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Il cinema in carcere per vivere un'esperienza di bene

Presentato nel Carcere di Vercelli il progetto "Liberare lo sguardo". Si parte con la proiezione di “Papa Francesco – Un uomo di Parola”

Davide Dionisi – Città del Vaticano

Il cinema per uscire dalle mura del carcere, le storie per confrontarsi con il mondo esterno e per imparare a guardare. Si intitola “Liberare lo sguardo” il percorso di formazione e di promozione della cultura cinematografica dedicato alla Casa Circondariale di Vercelli, presentato questa mattina nella Sala Convegni della Fondazione Cassa di Risparmio della provincia piemontese. Il progetto è promosso dall’Associazione di Cultura Cinematografica “Officina Cultura e Territorio" che da ormai quindici anni opera nel settore culturale e sociale attraverso l’utilizzo di linguaggi audiovisivi, sia nel territorio di origine, quello bergamasco, sia a livello nazionale.

Esperienza di bello e di bene

Si parte dalla proiezione di “Papa Francesco – Un uomo di Parola” il film di Wim Wenders, che ruota attorno ad un lungo dialogo col Pontefice che si sofferma su diversi temi offrendo risposte alle principali sfide globali del mondo contemporaneo: la morte, la giustizia sociale, l'immigrazione, l'ecologia, la diseguaglianza, il materialismo e il ruolo della famiglia. La scelta della pellicola del regista tedesco non è casuale perché, secondo Mons. Dario Edoardo Viganò, Vice Cancelliere della Pontificia Accademia della Scienze e Scienze Sociali, che questa mattina ha presentato l’iniziativa “l’obiettivo è far sì che questa diventi una esperienza di bello e di bene in un carcere. Vogliamo che gli ospiti che sceglieranno di aderire, apprendano l’importanza del guardare, che è ben diverso dal vedere, quale esercizio di libertà e di responsabilità".

Ascolta la testimonianza di Mons. Dario Edoardo Viganò

Il cinema come strumento formativo

Il progetto nasce dalla volontà di investire in un’iniziativa di cultura, bellezza e rieducazione di una fascia considerata debole della società come quella dei detenuti, in totale continuità con le attività già messe in campo dal territorio e, nello specifico, dalle case circondariali molto attente alla promozione culturale e da iniziative attente alle persone detenute. Secondo i promotori, infatti “La cinematografia rappresenterà un efficace strumento formativo, nello stesso modo dei percorsi educativi già attivati dall’istituto. Il modello del progetto, una volta consolidato, potrà essere facilmente applicato ad altre carceri e realtà del territorio”.

Testimoniare la propria unicità davanti a Dio

“La visione del film di Wenders aiuterà i ragazzi a prendere consapevolezza del proprio percorso detentivo, ma anche di vita” osserva Antonella Giordano, Direttrice del carcere di Vercelli. “Siamo abituati a posare lo sguardo solo sulle cose che ci interessano, oppure su quelle che ci sono davanti, senza pensare che andare oltre lo sguardo significa toccare le anime delle persone che ci circondano. Il cinema diventa uno strumento per testimoniare la propria unicità davanti a Dio”.

Ascolta la testimonianza della Direttrice del carcere di Vercelli

Educare allo sguardo

La parte formativa prevede due corsi tenuti da docenti universitari che avranno lo scopo di favorire una discussione tra i detenuti perchè elaborino, attraverso le loro personali esperienze e le culture d'origine, i messaggi lanciati dai film. “Sono percorsi di educazione allo sguardo affinché i cuori possano parlarsi” spiega Mons. Viganò. Alla presentazione hanno preso parte, tra gli altri, Pierluigi Pianta, Procuratore Capo di Vercelli; Aldo Casalini, Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli; Antonello Monti, Consigliere d’Amministrazione Fondazione CRT e il prof. Fabrizio Buratto, dell’equipe dei formatori. 

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Il cinema nel carcere di Vercelli
28 giugno 2021, 11:29