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Mozambico: sfollati a Pemba Mozambico: sfollati a Pemba  (AFP or licensors)

Mozambico. Un missionario: “situazione drammatica"

Il racconto del sacerdote portoghese, padre Ricardo Marques, fa luce su quanto si sta vivendo a Pemba con famiglie spezzate e migliaia di persone scomparse

Davide Dionisi – Città del Vaticano

E’ un “nemico senza volto” quello di cui parla padre Ricardo Marques, lanciando un accorato appello alla comunità internazionale. Il missionario portoghese, a Pemba dal 2015, parla di “situazione drammatica” quella che stanno vivendo le comunità del nord a seguito degli attacchi terroristici. “Più di 3.000 morti ed oltre 800.000 sfollati in tutta la provincia” rivela all’agenzia stampa dei vescovi portoghesi “Ecclesia” il sacerdote, che è anche parroco della chiesa locale intitolata a Maria Ausiliatrice. Padre Marques mette in luce la presenza di “famiglie spezzate” e di migliaia di persone scomparse. “La maggioranza si rifugia nella boscaglia, fuggendo da morte certa, e ci sono persone che non sanno dove si trovano i loro parenti, se sono ancora vivi o morti”.

Prima che sia troppo tardi

A causa dei combattimenti nella zona tra forze di sicurezza statali e gruppi armati, miliziani jihadisti di al-Shabaab, collegati all’Isis, i civili continuano a fuggire. Un recente attacco dei ribelli nella città costiera di Palma ha costretto alla fuga almeno 11.000 persone, con altre migliaia che sarebbero rimaste intrappolate all’interno dell’area. I civili sono arrivati a proprio a Pemba e a Nangade, Mueda e Montepuez dal 24 marzo, all’indomani dell'attacco.  Si tratta per lo più di donne e bambini. “Non conosciamo le motivazioni di quello che sta succedendo” riprende il missionario. “Con l'escalation della violenza, si stanno riaccendendo vecchi rancori. Non possiamo far cadere quanto sta avvenendo in questa parte di mondo nell’oblio. È necessario un intervento urgente, prima che sia troppo tardi. Mi appello, quindi, a tutte le autorità e alle persone di buona volontà, affinché si trovi presto una soluzione che metta fine a questa guerra devastante”.

Voce dei senza voce

Intanto l’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) ha fatto sapere che il numero delle persone costrette alla fuga  nel Mozambico settentrionale potrebbe superare la soglia del milione entro giugno se la violenza in corso non si fermerà. Padre Ricardo Marques racconta che la popolazione teme che gli attacchi possano interessare presto anche Pemba. “Il pericolo è reale” afferma, aggiungendo che “finché il governo mozambicano non assumerà un atteggiamento più deciso e non accetterà gli aiuti stranieri, continueranno a registrarsi morti e la possibilità di perdere questa provincia a causa del terrorismo sarà molto alta”. Il missionario sostiene che la sola voce profetica a sostegno di questo popolo martoriato sia quella di Papa Francesco: “Ha denunciato le ingiustizie e le continue violazioni dei diritti umani”. Per quanto riguarda l’impegno della Chiesa, il sacerdote racconta: “Cerchiamo di essere la voce dei senza voce, di dare spazio al grido delle vittime. Cerchiamo di portare parole di conforto e consolazione a tutte le famiglie e, per quanto possibile, in collaborazione con le autorità civili, la Caritas diocesana e alcune ONG, aiutiamo le famiglie più bisognose portando loro beni di prima necessità”. A Pemba gli sfollati sono stati sistemati nelle aree messe a disposizione dal governo ma, secondo Padre Ricardo Marques “vivono senza le condizioni minime di igiene. Si tratta di grandi nuclei, 30/40 persone a famiglia, che occupano un breve spazio di terra. Molti di loro non hanno riparo dal sole e dalla pioggia”. A questo si aggiunge la preoccupazione per la diffusione del Covid, anche se, conclude il missionario portoghese, considerata la drammatica situazione “Il virus non è considerato elemento discriminante per l’accoglienza. Sarebbe una condanna a morte per tanti innocenti”.

12 aprile 2021, 08:00