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Vatican News

Bangladesh. Dispersi anche 23 bambini dopo l'incendio a Cox’s Bazar

Nel campo profughi dei Rohingya, il team di ricongiungimento familiare di Save the Children ha riportato 289 bambini alle loro famiglie ma ancora molti minori mancano all'appello. Dopo l'ennesimo rogo dello scorso 24 marzo, sono centinaia le persone che risultano disperse. Inoltre, secondo l'OMS, almeno sei strutture sanitarie sono state distrutte. Un altro grave danno per le circa 800 mila persone che vivono già in condizioni di estrema povertà

Emanuela Campanile - Città del Vaticano

Save the Children - l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini in pericolo e garantire loro un futuro - sta lavorando 24 ore su 24 per cercare di ritrovare i bambini dispersi dopo l'ennesimo incendio divampato il 24 marzo nel campo profughi di Cox's Bazar.

Dentro al campo

Il team di ricerca e ricongiungimento familiare dell'Organizzazione ha già riunito 289 bambini alle loro famiglie dopo che erano rimasti separati nel caos dell’incendio e sta lavorando a stretto contatto con i leader del campo e le altre organizzazioni per individuare i bambini scomparsi. 

Come già dichiarato insieme ad altre organizzazioni, spiega Save the Children, la recinzione intorno al campo ha ostacolato la possibilità di fuga dei rifugiati e ha causato notevoli ritardi ai servizi antincendio. Non esiste quindi alcuna "via di fuga" sicura e nemmeno la possibilità di accedere ai servizi di risposta alle emergenze. Filippo Ungaro, portavoce dell'Ong - Italia ci descrive il campo, o meglio, i numerosi campi in cui vivono sotto tende di plastica e bambù, i quasi 800 mila rifugiati. Strutture attaccatte l'una all'altra e abbarbicate su colline dal terreno fragile e fangoso. La lotta, per queste persone che per fuggire alla violenza hanno perso tutto, è quotidiana.

Ascolta l'intervista a Filippo Ungaro

La testimonianza di una mamma

Numerosi i volontari Rohingya di Save the Children che sono stati coinvolti dall'ultimo incendio. Tayeba Begum è fuggita dalle fiamme con suo figlio prima che il fuoco entrasse in casa sua. “Quando è scoppiato l'incendio dietro casa mia, ho afferrato mio figlio e ho corso per almeno un chilometro. Ho dovuto lasciare tutto alle spalle e correre per salvare le nostre vite. Tutti i miei averi sono stati ridotti in cenere e ho trovato rifugio a casa di mio fratello che vive nelle vicinanze. Ho visto persone piangere e scappare per salvarsi la vita, ma non potevano andare lontano a causa del filo spinato. L'esercito è arrivato dopo un po' e ha trovato il modo di aiutare le persone a fuggire, tagliando la recinzione davanti a casa nostra. Poi sono entrati i vigili del fuoco e hanno aiutato a spegnere l'incendio. Altrimenti, anche la casa in cui ci siamo rifugiati sarebbe andata a fuoco".

Aiuti e preoccupazioni

Save the Children è preoccupata per il benessere di madri incinte, neonati e bambini sotto i cinque anni che soffrono di mancanza di cibo, acqua e accesso all'assistenza sanitaria, poiché secondo il World Health Organization (OMS), almeno sei strutture sanitarie sono state distrutte dall'incendio. Le organizzazioni umanitarie stanno lavorando rapidamente per distribuire bottiglie d'acqua e serbatoi mobili ai rifugiati. Save the Children e altri partner stanno impiegando personale medico mobile e ambulanze per i ricoveri. L’Organizzazione sta inoltre fornendo il primo soccorso psicosociale a bambini e famiglie in difficoltà che sono stati traumatizzati dall'incendio e sta fornendo kit di accoglienza di emergenza per i rifugiati sfollati. Ha istituito 12 spazi temporanei sicuri per i bambini aperti 24 ore al giorno con personale qualificato per la protezione dei bambini e volontari.

26 marzo 2021, 09:51