Cerca

Vatican News

Colombia, il “conforto” per le parole del Papa e la paura di una guerra civile

Non si attenuano le tensioni nel Paese sudamericano, dove proseguono da circa due settimane le manifestazioni antigovernative in varie città. Ieri l’appello di Francesco al Regina Coeli e incontro tra i leader religiosi e il presidente Duque. La testimonianza di Camilo Zuluaga, volontario della Comisión de la Verdad: “Temiamo un’escalation di violenza”

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

Nell’angoscia generale per le tensioni a Gerusalemme e gli orrendi attentati a Kabul, in Afghanistan, Papa Francesco, ieri, durante il Regina Coeli in piazza San Pietro, non ha dimenticato la Colombia, agitata da dodici giorni da manifestazioni antigovernative in diverse città. “Vorrei esprimere la mia preoccupazione per le tensioni e gli scontri violenti in Colombia che hanno provocato morti e feriti”, ha detto il Pontefice e, ascoltando le grida di alcuni ragazzi colombiani presenti nella Piazza, ha aggiunto: “Ci sono tanti colombiani qui preghiamo per la vostra patria”. 

A Bogotà, incontro tra i leader religiosi e il presidente Duque

Parole di conforto in un momento drammatico per il Paese che ancora fatica a trovare una pace stabile e duratura, dopo cinquant’anni di guerriglia. Ieri a Bogotà, i leader religiosi hanno incontrato il presidente della Repubblica, Ivan Duque Marquez, e al termine hanno rilanciato un appello comune al Governo nazionale per superare la crisi. “Esprimiamo il nostro sostegno alle istituzioni nella ricerca di processi di dialogo che portino alla soluzione delle necessità dei più poveri, nonché il totale rifiuto di qualsiasi forma di violenza, da qualsiasi parte provenga”, hanno scritto i leader religiosi in un messaggio, ribadendo l’importanza del dialogo e dell'unità per superare la violenza, chiedendo di mettere fine ai blocchi che colpiscono milioni di famiglie, condannando gli abusi commessi da alcuni membri della forza pubblica. "Sosteniamo l'esercizio dell'ascolto reciproco, il dialogo costante e aperto avviato dal presidente della Repubblica con i rappresentanti dei diversi settori, sia a livello nazionale che regionale, per costruire insieme soluzioni volte a soddisfare le esigenze dei colombiani e a respingere ogni incitamento alla violenza, all'odio, alla discordia e alla distruzione della nostra società".

Il timore di un'escalation di violenze

Intanto il timore tra la popolazione colombiana è quella di un'escalation di violenza. “Temiamo un nuovo conflitto civile”, confida Camilo Zuluaga, colombiano e volontario del “Nodo Italia” a sostegno della Comisión de la Verdad, l’organismo a carattere extragiudiziale creato dallo Stato colombiano, dopo gli accordi di pace del 2016 tra governo e Farc. Presieduta dal gesuita Francisco De Roux, la Comisión nel 2021 dovrà redigere il rapporto sul conflitto armato, promuovere il riconoscimento delle vittime e concorrere a costruire un duraturo clima di rispetto, concordia e riconciliazione nel Paese. Obiettivo che le recenti tensioni rendono ora più difficile.

Ascolta l'intervista a Camilo Zuluaga

R. - Senz’altro le parole del Papa di ieri sono importanti, soprattutto nel silenzio generale della maggior parte dei capi di Stato e interpellano anche la Chiesa colombiana. Sono parole di speranza e di conforto in un momento molto difficile per la Colombia, dove una legittima protesta democratica, partita assolutamente senza alcun intento violento, è stata duramente repressa. Le cifre e le voci che arrivano dalla Colombia parlano di migliaia di feriti, oltre 500 persone di cui non sappiamo nulla, di abusi e torture da parte della polizia. Non ultima, la notizia che è stata attaccata la Guardia indigena, le popolazioni indigene scese a fare una protesta pacifica, di sostegno ai manifestanti. Sono stati attaccati da poliziotti e civili.

Qual è la paura più grande adesso?

R. – La paura che abbiamo, condivisa anche dal Papa, è quella di una escalation di violenza che possa portare non dico ad una guerra civile ma ad un ulteriore conflitto nel Paese che si trova nella difficile ricerca della fine della guerriglia armata che dura da più di cinquant’anni.

Al momento, quindi, non si vede una soluzione o comunque una via d’uscita a questa situazione di disordine?
R. – In questo momento, dopo tanti giorni di scontri, è un po’ difficile. Se il governo aveva intenzione di trovare qualche via per il dialogo, doveva agire prima. L’ultima dichiarazione del presidente Duque è di aumentare gli spiegamenti di forze in campo, quindi una risposta militare a quella che è una risposta civile. Il governo dovrebbe avviare un dialogo, non schierare ulteriormente altre forze militari sul campo.

Cosa sta facendo l’organismo di cui è membro in questo contesto?
R. - Fin dall’inizio abbiamo sostenuto il lavoro della Commissione della Verità cercando di raccogliere testimonianze delle persone colombiane ma anche delle organizzazioni italiane che hanno testimoniato quanto succede in Colombia. Quindi un lavoro a sostegno della democratizzazione del conflitto, perché di questo in fondo si parla: far tacere le armi e portare la Colombia a una transizione di democrazia. Questo significa anche demilitarizzare la politica colombiana. Su questa strada noi proviamo a tenere viva la voce delle persone che negli anni hanno lavorato a questo fine e che, proprio per le loro posizioni, sono state costrette ad andare via dal Paese. Anche, attraverso le istituzioni italiane, cerchiamo di aiutare a mantenere una rete di solidarietà e un osservatorio costante su tutto quello che succede in Colombia.

10 maggio 2021, 13:30