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Lo sbarco di persone migranti a Pozzallo (Francesco Ruta / Ansa) Lo sbarco di persone migranti a Pozzallo (Francesco Ruta / Ansa)  (ANSA)

Le grida delle persone migranti lacerano il silenzio dell’indifferenza

Il Papa rilancia su twitter le parole pronunciate all’Angelus contro gli orrori dei lager libici per migranti. “Non vi dimentico” promette Francesco e fa un forte appello alla comunità internazionale

Stefano Leszczynski – Città del Vaticano

Dopo l’accorato appello lanciato al termine della preghiera dell’Angelus domenicale in difesa dei rifugiati e dei migranti detenuti in Libia in condizioni disumane e degradanti, Papa Francesco ha voluto ribadire la sua vicinanza a queste persone sofferenti con un messaggio su Twitter, diffuso attraverso il profilo Pontifex: "Esprimo la mia vicinanza alle migliaia di migranti e rifugiati in Libia: non vi dimentico mai; sento le vostre grida e prego per voi. Sentiamoci tutti responsabili di questi nostri fratelli e sorelle che da troppi anni sono vittime di questa gravissima situazione #PreghiamoInsieme".

Il comunicato della presidenza della CEI

L’appello del Papa è stato accolto con gratitudine dalle tante realtà della società civile che da anni ormai denunciano l’atroce condizione in cui sono costretti a vivere - e sempre più spesso a morire -  coloro che fuggono da situazioni di guerra, di persecuzione o da disastri ambientali. Anche la Presidenza della CEI ha fatto proprie le parole pronunciate da Papa Francesco ed ha rivolto all’Italia e all'Unione europea un appello affinché siano posti in atto interventi efficaci, capaci di garantire il rispetto dei diritti umani e la tutela della persona. Nel comunicato della CEI si legge:  "Accogliere, proteggere, promuovere e integrare - verbi indicati dal Papa - restano la bussola da seguire per affrontare la questione migratoria e trovare soluzioni adeguate a un dramma che continua a mietere vittime e infliggere sofferenze".

Un manifesto per la società civile

"Le parole di Papa Francesco sono un manifesto che sottoscriviamo punto per punto” dichiara alla Radio Vaticana Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch Italia, una delle ong impegnate nel Mediterraneo in operazioni di ricerca e salvataggio dei migranti in difficoltà. L’empatia che emerge dalle parole di Papa Francesco – dice Linardi – è proprio quella che da anni manca alla politica nella gestione dei flussi migratori, “se per politica si intende ancora protezione delle persone e non di altri interessi". "Ma c’è molto da fare anche nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica – conclude Linardi – che davvero non riesce a comprendere il livello di sofferenza che colpisce queste persone".

Andare alle cause delle migrazioni

Il sacrificio dei diritti delle persone sull’altare degli interessi geopolitici è al centro anche della riflessione di don Mussie Zerai, presidente dell’organizzazione per la cooperazione Habeshia, che esprime la propria gratitudine al Papa per Avere squarciato il velo del silenzio su quanto sta avvenendo da lungo tempo in Libia. Don Zerai punta il dito contro l’ignavia e l’indifferenza dei governi nei confronti delle cause che scatenano questi esodi di massa. “La situazione in Libia è figlia e frutto anche delle pressioni che l’Europa e  l’Italia nello specifico hanno fatto sulle autorità locali per bloccare a tutti i costi i migranti, chiudendo gli occhi sulle atrocità che venivano commesse.  Quello che serve oggi – conclude - è un’evacuazione d’urgenza di queste povere persone dalla Libia.

L’ecumenismo della solidarietà e dell’empatia

Oggi l’unica realtà che opera nel Mediterraneo per il soccorso dei migranti è quella delle organizzazioni non governative, che tra l’altro in sede di giustizia continuano a venire scagionate da qualsiasi accusa di favoreggiamento del traffico di esseri umani. Negli ultimi anni – dichiara Paolo Naso, coordinatore del progetto Mediterranean Hope della Federazione delle Chiese Evangeliche - c’è stata una drammatica involuzione che ha portato ad una politica di respingimenti e non di salvataggi. “Nelle parole di domenica pronunciate dal Papa - dice Paolo Naso - io ritrovo il senso profondo di una pastorale evangelica nella quale come chiese protestanti ci riconosciamo integralmente. Mi viene da dire che davvero quello che cattolici e protestanti fanno insieme per i migranti è forse il terreno più avanzato dell’ecumenismo del XXI secolo”. L’esempio più concreto di questo ecumenismo, continua Naso, sono stati ad esempio i corridoi umanitari dall’Etiopia e dal Libano (e speriamo presto anche da Afghanistan e Libia), che hanno permesso l’arrivo in sicurezza di persone che hanno diritto alla protezione e non devono rischiare la vita in mare per poterlo esercitare.

26 ottobre 2021, 09:00