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Palermo ricorda via D’Amelio, incontri e testimonianze sulla strage di 29 anni fa

Presentato il calendario delle iniziative del Centro Studi Paolo e Rita Borsellino e del Movimento delle Agende Rosse, con il Ministero dell’Istruzione, in programma oggi e domani. Focus su scuola, educazione alla legalità, libertà; coinvolti giovani e studenti

Alessandra Zaffiro – Palermo 

Il 19 luglio di ventinove anni fa, cinquantasette giorni dopo la strage di Capaci, una 126 imbottita di tritolo esplose in via D’Amelio alle 16.58 di una domenica pomeriggio. La deflagrazione uccise il giudice Paolo Borsellino sotto casa della mamma che stava andando a trovare e gli agenti di scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli. Malgrado il terribile ricordo, per Salvatore Borsellino, fratello del giudice, via D’Amelio “è un luogo di pace, è un luogo di amore”.  “Lì - disse ai nostri microfoni la sorella del giudice, Rita, poco prima di scomparire nel 2018 - c’è stato uno scenario di morte, la vita deve prendere il sopravvento”. È proprio via D’Amelio, infatti, il luogo in cui si svolgeranno oggi e domani tutte le manifestazioni del Centro Studi Paolo e Rita Borsellino e del Movimento delle Agende Rosse per ricordare le vittime con incontri, dibattiti, testimonianze e rappresentazioni artistiche.  

La "Scorta per la memoria" sotto l’Albero della Pace, un ulivo proveniente da Betlemme 

Memoria, verità, futuro. Non ci si può accostare alle commemorazioni della strage di via D’Amelio se non con queste basi. Memoria, verità e futuro non sono solo parole. Parlano di impegno, persone che hanno valori comuni, generosità dei singoli, sono unità di intenti che fanno comunità nel nome di chi ventinove anni fa ha sacrificato la propria vita mentre svolgeva il proprio lavoro. Società civile che vuole tenere acceso il faro su responsabili e responsabilità - noti e non - della strage. Dopo una notte di pioggia a Palermo, questa mattina dalle 10.30 alle 18 prosegue in via D’Amelio l’impegno della "Scorta per la Memoria" sotto l’Albero della Pace, un ulivo proveniente da Betlemme piantumato un anno dopo la strage nella voragine lasciata dall’esplosione del tritolo.  

La targa de "L'albero della Vita"
La targa de "L'albero della Vita"

L’iniziativa del movimento Agende Rosse, fondato da Salvatore Borsellino, fratello del giudice, è un presidio di volontari provenienti da tutta Italia che dal primo maggio al 31 luglio accoglie chi arriva sul luogo dell’eccidio, proteggendone la memoria: si raccontano le vite delle vittime, che cosa le ha portate a scegliere il lavoro che hanno svolto fino al sacrificio affinché le persone le sentano più vicine, per evitare, inoltre, che si trasformi in una visita sterile. “Ho voluto chiedere agli italiani di dedicare un giorno della propria vita a chi ha sacrificato la sua vita per noi - spiega Salvatore Borsellino - e c’è stata una risposta eccezionale perché da ogni parte d’Italia sono arrivati a fare il proprio turno di scorta qui in via D’Amelio”. 

Oggi pomeriggio alle 18, si terrà invece l’incontro “Il tempo che verrà tra memoria e futuro” organizzato dal Centro Studi Paolo e Rita Borsellino. Un dibattito su "libertà, solidarietà, responsabilità, partecipazione, uguaglianza, memoria, utopia", durante il quale verrà dato spazio alla lettura di una lettera di Liliana Segre, e al quale da remoto parteciperanno tra gli altri, il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, e l’ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, con le conclusioni di Vittorio Teresi, presidente del Centro.  Stasera alle 20.30 la Veglia a cura del gruppo Agesci di Capaci e alle 22 la Messa. 

