Cerca

Vatican News
Aziz Akhannouch,  primo ministro designato in Marocco, e Nizar Baraka, presidente del Partito Istiqlal Aziz Akhannouch, primo ministro designato in Marocco, e Nizar Baraka, presidente del Partito Istiqlal  (AFP or licensors)

In Marocco la politica cambia volto

Alla Camera il seggio dell’ex ministro del Lavoro va ad una persona disoccupata e, per la prima volta, tre nomi tutti femminili sono indicati alla guida dei consigli comunali di tre delle più importanti città del Paese. Sono alcuni dei risultati del voto dell’8 settembre che ha segnato la sconfitta degli islamisti al governo da dieci anni. Un segno di un fermento che interessa non solo il Marocco, secondo l’esperto di Civiltà del Mediterraneo, Luigi Serra

Fausta Speranza – Città del Vaticano

In Marocco emergono le prime novità, frutto del voto politico e  amministrativo (comunale e regionale convocati per la prima volta nello stesso giorno) dell’8 settembre scorso che ha segnato la sconfitta del Partito della Giustizia e dello Sviluppo, al governo ininterrottamente dal 2011. Secondo i risultati comunicati dal ministro dell’Interno relativamente alla ripartizione dei 395 seggi della Camera, il vincitore delle elezioni è il Raggruppamento nazionale degli indipendenti (Rni) guidato dal miliardario Aziz Akhannouch che ha ottenuto 102 seggi, seguito dal Partito dell’autenticità e della modernità (Pam) con 92, dall’Istiqlal con 81, dall’Unione socialista delle forze popolari (Usfp, socialdemocratico) che ha conquistato 35 seggi. Il Pjd arriva in ottava posizione con 13 seggi, ne aveva 125 nella passata legislatura.

Il voto di cambiamento

Si è trattato di un voto che segna un significativo cambiamento, come sottolinea Luigi Serra, già preside della Facoltà di Studi Arabo-Islamici del Mediterraneo dell’Università degli Studi L'Orientale di Napoli, nonché presidente dell'Associazione internazionale per lo studio delle civiltà mediterranee:

Ascolta l'intervista con Luigi Serra

Il professor Serra spiega che il voto è il risultato di un elettorato abbastanza compatto nell’esprimere il bisogno di cambiamento rispetto ai dieci anni di potere dei leader islamisti ma anche il favore per le prospettive di rinnovamento, fatte in particolare dal partito in testa alle preferenze di voto. Serra spiega che i giovani sono preoccupati per l’occupazione, che la classe medio alta è rimasta delusa per il mancato sviluppo che si aspettava, che in tanti chiedono maggiore liberalizzazione in tema di diritti civili. Il professore poi afferma che in Marocco è molto sentita la questione della rappresentanza femminile oltre ad altre istanze di rinnovamento sociale.  Allargando lo sguardo al Maghreb, sostiene che, al di là delle specificità della società marocchina, c’è un vento che soffia un po’ in tutta la regione, ad eccezione della Libia che vive un momento tutto particolare di transizione. E si tratta – spiega – della tendenza a sfiduciare i partiti islamisti che in questi anni, dopo le cosiddette primavere arabe, hanno in diverso modo rivestito ruoli importanti. 

L’elezione del candidato disoccupato

Al-Shenety, pur essendo un candidato alle elezioni locali con la qualifica di disoccupato, è riuscito a battere in un collegio uninominale il rivale, dato come super-favorito, ovvero il ministro del Lavoro e dell’Integrazione professionale uscente, Mohamed Amkraz. E’ avvenuto nel collegio elettorale 12 a Douar Bouzarf nel comune di Arbaa Sahel,  nella regione di Tiznit. Al-Shenety si è presentato per il partito liberale del Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (Rni), che a livello nazionale ha vinto le elezioni battendo i rivali del partito islamico di Giustizia e Sviluppo (Pjd). Il giovane, che non ha alcuna esperienza politica pregressa, nella sua circoscrizione ha ottenuto 115 voti, classificandosi al primo posto, seguito dal candidato del Partito Giustizia e Sviluppo (Pjd), Mohamed Amkraz, con 81, e dal candidato del Partito Progresso e Socialismo (Pps) con 54 voti.

I nomi femminili

Sono donne i nuovi presidenti dei consigli comunali di Casablanca, Marrakech e Rabat, capitale amministrativa. Nella megalopoli di Casablanca Nabila Rmili, fino ad ora direttrice regionale della sanità a Casablanca-Settat, è il nuovo sindaco. Appartiene alla formazione vincitrice delle elezioni, il Raggruppamento nazionale degli indipendenti (Rni) del neo primo ministro designato Aziz Akhannouch, e gode dell’appoggio degli altri due partiti di maggioranza, il Pam (Partito dell’autenticità e della modernità) e Istiqlal (Indipendenza; il più vecchio partito marocchino). Il comune di Rabat dovrebbe andare ad Asmaa Rhlalou, giornalista, ex deputata Rni, proposta dai tre partiti di maggioranza. Nel municipio di Marrakech, torna Fatima-Zahra Mansouri, presidente del consiglio nazionale del Pam. Mansouri è già stata, nel 2009, la prima donna sindaco eletta a Marrakech.

Una tappa delle politiche di apertura alle donne

Dal 2002 il Marocco ha adottato delle politiche finalizzate al raggiungimento dell’uguaglianza di genere negli organismi di rappresentanza. Nelle ultime elezioni, le donne hanno gareggiato per 90 seggi, fuori dalla loro quota, alla camera bassa (su un totale di 395 deputati), mentre a livello locale è stato loro assegnato un terzo del totale dei seggi. Le donne marocchine continuano a chiedere un aumento delle quote femminili, affinché superino la media che in Marocco è di circa il 19,9 per cento, mentre a livello globale è superiore, circa il 25,6 per cento.  

14 settembre 2021, 14:19