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Un gommone in mare carico di migranti Un gommone in mare carico di migranti  (ANSA)

Polemiche e cordoglio dopo il tragico naufragio al largo della Libia

In 130 avrebbero perso la vita nell'ultima tragedia del mare nel Mediterraneo. Diverse le ricostruzioni dei soccorsi nell'area ma cresce il cordoglio e la preoccupazione per le tante morti di migranti, che scappano in cerca di una nuova possibilità

Benedetta Capelli - Città del Vaticano

Misure urgenti per porre fine alla perdita di vite umane in mare. E’ l’appello alla comunità internazionale dell’Unhcr e dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, quest’ultima accusa gli Stati – Italia, Malta e Libia – e l’Europa di non aver agito prima che i migranti annegassero “nel cimitero del Mediterraneo”. Parole alle quali ha risposto il presidente del Parlamento europeo, Sassoli, chiedendo che sia l’Europa stessa ad “intervenire, salvare vite, realizzare corridoi umanitari e organizzare un'accoglienza obbligatoria”. A dividere la ricostruzione dell’intervento di soccorso con le ong impegnate in mare che affermano di aver avvisato chi di dovere, già mercoledì mattina, Frontex ammette di aver inviato un aereo nell’area e di aver a sua volta chiesto aiuto perché c’era maltempo e mare in tempesta. La Guardia Costiera Italiana afferma di aver seguito le procedure, avvisando le autorità libiche competenti dell’area.

Necessario agire

“E’ stato come navigare tra i cadaveri”: la tragica ammissione di Ocean Viking, arrivata in quel tratto di mare.  “Siamo sgomenti davanti all’orrore e all’indifferenza dei governi nazionali e dell’Unione Europea”: sottolinea il Centro Astalli. “Ci si ostina - afferma il presidente padre Ripamonti - a definire politiche migratorie, quelli che sono accordi stipulati con governi antidemocratici, spendendo capitali che potrebbero essere utilizzati per gestire le migrazioni in maniera sicura, legale e a beneficio di tutta la comunità”.  Non si può tollerare che vite perse in mare “non suscitino reazioni e risposte umanitarie”, poiché “la politica democratica e le istituzioni che la decidono hanno come compito principale garantire una vita degna e libera a ogni essere umano sulla terra”. Per la Comunità di Sant’Egidio è urgente una risposta di lungo respiro che punti a svuotare "i luoghi di detenzione, a esaminare le situazioni delle singole persone e a consentire vie di salvezza legali come i corridoi umanitari”. Per Sant’Egidio occorre costruire un futuro vivibile nei paesi di origine, soprattutto per i giovani, con il sostegno dell’Unione europea.

24 aprile 2021, 08:22