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 Papa Francesco con il regista Evgeny Afineevsky autore del film “Francesco” su Discovery+ Papa Francesco con il regista Evgeny Afineevsky autore del film “Francesco” su Discovery+ 

Il film “Francesco” su Discovery+

Diretto da Evgeny Afineevsky, inizierà lo streaming globale domenica 28 marzo. Il regista: “Ciò che ho ammirato di più nel Papa è stato il modo in cui riunisce le persone”

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Presentato in anteprima al Festival di Roma, il film "Francesco", del regista nominato all'Oscar Evgeny Afineevsky, inizierà lo streaming globale domenica 28 marzo su Discovery+, dopo un'apertura nei cinema virtuali (https://www.francescofilm.com/ ).

"È un onore ospitare la prima mondiale di Francesco su Discovery+, mettendo in luce uno sguardo intimo su uno dei leader più amati e influenti del mondo, Papa Francesco", ha detto Lisa Holme, Group SVP of Content and Commercial Strategy per Discovery, Inc. Mettendo in relazione il suo film su Papa Francesco con i suoi film precedenti, e in particolare con quello sulla Siria, il regista ha detto a Vatican News: "Nei miei due film precedenti, mi sono reso conto che l'umanità era in crisi e ho visto come i film e la mia narrazione visiva potevano aiutare a portare l'attenzione sulle importanti questioni del mondo di oggi e creare un appello all'azione. Ho potuto vedere come i miei film erano in grado di portare sul grande schermo voci innocenti e importanti di persone da tutto il mondo. Dopo la Siria, ho deciso di fare qualcosa che potesse portare speranza, luce, diffondere l’umanità e l'amore, ispirare il cambiamento su molte questioni mondiali scottanti da cui siamo circondati. In seguito ho saputo di Papa Francesco e delle sue notevoli azioni umanitarie che sta conducendo verso tutti gli esseri umani del pianeta, incaricando azioni e portando l'attenzione verso tutte le questioni importanti di oggi. Così, ho fatto il primo passo verso la mia guarigione, così come per presentare una strada verso la speranza per la nostra umanità, presentando Papa Francesco come il veicolo per ispirare unità per tutta l'umanità".

"Francesco, come capo della Chiesa cattolica – dice il regista – ha sempre incoraggiato a riunire le persone di diverso contesto sociale. Il suo recente e coraggioso viaggio in Iraq è un'azione provata e un umile esempio su questo fronte. Questo è qualcosa che ci manca di questi tempi. Mi sono anche reso conto che volevo portare più attenzione alle molte altre questioni globali e importanti che noi come esseri umani abbiamo creato in questi tempi tumultuosi e Papa Francesco come qualcuno, che può dimostrare un’enorme umiltà e saggezza attraverso le sue lezioni di vita e la generosità verso tutti noi, e attraverso le sue azioni, che possiamo replicare o imparare, può aiutarci a costruire un ponte verso un futuro migliore per farci prosperare come una comunità globale".

Il regista, di famiglia ebrea, si dichiara una persona non religiosa. "Sono un ebreo culturale", dice di sé. "Sono nato ebreo, la mia famiglia è ebrea. Rispetto la religione. Ma non sono una persona religiosa. E il mio film non parla della Chiesa cattolica. Parla di un uomo che guida un'istituzione importante, parla di comprensione, di fede e di qualcosa di molto più grande della Chiesa. Parla di noi, dell'umanità, di come abbiamo creato disastri intorno a noi. Parla di un umile essere umano che cerca di mostrarci un percorso verso il futuro... specialmente ora che la pandemia ha creato questa linea rossa che ci separa dal nostro passato e dal nostro futuro".

"Sento di dovere – aggiunge Afineevsky – di dovere ringraziare il Papa per la sua pazienza con me. È molto umile. Non senti nessun senso di superiorità presso di lui, ti senti a tuo agio come se fossi seduto accanto a un parente o un amico. Gli piace ascoltare. In modo che tu ti senta come se fosse qui per te. Ha un grande senso dell'umorismo, è anche un grande appassionato di sport. Ha un grande spirito – è sempre positivo. Ciò che ho ammirato di più è stato il modo in cui riunisce le persone; e la trasparenza che sta portando nella Chiesa, l’empowerment delle donne con il suo chiamare le donne a lavorare nella Santa Sede, in posizioni elevate".

Il regista spiega anche come la pandemia ha cambiato il film: "Penso che la pandemia abbia completamente rimodellato la mia idea del documentario. E come potete vedere, si tratta di questa linea rossa che ci ha costretti a capire cosa dobbiamo rivalutare... cosa dobbiamo lasciarci alle spalle nel nostro passato e quali azioni dobbiamo intraprendere verso il nostro futuro. La scena iniziale del Papa che cammina verso il leggio nella vuota Piazza San Pietro ti scuote nel profondo della tua anima. Questa scena a qualsiasi persona può sembrare la fine del mondo e forse la fine della razza umana se noi, come società e come esseri umani, non ci fermiamo per un momento e rivalutiamo tutto ciò che stiamo facendo".

Il film affronta anche la questione degli abusi sessuali e del potere nella Chiesa. E il regista afferma che questa è la parte di cui è più orgoglioso. "L'abuso sessuale e l'abuso di potere nella Chiesa è un microcosmo degli abusi nelle varie comunità. Sta facendo molto per combattere gli abusi sessuali e la corruzione nella Chiesa. Mostrare come è successo e come il Papa sta lavorando duramente per correggere gli errori del passato, è tremendamente importante e potente. Il cambiamento richiede tempo. Quello che ho visto, quello che Juan Carlos Cruz ha visto, è che papa Francesco sta facendo i passi giusti nella direzione giusta per liberare questa istituzione dalla corruzione. Non si può cambiare da un giorno all'altro, ma possiamo vedere e testimoniare nel film che sta facendo molto per cambiare la situazione ed è sulla strada giusta".

Un passaggio del film sulle coppie gay ha fatto molto discutere, subito dopo la sua presentazione al Festival di Roma. Il Papa parlava di legislazione civile, della possibilità degli Stati di regolamentare le unioni civili omosessuali, come capita in alcuni paesi, senza assimilarle al matrimonio sacramentale tra un uomo e una donna; della necessità di proteggere le persone da ogni tipo discriminazione e del diritto dei figli gay a non essere allontanati dalla loro famiglia di origine, invitando i genitori a comprenderli ed accoglierli. "Da quelle parole del Papa, che ho incluso nel film – racconta ora il regista – personalmente ho capito che egli, come sacerdote, come un padre, vuole proteggere ogni vita umana, non importa il colore della pelle, la religione o la loro sessualità. Per questo vuole che le persone gay siano protette contro ogni tipo di discriminazione".

"Questo film – conclude il regista – è una lettera d'amore alla terra e alla sua gente e sarà lì come un forte promemoria di ciò che può accadere quando smettiamo di 'amarci l'un l'altro'. Che tutti noi possiamo seguire il semplice mantra e le belle azioni di questo incredibile uomo – Papa Francesco. Spero che porterà l'attenzione sulle importanti questioni globali ritratte nel film; e che possiamo unirci per effettuare un cambiamento nel mondo e preservarlo per il futuro. Con Papa Francesco come figura centrale del film, è una testimonianza del potere di una persona di fare la differenza. E un'ispirazione per lo spettatore a fare lo stesso".

26 marzo 2021, 10:30