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Il cardinale Zuppi al Covegno sulla vita nascente che si è svolto a Roma alla Lumsa Il cardinale Zuppi al Covegno sulla vita nascente che si è svolto a Roma alla Lumsa 

Giornata della vita nascente. Zuppi: la genitorialità rompe l’individualismo

All’Università Lusma il convegno organizzato dalla “Rete per la Giornata della Vita Nascente” che riunisce oltre 40 associazioni con l'obiettivo di un’agenda economica e culturale per rilanciare la natalità e combattere l’inverno demografico. Il presidente della Conferenza episcopale italiana, nel suo intervento, esorta ad riscoprire la bellezza della maternità e della paternità. Blangiardo dell’Istat: a causa delle poche nascite, tra quarant’anni l’Italia avrà 12 milioni di abitanti in meno

Marco Guerra - Città del Vaticano

Promuovere la cultura della vita e la natalità significa mettere a punto e varare misure economiche ed un fisco a misura di famiglia. Tuttavia la sfida della genitorialità richiede anche un impegno culturale e antropologico, che riconosca e valorizzi, sul piano sociale, la scelta della maternità e della paternità e ricordi a tutti che una nuova vita è il segno più forte di speranza nel futuro.

La Giornata della vita nascente

Con l'intenzione di lavorare in questa direzione, per arginare il declino demografico, quarantacinque associazioni italiane hanno scelto di collaborare e costituire la “Rete per la Giornata della Vita Nascente”. Primo obiettivo della rete è ottenere, anche in Italia, nella data del 25 marzo, una “Giornata nazionale della vita nascente”. Sarebbe una ricorrenza in cui riportare al centro l’importanza della vita che nasce, fugare dubbi e timori sulla maternità, informare sulle buone pratiche e sugli aiuti messi in campo da amministrazioni pubbliche e da privati a sostegno di chi desidera diventare genitore.

Il convegno alla Lumsa

All'interno di questo percorso e in vista del Festival della vita nascente, si è tenuto questo pomeriggio, nella Sala Pia dell'Università Lumsa di Roma, il convegno "Il futuro è giovane....ma i giovani hanno ancora il desiderio di generare la vita?". L'evento ha messo a confronto demografi, economisti, membri del clero e amministratori pubblici. Il coordinatore della ‘Rete per la Giornata della Vita Nascente’, Andrea Mazzi, intervenuto in apertura, ha chiarito che l’intenzione era quella di mettere gli esperti in dialogo con i giovani universitari sul tema dell’apertura alla vita. Mazzi ha poi esortato il nuovo parlamento italiano ad approvare una delle sei proposte di legge trasversali, presentate nella scorsa legislatura, per istituire la Giornata.

Zuppi: l’individualismo cancella la genitorialità

La riflessione è stata quindi arricchita dall’intervento del presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Matteo Maria Zuppi, che, in merito alla denatalità, ha parlato delle “tante cause che si intrecciano tra loro”. Il porporato ha evidenziato che esiste un problema economico e che la precarietà non favorisce scelte responsabili, ma allo stesso tempo ha fatto notare che “se la responsabilità diventa eccessiva cancella la genitorialità”. “Prima c'erano molte meno sicurezze - ha spiegato Zuppi - ma le motivazioni superavano i problemi. Ora tanto individualismo ci fa sorprendere di legare la vita ad un'altra persona. Maternità e paternità significano uscire da sé, rompere l’individualismo”.

Proporre un altro modello antropologico

Il cardinale Zuppi ha esortato quindi a rivedere cosa non ha funzionato in termini culturali e di politiche di welfare e a correggere la rotta. L’arcivescovo di Bologna ha rimarcato, poi, che vivere un impegno di vocazione cristiana generalmente porta a trasmettere più vita. Il porporato ha posto quindi la sfida in un’ottica culturale: “La nostra società non è stata in grado di proporre qualcosa di più bello dell’antropologia dell’uomo consumista. Oggi dobbiamo dire che la maternità è qualcosa di prestigioso e meraviglioso, dobbiamo mostrare il lato più bello della genitorialità e della famiglia”. Infine Zuppi ha incoraggiato a superare l’atteggiamento paternalistico che deresponsabilizza i giovani, invitando tutti a riscoprire il gusto della vita. “Dobbiamo riappassionare i giovani al gusto di trasmettere la vita, il che significa viverla in maniera meno individualistica di come lo stiamo facendo ora”.

