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I leader indigeni del Canada attendono Papa Francesco I leader indigeni del Canada attendono Papa Francesco

Le parole del Papa agli indigeni del Canada assumono valenza universale

"Perdono, riconciliazione, verità", le parole chiave del viaggio di Francesco in nord America trovano una sponda in tutte le popolazioni autoctone del mondo. Un commento degli antropologi Maurizio Gnerre e Silvia Forni e del giornalista e politico congolese, Jean Léonard Touadi

Stefano Leszczynski – Città del vaticano

Le parole di Papa Francesco alle popolazioni indigene travalicano il Canada e raggiungono tutto il mondo, o meglio tutte quelle parti del mondo in cui le popolazioni indigene hanno subito le medesime dinamiche di annullamento culturale e di assorbimento forzato. Una lettura questa, che al di là di difficili parallelismi storici, è condivisa da antropologi e storici specialisti in differenti aree geografiche. Basti pensare a quanto avvenuto con i processi di colonizzazione delle terre africane o in aree meridionali dello stesso continente americano. Del resto lo stesso Papa Francesco, rivolgendosi in spagnolo – quindi nella propria lingua – alle popolazioni indigene incontrate in Canada ha voluto espressamente ricordare i suoi precedenti incontri con le popolazioni indigene dell’Amazzonia.

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La richiesta di perdono 

La richiesta di perdono di Papa Francesco per il ruolo che il cristianesimo e la Chiesa hanno avuto nel sostenere la mentalità colonizzatrice e nel cooperare alla distruzione culturale e di assimilazione sono di portata universale. Ne è convinto Maurizio Gnerre, antropologo esperto di popolazioni amazzoniche, che individua nella presunzione occidentale di essere portatori della verità e di potere quindi con arroganza cancellare forme di pensiero, di sensibilità, di vita e di estetica di tante popolazioni del mondo. Un’incapacità di relazione e di ascolto che ha avuto ripercussioni fino ad oggi, basti pensare alla questione ambientale.

Relazionarsi con il Creato

Riconoscere il dolore causato e subìto, chiedere perdono, fare memoria. Sono alcuni dei punti essenziali di un cammino di riconciliazione dell’umanità e dell’umanità con l’ambiente. I coloni hanno perso l’opportunità di sviluppare un incontro fecondo tra culture – ha detto papa Francesco – con risultati devastanti per queste terre. La maggior parte della nazione canadese - spiega Silvia Forni, antropologa presso la Toronto University - è stata costruita su luoghi che avevano una valenza spirituale molto molto profonda per le popolazioni indigene. Il rispetto, il bilanciamento nel rapporto con la natura per le popolazioni europee era molto difficile da comprendere. È qualcosa che hanno cercato di insegnare ai francesi e agli inglesi ma che è stato ignorato da loro, che avevano sempre più bisogno di territorio su cui stabilirsi, da coltivare per far girare l’economia. Se tutte le popolazioni e le culture – conclude Silvia Forni - avessero accettato e metabolizzato meglio questo concetto, per cui sulla terra bisogna coesistere, non ci sarebbero oggi molte crisi ambientali. Ciò nonostante, questa occasione persa della storia può costituire un nuovo punto di incontro, di ripartenza.

Ascolta l'intervista a Silvia Forni

Guarigione e riconciliazione 

Anche nel continente africano la presenza di culture colonizzatrici occidentali hanno colpito le popolazioni indigene con l’intento di annullarle, senza tuttavia riuscirvi completamente. Ed ora, sottolinea Jean Léonard Touadi, giornalista e politico di origine congolese, nasce una nuova speranza che passa anche dagli sforzi compiuti da alcuni missionari per il recupero e la conservazione delle culture locali. È importante che il percorso di riconciliazioni passi per la verità di quanto accaduto, senza nascondimenti.

Gli sforzi del Canada per la riconciliazione

Il concetto di riconciliazione richiede una statura morale che proprio le popolazioni indigene stanno dimostrando di avere, cercando di trovare una via per procedere in un modo più armonioso nel futuro, precisa Forni. Anche la nazione canadese ha però dimostrato di essere pronta ad accogliere questo modo di pensare. Da un punto di vista politico, infatti, sono stati fatti molti passi avanti nel riconoscimento dell’identità e dei diritti, di compensazione economica, di apertura istituzionale per cercare di fondare il rapporto su punti di partenza diversi. Certo, ci sono fazioni che spingono di più – ammette - altre che tirano il freno e sono meno entusiaste, si tratta di un cammino che può dare risultati positivi per tutti.

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27 luglio 2022, 18:30