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Tigray, raid aereo su un mercato

La notizia è arrivata a ridosso dei nuovi combattimenti scoppiati a Nord della capitale della regione dell'Etiopia, Mekelle. Secondo testimoni oculari, sarebbero almeno 80 le vittime e decine i feriti

Emanuela Campanile - Città del Vaticano

Un altro colpo mortale alla regione del Tigray, devastata dal conflitto che da quasi otto mesi contrappone l’esercito etiope e gli alleati eritrei alle milizie del Tplf, il partito popolare di liberazione tigrino. In mezzo, stritolata dalla violenza e dalla fame, la popolazione. E martedì 22 giugno, l’ennesima strage. Questa volta un attacco aereo ha colpito un mercato affollato nel villaggio di Togoga. I militari – secondo quanto riportato dagli operatori sanitari, per i quali sarebbero oltre 80 le vittime - hanno impedito alle squadre mediche di recarsi sul posto. Ancora nessun commento è arrivato dal governo. 

Gli appelli di Papa Francesco

Solo dieci giorni fa, dopo la recita della preghiera dell'Angelus, l’appello di Papa Francesco "affinché cessino immediatamente le violenze". 

“Sono particolarmente vicino alla popolazione della regione del Tigray, in Etiopia, colpita da una grave crisi umanitaria che espone i più poveri alla carestia. C’è oggi la carestia, c’è la fame lì. Preghiamo insieme affinché cessino immediatamente le violenze, sia garantita a tutti l’assistenza alimentare e sanitaria, e si ripristini al più presto l’armonia sociale. A questo proposito, ringrazio tutti coloro che operano per alleviare le sofferenze della gente. Preghiamo la Madonna per queste intenzioni. Papa Francesco, Angelus 13.06.21”

Ma già dall'inizio di novembre, il Pontefice faceva sentire la sua voce. “Seguo con preoccupazione le notizie che giungono dall’Etiopia – furono le sue parole all’Angelus dell'8 novembre – mentre esorto a respingere la tentazione dello scontro armato, invito tutti alla preghiera e al rispetto fraterno, al dialogo e alla ricomposizione pacifica delle discordie”. Un appello reiterato anche il giorno di Natale, nel Messaggio Urbi et Orbi, quando Francesco invocò il Divino Bambino per la cessazione delle “violenze in Etiopia, dove, a causa degli scontri, molte persone sono costrette a fuggire”.

L'Onu avvia un'inchiesta

Michelle Bachelet, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha annunciato l'avvio di un'inchiesta entro agosto.

Bachelet ha inoltre affermato che ci sono state segnalazioni di esecuzioni di civili, violenze sessuali contro bambini e migliaia di persone sono state costrette a fuggire dalla proprie abitazioni. La crisi umanitaria non ha risparmiato nemmeno i rifugiati che, dalla vicina Eritrea, avevano cercato una nuova vita nel Tigray e che ora “sono rimasti senza cibo né acqua e non hanno accesso ai servizi essenziali come un alloggio o le cure mediche”. Già a gennaio scorso, Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, aveva denuncia il mancato accesso dell’Unhcr ai campi rifugiati di Shimelba e Hitsats.

I vescovi e le realtà cattoliche

A novembre, subito dopo l’esplosione del conflitto, la Conferenza Episcopale cattolica dell’Etiopia aveva chiesto alle parti in causa di porre fine agli scontri. Poco dopo, i vescovi dell’Eritrea, nonché l'Associazione dei membri delle Conferenze Episcopali dell'Africa Orientale, avevano espresso la loro solidarietà alla popolazione. Forte, inoltre, l’appello del Secam (Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar) per un "cessate il fuoco" immediato, mentre il Consiglio mondiale delle Chiese aveva pregato “per la fine del conflitto, per il ritorno sicuro degli sfollati e per un processo di riconciliazione inclusivo che porti a una pace sostenibile per tutti in Etiopia".

24 giugno 2021, 08:27