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La Sierra Leone abolisce la pena di morte

Nel Paese africano la maggioranza dei deputati del Parlamento ha votato per l'abolizione della pena capitale. Si attende ora la firma del presidente Julius Maada Bio che ha avuto parole molto positive in merito. Amnesty international: "Una decisione importante che mette fine ad un periodo turbolento"

Emanuela Campanile e Gabriella Ceraso - Città del Vaticano

Anche questa volta è l’Africa subsahariana a registrare un ulteriore “significativo decremento” delle condanne a morte e "decisivi sviluppi legislativi" a riguardo, come il rapporto di Amnesty International sulla pena capitale nel mondo registrava già nel 2017.  "Si tratta della seconda buona notizia in poco tempo" afferma al microfono di Gabriella Ceraso, il portavoce della Ong Riccardo Noury, ricordando l'analoga fondamentale decisione della Corte Costituzionale in Malawi, dell'aprile scorso.

Ascolta l'intervista a Riccardo Noury

La scelta del Parlamento

La notizia arriva dalla capitale Freetown, dove la maggioranza dei deputati del Parlamento ha votato per l'abolizione della pena di morte, che sarà sostituita con l'ergastolo o con una pena detentiva minima di 30 anni. Ma bisogna risalire al 2005, quando la Commissione per la Riconciliazione - istituita per indagare sulla guerra civile, che dal 1991 al 2001 mise in ginocchio il Paese e causò 120.000 morti - aveva raccomandato l’abolizione della pena capitale, definendola “un affronto alla civiltà”.

Un nuovo capitolo di storia

“Una volta che la proposta arriverà in Parlamento e verrà approvata, sarà la fine della storia della pena di morte nel nostro Paese”.  Con queste parole, lo scorso maggio si era espresso  il Viceministro della Giustizia della Sierra Leone, Umaru Napoleon Koroma, in occasione dell’Esame periodico universale delle Nazioni Unite - uno dei principali strumenti dell'ONU che permette di stilare un bilancio della situazione dei diritti umani in tutti i Paesi membri.

Noury: "Il progresso c'è ed è irreversibile"

Anche le parole pronunciate dal presidente e il suo ringraziamento al governo e ai cittadini per il sostegno dato a questa decisione "che fa la storia", sono incoraggianti - sottolinea Riccardo Noury - è come una nuova pagina che, rispetto ad "un periodo di turbolenze", si scrive in nome della "tutela dei diritti umani". La decisione dunque conferma un tendenza positiva, un "cammino netto" in Africa e nel mondo - spiega ancora Noury - oggi la domanda infatti non è "se la pena di morte sarà abolita, ma quando sarà abolita". Il progresso irreversibile che ci fa applaudire i Paesi che aboliscono la pena di morte, non può farci però  dimenticare - rilancia il portavoce di Amnesty - le situazioni fortemente preoccupanti, ovvero "tutti i Paesi, circa una ventina, che ancora applicano la pena di morte in modo sistematico e cruento". Il "vero traguardo - conclude - lo raggiungeremo solo quando la pena di morte verrà messa nello scantinato della storia".

 

24 luglio 2021, 08:14