Blangiardo (Istat): famiglia indebolita dalla denatalità

Dopo il cardinale Zuppi è stata la volta dal presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, che ha offerto un’istantanea sugli effetti più deleteri dell’inverno demografico italiano, i quali minano lo sviluppo economico ma soprattutto la tenuta del tessuto sociale italiano. Il numero uno dell’Istituto di statistica ha ricordato che ogni anno si registra il record delle natalità più bassa di sempre. E che di questo passo, nell’arco di quattro decenni, spariranno 12 milioni di italiani e contemporaneamente avremo 2 milioni di ultra novantenni e 120mila centenari (oggi sono meno di diecimila) a cui prestare cure e prossimità. Blangiardo ha parlato di indebolimento della famiglia, del fatto che ci sono meno fratelli, spariscono le figure famigliari collaterali e la rete del welfare è sempre più ridimenzionata. I single di oggi, insomma, saranno anziani che non avranno un aiuto.

Figli risorsa per tutta la società

Il presidente dell’Istat ha osservato che bisogna passare dalla logica del figlio visto come un fatto meramente privato a quella di una società che veda nella figliazione un investimento che porta ricchezza per tutti. Per fare questo bisogna aiutare soprattutto le donne nei tempi di conciliazione lavoro-famiglia, perché non è pensabile che rinuncino a mettere a frutto la loro formazione. “Le pensioni le pagheranno i figli di tutti - ha evidenziato il demografo -, il capitale umano è fondamentale in un Paese, e qui si investe su tutto tranne che sui figli”. Blangiardo suggerisce di dare dei riconoscimenti agli imprenditori che attuano politiche per la famiglia, come il servizio di asilo nelle aziende. L’aspetto fondamentale, infatti, resta quello della conciliazione tra i primi anni di maternità e il tempo passato a lavorare. Infine il demografo ha suggerito di guardare le soluzioni dei Paesi più virtuosi, come la Germania e in particolare la Francia, un Paese quest’ultimo, che ha quasi lo stesso numero di abitanti dell’Italia ma il doppio delle nascite annuali.

Le riflessioni dei giovani

La parola è passata poi ai giovani presenti in sala, che hanno espresso i loro timori e ricordato le difficolta anche emotive nel costruire relazioni solide nell’epoca dei rapporti che nascono dietro uno schermo digitale. E’ emerso che le nuove generazioni cercano un esempio nelle famiglie già formate e chiedono un modello culturale diverso, che parli con coraggio e che vada contro il pensiero dominante individualista.

Becchetti: senza giovani cala la produttività

Tra gli interventi conclusivi quello dell’economista Leonardo Becchetti, dell'Università Roma Tor Vergata. Al centro del suo intervento il tema della “generatività”, che può essere tanto biologica quanto civile e culturale. Becchetti ha indicato tra gli strumenti di conciliazione lo smart working e ha evidenziato anche lui la necessità di mettere in grado le donne con un’istruzione elevata di avere figli senza rinunciare ad una carriera costruita con tanti sacrifici. “Bisogna eliminare l’equazione più figli uguale ad essere più poveri - ha detto Becchetti - anzi bisogna affermare che la produttività delle imprese dipende dai più giovani”. Un esempio virtuoso, in questo senso, è stato offerto, in conclusione, dalla testimonianza di Stefania Brancaccio, imprenditrice campana di Coelmo spa, che ha parlato della capacità di rigenerazione della maternità nel mondo del lavoro: “Le donne non devono essere più messe davanti alla paura di affrontare una gravidanza; dando loro la possibilità di conciliare i tempi di lavoro avremo grandi risultati”.

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18 ottobre 2022, 15:47