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Un allevatore nello Stato di Maharashtra in India Un allevatore nello Stato di Maharashtra in India 

Nessuna esclusione nei processi digitali: l’appello dell'Ifad

Nonostante le difficoltà da pandemia, i migranti continuano a inviare soldi a casa ma non sempre è possibile riceverli: è quanto emerge dal rapporto dell’Ifad, che denuncia la necessità di compensare alcuni gap digitali per le famiglie rurali, come spiega Pedro de Vasconcelos, del Fondo Internazionale per lo Sviluppo agricolo

Fausta Speranza – Città del Vaticano

“Durante la pandemia, i migranti hanno dimostrato una dedizione costante verso le loro famiglie e le loro comunità, effettuando il maggior numero di trasferimenti digitali di rimesse mai registrato”: è quanto ha dichiarato Gilbert F. Houngbo, presidente dell’Ifad, nel discorso al Forum del Fondo Internazionale per lo Sviluppo agricolo che si è tenuto in questi giorni in occasione della Giornata Internazionale delle rimesse familiari il 16 giugno. Torna il tema delle drammatiche diseguaglianze che rendono difficile la realizzazione di una umanità che possa dirsi famiglia umana, come ha raccomandato in modo particolare  Papa Francesco con la sua Enciclica Fratelli tutti. In questo periodo di emergenza sanitaria e sociale c'è stata meno possibilità di viaggi e anche questo ha determinato l'aumento delle spedizioni di denaro. Ma in molti casi non è possibile accedere a questi fondi, come spiega Pedro de Vasconcelos, responsabile dello Strumento finanziario per le rimesse dell’Ifad:

Ascolta l'intervista in inglese con Pedro de Vasconcelos

De Vasconcelos chiarisce che nonostante il notevole incremento nel numero di migranti che spediscono denaro a casa tramite trasferimenti digitali a causa della pandemia di Covid-19, milioni di membri delle famiglie destinatarie, che vivono in zone rurali, affrontano enormi difficoltà per accedere ai servizi finanziari digitali che potrebbero aiutarli a uscire dalla povertà. E ricorda l’appello lanciato dall’Ifad perché si investa con urgenza in infrastrutture e servizi finanziari digitali nei Paesi in via di sviluppo, per garantire che le famiglie che vivono in aree rurali non vengano lasciate indietro. De Vasconcelos ricorda che i trasferimenti digitali di denaro sono più economici dei bonifici tradizionali e i servizi bancari digitali offrono l’opportunità ai migranti e alle loro famiglie nei Paesi di origine di accedere a prodotti finanziari utili ed economici per gestire meglio le loro risorse, come servizi di risparmio, prestiti o assicurazioni.

L’esclusione digitale

Pedro de Vasconcelas sottolinea che, purtroppo, le famiglie che vivono in zone isolate – per cui le rimesse costituiscono una strategia di sopravvivenza essenziale – hanno difficoltà ad accedere a strutture dove ritirare il denaro o ad alternative ancora più convenienti come i conti correnti digitali. E ribadisce che serve un’assunzione di responsabilità da parte dei governi e del settore privato che – spiega - devono investire con urgenza in infrastrutture digitali per le aree rurali, per ovviare a questo problema. Ricorda che in molti Paesi, le persone che vivono in aree rurali isolate hanno poche opportunità di accedere a servizi bancari o difficoltà di connessione tramite telefoni cellulari. Inoltre, c’è una disponibilità limitata di agenzie che offrono servizi finanziari digitali, come il ritiro di contanti. Spesso i fornitori di servizi finanziari digitali sono situati nei centri urbani. Questo vuol dire che milioni di persone povere che vivono nelle aree rurali devono coprire grandi distanze, spesso affrontando spese notevoli, per raggiungere città e centri abitati dove ritirare il denaro spedito in modalità digitale dai loro familiari emigrati.   

L’impegno dell’Ifad

Il responsabile dello Strumento finanziario per le rimesse dell’Ifad  spiega che, tra le numerose raccomandazioni rivolte al settore pubblico e privato, l’Ifad  ha elaborato misure concrete per promuovere la digitalizzazione del mercato delle rimesse, nel tentativo di stimolare la ripresa e rafforzare la resilienza delle famiglie dei migranti in tutto il mondo. In linea con queste misure, l’Ifad sta attualmente finanziando soluzioni digitali promosse dal settore privato di cui beneficeranno oltre un milione di persone nella sola Africa occidentale.

Dietro l’incremento

De Vasconcelas invita a riflettere su una circostanza precisa: l’anno scorso, le rimesse digitali sono aumentate del 65 per cento raggiungendo la cifra complessiva di 12,7 miliardi di dollari. Questo cambiamento, spiega, è dovuto a una diminuzione nell’uso di contante determinata dai lockdown che hanno limitato la possibilità di spedire denaro attraverso canali informali, nonché – aggiunge -  dalle regole di distanziamento sociale, tanto per chi spediva quanto per chi riceveva le rimesse. Il punto è che nonostante la recessione economica globale causata dalla pandemia – ribadisce -  i migranti hanno continuato a mandare denaro a casa alle loro famiglie, e le rimesse nel 2020 hanno raggiunto l’ammontare totale di 540 miliardi di dollari,  con un calo limitato all’1,6 per cento, rispetto all’anno precedente.

Il fenomeno delle rimesse

In tutto il mondo, 200 milioni di migranti mandano regolarmente denaro a casa a circa 800 milioni di loro parenti. Questo contributo influisce in modo cruciale sulla loro vita e sulla loro possibilità di mantenersi. Quasi la metà di queste famiglie vive in aree rurali di Paesi in via di sviluppo, dove la povertà e la fame sono più diffuse. Le famiglie usano i soldi mandati a casa dai lavoratori migranti per soddisfare necessità essenziali quali cibo, alloggio, spese scolastiche e mediche, oltre che per avviare piccole attività imprenditoriali. Queste risorse spesso sono in grado di cambiare la vita delle famiglie e delle comunità locali.

La disparità è innanzitutto donna

In definitiva, la pandemia ha fatto aumentare l’adozione di trasferimenti digitali di denaro e di conti correnti gestiti attraverso il telefono cellulare, ma ha anche evidenziato la diffusa mancanza di pari opportunità che innanzitutto riguarda le donne: Pedro de Vasconcelos assicura che restano disparità profonde denunciando che le donne hanno il 33 per cento di possibilità in meno, rispetto agli uomini, di avere un conto corrente digitale. Dunque, rilancia l’appello dell’Ifad perché sia colmato questo divario, abbattendo gli ostacoli che impediscono alle donne di avere accesso e poter utilizzare servizi finanziari digitali.

18 giugno 2021, 18:52