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Rispettare la dignità di chi sconta una pena: è l'appello del ministro della Giustizia Cartabia dopo il caso del carcere di Santa Maria Capua Vetere Rispettare la dignità di chi sconta una pena: è l'appello del ministro della Giustizia Cartabia dopo il caso del carcere di Santa Maria Capua Vetere 

Violenza in carcere. Don Grimaldi: giustizia e misericordia le vie da seguire

L’Ispettore generale dei cappellani nelle carceri italiane a Vatican News parla di oltraggio della dignità dei detenuti riferendosi al video, diffuso dal giornale “Domani”, nel quale si mostra il pestaggio di alcuni detenuti, uno di loro disabile. Per il ministro della Giustizia Marta Cartabia si tratta del “tradimento della Costituzione”

Davide Dionisi e Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Scuotono le immagini di violenza contro i detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, risalenti al 6 aprile 2020. Sul quotidiano “Domani” la denuncia di quanto accaduto nel “reparto Nilo” dell’istituto penitenziario, quando in seguito alla notizia di un caso di positività al coronavirus scoppiò una rivolta dei detenuti. Dopo aver ripristinato l’ordine, nei giorni seguenti, secondo la Procura, alcuni agenti misero in atto perquisizioni punitive e ritorsioni anche ai danni di un uomo sulla sedia a rotelle. Ad oggi sono state sospese 52 persone: 8 sono in carcere 18 ai domiciliari, 23 colpiti da misure interdittive e tre da obblighi di dimora.

L’oltraggio alla dignità

Una vicenda, sulla quale si sta indagando per fare ulteriore luce, che ha generato polemiche politiche e destato interrogativi diversi sul mondo carcerario. Il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, ha parlato di “un'offesa e un oltraggio alla dignità della persona dei detenuti e anche a quella divisa che ogni donna e ogni uomo della Polizia Penitenziaria deve portare con onore, per il difficile, fondamentale e delicato compito che è chiamato a svolgere". Il Guardasigilli, che ha chiesto approfondimenti anche su altri istituti di pena, ha convocato per il 15 luglio i provveditori regionali dell'amministrazione penitenziaria, mentre il 7 luglio incontrerà i sindacati degli agenti.

In un comunicato il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale sottolinea che il caso dell’istituto di Santa Maria Capua Vetere rischia “di generare più vittime”. “Coloro – si legge - che hanno visto calpestata la propria dignità e la propria integrità fisica e psichica; il Corpo di Polizia penitenziaria che certamente non merita di essere identificato nella sua totalità con tali comportamenti; il Paese stesso che vede anche aggredita la propria immagine democratica in ambito internazionale attraverso comportamenti di taluni che sono chiaramente dimentichi della funzione istituzionale loro affidata”.

Una difficile missione

“Penso che dobbiamo riflettere su ciò che è avvenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere”: afferma don Raffaele Grimaldi, Ispettore generale dei cappellani delle carceri. “Certamente dobbiamo sempre dire che gestire criticità e sicurezza insieme purtroppo non è facile, ma non si può assolutamente condividere la violenza gratuita verso persone indifese che già stanno pagando con una pena detentiva per i loro errori commessi”. Don Grimaldi sottolinea però “che se ci sono mele marce da eliminare, persone che compiono un abuso di potere o vivono di protagonismo, bisogna chiedersi cosa fare”. La prima cosa, evidenzia, è “non abbandonare l’importante apparato dello Stato che nelle carceri svolgono una difficile missione e che hanno bisogno di sostegno e di vicinanza, ma soprattutto di una formazione permanente, un confronto franco su come gestire le criticità senza commettere illegalità, rispettando le leggi”.

Non scartare chi esce dal carcere

“Oggi la società condanna giustamente queste violenze gratuite, incomprensibili che si sono scatenate in alcune carcere e che hanno calpestato, con la cruda violenza, la dignità di molti uomini prigionieri. Ma la società che oggi condanna queste violenze ingiuste – afferma don Raffaele Grimaldi - deve essere anche pronta e disponibile ad accogliere, a non scartare ed emarginare coloro che escono dal carcere, che hanno bisogno di essere reinseriti nella società, che hanno bisogno di una mano tesa ed amica, Allora io direi giustizia e misericordia devono camminare insieme. Il mio grazie va alla ministra Cartabia che ha preso a cuore il grido delle nostre carceri. Con l'augurio che tutti coloro che hanno responsabilità possano rimanere insieme per aiutare a superare le molteplici criticità dei nostri istituti”. Secondo i dati del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, aggiornati al 31 maggio 2021, negli istituti di pena italiani ci sono 53.660 persone contro una capienza regolamentare di 50.780 posti. Gli stranieri sono 16.940, mentre 2,2 mila le donne detenute.

Ascolta l'intervista a don Raffaele Grimaldi
02 luglio 2021, 11:28