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Naftali Bennett annuncia l'alleanza con Lapid Naftali Bennett annuncia l'alleanza con Lapid  (ANSA)

Israele ad un passo da un nuovo governo di coalizione senza Netanyahu

In Israele i partiti trattano per consolidare l’accordo per un nuovo esecutivo tra la destra nazionalista Yamina di Naftali Bennett e l'opposizione centrista Yesh Atid, guidata da Yair Lapid. Dura la reazione del premier Netanyahu che prova a ricompattare la maggioranza per non essere messo da parte

Marco Guerra – Città del Vaticano

Sono ore cruciali per il destino politico di Israele, dopo l’annuncio, ieri sera, dell'alleanza per un nuovo governo tra la destra nazionalista 'Yamina' di Naftali Bennett e l'opposizione centrista 'Yesh Atid', guidata da Yair Lapid. L’esecutivo escluderebbe l’attuale premier israeliano, Benyamin Netanyahu, dopo 12 anni di guida ininterrotta dell'esecutivo.

Bennett annuncia alleanza con Lapid

 "Farò un governo di unità nazionale con Lapid per far uscire Israele dalla voragine", ha annunciato ieri in serata il leader di Yamina. "Chi dice che c'è un governo tutto di destra a portata di mano si sbaglia. Non c'è, chi lo dice mente", ha aggiunto attaccando Netanyahu che, dal canto suo, ha risposto accusando il rivale Naftali Bennett di "imbrogliare" gli israeliani che lo hanno votato e di mettere in atto "la truffa del secolo".

Confronto interno alla destra

Ma nel botta e risposta c’è anche lo spazio per la trattativa. Con un'offerta tesa ad impedire un governo di centro guidato da Yair Lapid, Netanyahu ha proposto al leader di Yamina Bennett e a Gideon Saar di 'Nuova speranza' la rotazione a tre nella premiership in un esecutivo tutto di destra. Immediata la risposta di Saar che ha declinato la proposta, scrivendo su twitter che il suo partito "resta allineato alla sua posizione" di rimpiazzare Netanyahu. Più complessa la situazione di 'Yamina', il cui leader Bennett è alle prese con un parziale dissenso interno, ma che sembra aver scelto già Lapid. L'annuncio - dopo una riunione del partito - dovrebbe avvenire in giornata. 

Serve appoggio esterno del partito arabo

Ad ogni modo tutti gli analisti danno per scontata la formazione di un nuovo governo che avrà come premier lo stesso Bennet, il quale potrebbe alternarsi in staffetta con Lapid. Intanto, quest’ultimo entro mercoledì - termine del mandato affidatogli dal presidente Reuven Rivlin – dovrà comunicare al capo dello Stato di poter sciogliere positivamente la riserva sull'incarico. Poi ci sarà una settimana di tempo per convocare la Knesset, che dovrà votare il nuovo governo. Se il duo Lapid-Bennett avrà dalla sua i 61 seggi necessari in aula, allora Israele eviterà le quinte elezioni in due anni, che sembravano dietro l'angolo. Il nuovo esecutivo sarà comunque molto eterogeneo, perché vedrà al suo interno la Destra (Bennett, Saar, Lieberman), centro (Lapid, Gantz) e probabilmente l’appoggio esterno della sinistra e dei partiti arabi.

Un governo eterogeneo

“Si esce dall’impasse politica dovuta a questo continuo ricorso alle elezioni, le forze che comporranno il nuovo governo sono molto diverse, ma unite dall’idea che la stagione di Netanyahu sia finita”, spiega a Vatican News Giorgio Bernardelli, giornalista esperto di Medio Oriente, “ma è un passaggio ancora tutto da scrivere, perché, solo con l’appoggio esterno del partito arabo, la coalizione che si sta formando può avere i numeri per governare”.

Ascolta l'intervista a Giorgio Bernardelli

Obiettivo pacificazione nazionale

Secondo Bernardelli, Netanyahu lascia un Paese profondamente diviso e le immagini degli scontri nelle città israeliane hanno avuto un peso sulla decisione di Bennett: “Sono divisioni profonde che Netanyahu ha cavalcato e il nuovo governo nasce proprio con il tentativo di ricreare una base comune per riproporre delle regole per stare insieme. Non sarà facile, perché i partiti che lo comporranno sono divisi su molte questioni, prima fra tutte quella degli insediamenti”.

Staffetta Bennett – Lapid

“Questo governo sarà molto prudente per tutto ciò che riguarda le questioni esterne e i rapporti con il mondo palestinese – prosegue il giornalista – perché a causa delle diverse posizioni l’esecutivo non cambierà la politica estera, il suo obiettivo principale sarà la pacificazione interna, una scommessa che sta vincendo Lapid, il grande tessitore di questa intesa”. Bernardelli riferisce che gli analisti israeliani ritengono che il prossimo passo decisivo sarà allargare la maggioranza ad almeno uno dei partiti confessionali, un’operazione che potrebbe rappresentare una vera e propria svolta, visto che la componente religiosa è molto forte nelle società israeliana. "Se riusciranno a fare questo, il governo potrebbe durare”. Bernardelli ritiene infine che l’accordo di governo prevederà una staffetta tra Bennett e Lapid alla premiership a metà mandato, ma con un governo con appena due voti di maggioranza, "la prospettiva di due anni e mezzo è un eternità”.

31 maggio 2021, 12:02