La "Casa di Paolo", dove fare studiare e formare giovani di famiglie disagiate 

Cancellata a causa della pandemia, invece, la "biciclettata" in occasione del sesto compleanno della "Casa di Paolo", una casa di accoglienza nei locali in via Vetriera della vecchia farmacia della famiglia Borsellino dove fare studiare i giovani del quartiere disagiato della Kalsa. “Un quartiere povero di Palermo, nel quale c’è tanta emarginazione, tanta fuga dalla scuola", racconta Salvatore Borsellino, "lì possono venire a trovare l’amore di Paolo. Era un mio sogno. Cerchiamo di dare a quei ragazzi quello che non hanno. A cominciare dall’affetto, perché i loro genitori spesso sono o in galera oppure la madre deve faticare per cercare di guadagnarsi da vivere. Questi ragazzi - continua Borsellino - a casa non hanno neanche un tavolo dove potere studiare perché l’unico tavolo che c’è, è nella stanza in cui si fa tutto, si dorme, si mangia, c’è anche il bagno. Questi ragazzi non hanno neanche lo spazio per studiare, né possono chiedere aiuto ai loro genitori. La situazione è peggiorata enormemente con la didattica a distanza perché non hanno né il wi-fi, né la connessione internet, né il pc o i tablet per potersi collegare. Gli abbiamo dato tutto questo. Inizialmente - aggiunge il fratello del giudice - venivano con diffidenza perché in quella casa vedono anche i poliziotti e loro li vedono come gli ‘sbirri’ e quindi li guardavano con sospetto, adesso hanno imparato che sono ragazzi come loro”.

Ma Salvatore Borsellino ha pensato anche all’avvenire di questi ragazzi: "Da ingegnere informatico ho voluto dare qualcosa di più: quella strada prima era piena di artigiani che prendevano questi ragazzi a bottega, insegnavano loro un lavoro e li toglievano dalla strada. Oggi questi buoni maestri non ci sono più e ci sono soltanto i cattivi maestri che insegnano a rubare una bicicletta, portarla dal tal ricettatore per avere due lire, che insegnano purtroppo anche a portare le bustine di polvere bianca… Io voglio non insegnare a usare quei computer ma a usare i computer come strumento di lavoro, a programmare i computer, in maniera da chiamarli a bottega come facevano gli artigiani e dare un qualche cosa in più rispetto agli altri ragazzi più fortunati di loro che sono nati in altri quartieri”. 

Spazio a bambini e studenti

Una volta Paolo Borsellino dichiarò che le giovani generazioni sono “le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. Gli appuntamenti dedicati ai giovani e al loro futuro trovano spazio domani, ventinovesimo anniversario della strage. Si comincia alle 9 con un numero contingentato di bambini a causa della pandemia, riuniti per "Coloriamo via D’Amelio. Il 19 luglio per i cittadini di domani. Letture e animazione ludica per alunne e alunni", iniziativa promossa dal Centro Studi Paolo e Rita Borsellino, in collaborazione con Associazione Santa Chiara, Laboratorio Zen Insieme, Associazione San Giovanni Apostolo onlus, Associazione Il Quartiere di Monreale e gli studenti del Corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria dell’Università degli Studi di Enna “Kore”.

Testimonianze e incontri

Seguirà la premiazione del concorso nazionale “Quel fresco profumo di libertà” con la partecipazione della Sottosegretaria di Stato per l’Istruzione, Barbara Floridia. Poi, il dibattito “La scuola, il territorio, l’educazione alla legalità democratica. La voce della scuola”. Nel pomeriggio si aprirà poi “I Sopravvissuti: scorta è memoria”, l’iniziativa delle Agende Rosse con interventi sul palco di membri delle scorte sopravvissuti alle stragi degli anni ’90; a seguire gli interventi dei familiari delle vittime della strage di via D’Amelio e dei familiari di vittime di mafia. Alle 16.58, ora della strage, verrà osservato un minuto di silenzio. La giornata proseguirà, alle 17.45, con l'incontro “Sistemi criminali e depistaggi”, con i magistrati Sebastiano Ardita, Roberto Scarpinato, Giovanni Spinosa e l’avvocato Fabio Repici, moderato dal giornalista Paolo Borrometi. Infine, alle 21, l’inaugurazione delle luci tricolore sull’Albero della Pace, alla presenza del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.

Chi lo desidera, ovunque si trovi, può cliccare su viadamelio.it e collegarsi con la webcam sempre attiva 24 ore su 24 che inquadra l’Albero della Pace in via D’Amelio tutti i giorni, perché, come le vittime di tutte le mafie, si deve ricordare sempre, non una sola volta l’anno.   

18 luglio 2021, 09:50