflessioni su diversi aspetti. Ma, al di là di noi, in giro si sono scatenate decine, centinaia di iniziative. Noi puntiamo a far riflettere sui valori: come Fondazione don Milani in questi ultimi due anni stiamo facendo un lavoro sugli insegnanti per fare con loro dei progetti pratici, concreti, perché il problema dei giovani di oggi è il vuoto e quindi bisogna riempirlo.

Lei può quindi affermare che l'esperienza di don Lorenzo continua a influire e ad essere sviluppata anche oggi in tante forme diverse?

Io dico di sì. Lo sa quante scuole portano il nome di don Milani in Italia? Sono ben 975. Nel Sulcis, in Sardegna, hanno messo insieme 50 scuole in un'associazione e si rifanno ai valori di don Milani, fanno formazione costante e cercano di portare avanti una scuola diversa. Le faccio un altro esempio: mi tovavo a Firenze all'Università e mi si avvicina una professoressa giapponese, la quale mi racconta che in Giappone don Milani è conosciuto e ora che nel suo Paese stanno riformando la scuola, stanno discutendo su come deve essere la scuola, il pensiero di don Milani è al centro. Quindi, il problema è ora di dare una mano ai giovani, perché questi valori se li facciano anche loro e sappiano spendere la loro vita un po' diversamente. Di Barbiana in giro a noi ce ne sono tantissime. Di recente sono stato a Novara, in un quartiere c'è una scuola dove l'80 per 100 sono stranieri, stranieri della seconda generazione, e le problematiche che lì dobbiamo affrontare sono altre, non è il problema di insegnare la lingua, ma il problema è quale cultura. Dobbiamo imporre la nostra o dobbiamo mediare per trovare i valori di ogni cultura per farli diventare poi tesoro comune?

Lezioni alla scuola di Barbiana (foto dell'Archivio della Fondazione don Lorenzo Milani)
Lezioni alla scuola di Barbiana (foto dell'Archivio della Fondazione don Lorenzo Milani)

Insomma, la vita di don Lorenzo è stata breve ma continua a incidere...

Noi ci sentiamo in dovere di farlo. Lui ci ha dato tanto e nel poco tempo che ci resta da vivere noi cerchiamo di restituirgli con gli interessi quello che lui ci ha dato. La cosa bella che sta avvenendo da  dopo il Covid è che siamo invasi da richieste di famiglie che vogliono portare i loro figli a vedere l'esperienza di Barbiana. Questo ci crea alcuni problemi organizzativi, ovviamente, però ci riempie di gioia perché vuol dire che qualche seme comincia a dar frutto.

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24 maggio 2023, 14:03