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Proteste in Colombia, il vescovo di Pasto: “Non si dia spazio alla violenza”

Nel Paese sudamericano le manifestazioni giungono al sesto giorno. Appello di monsignor Juan Carlos Cardenas Toro: “Proteggere la vita umana sopra ogni cosa. La violenza distrae dalle ragioni fondamentali della protesta sociale”

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

“Faccio appello al buon senso della popolazione di Pasto, così ricca di valori umani e cristiani, affinché sia sempre un modello di espressione civica in cui non ci sia spazio per chi genera disordine e distruzione, non solo del patrimonio storico della città ma della vita umana, che deve essere protetta sopra ogni cosa”. È un appello accorato quello di monsignor Juan Carlos Cardenas Toro, vescovo della diocesi colombiana di Pasto, scenario – come altre città del Paese latinoamericano – di forti disordini a seguito delle proteste sociali contro la riforma fiscale proposta dal governo e già ritirata. In un messaggio diffuso dalla diocesi, Cardenas indica come “comprensibile e lodevole” l’esercizio democratico della protesta sociale, ma, chiarisce, questo deve avvenire “nel rispetto della vita individuale e collettiva e nella salvaguardia del bene comune, così come della proprietà privata”. 

Vicinanza ai feriti negli scontri: "La violenza delegittima la protesta" 

Il plauso del vescovo va a quei giovani scesi in strada in prima linea per guidare questi spazi di partecipazione sociale: “È un segno di speranza – scrive - che deve essere sostenuto dai valori della creatività, dignità e responsabilità”. Allo stesso modo, monsignor Cardenas si dice vicino a tutti coloro che, usciti pacificamente per protestare, sono rimasti feriti durante gli scontri. Solidarietà anche ai poliziotti rimasti ustionati, giovedì scorso, a causa della bomba incendiaria lanciatagli contro da uomini incappucciati. “Non permettete che la scena sia associata a coloro che cercano di generare anarchia e caos attraverso la violenza”, afferma il presule. E, ribadendo che sia responsabilità delle autorità la tutela dell’ordine pubblico, sottolinea che “coloro che invitano i cittadini a mobilitarsi devono cercare strategie per proteggere queste iniziative cittadine da anarchici e violenti”. Anche perché “la violenza delegittima e distrae dalle ragioni fondamentali della protesta sociale”. L’appello va quindi al governo perché generi spazi di dialogo per proporre politiche in linea con la realtà del popolo colombiano, tenendo in considerazione “giustizia, efficienza, efficacia e credibilità”. Un invito anche alla Chiesa ad essere sempre pronta a contribuire alla riflessione e alle proposte.

Sesto giorno di manifestazioni: 19 morti e circa 800 feriti

Intanto nel Paese le proteste sono arrivate al sesto giorno, segnato dalle dimissioni di ieri, lunedì 3 maggio, del ministro delle finanze colombiano, Alberto Carrasquilla, in carica dal 7 agosto 2018, considerato fautore del progetto di riforma fiscale. La scintilla che ha acceso il fuoco delle manifestazioni della scorsa settimana perché, riportano i media colombiani, avrebbe colpito soprattutto le classi medie e basse. Secondo il rapporto dell’Ufficio del Difensore civico (Ombudsman), le proteste hanno portato finora alla morte di 19 persone durante le manifestazioni, 18 civili e un poliziotto. Sono, invece, circa 800 i feriti e attualmente si stanno classificando 140 denunce che includono informazioni su morti, dispersi, vittime di abusi della polizia. Le organizzazioni sociali hanno pubblicato invece rapporti in cui affermano che il numero delle vittime di aggressioni fisiche e detenzioni arbitrarie sia ancora più alto.

04 maggio 2021, 12:00