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Congo, ucciso il magistrato che indagava sulla morte di Attanasio

L'agguato è avvenuto nella stessa strada dove sono stati uccisi il 22 febbraio l'ambasciatore italiano, un carabiniere e l'autista del convoglio

Andrea De Angelis - Città del Vaticano

Ancora sangue nella Repubblica Democratica del Congo. William Assani, il magistrato militare che indagava sull'agguato in cui lo scorso 22 febbraio sono morti l'ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci e l'autista congolese Mustafa Milambo, è stato ucciso in un attacco avvenuto sulla stessa strada, quella che collega Rutshuru a Goma. Lo riferisce l'agenzia Fides citando fonti missionarie locali.

Le indagini erano appena iniziate

"Fonti locali dichiarano che il magistrato stava tornando da una riunione a Goma, nell'ambito dell'inchiesta sulla sicurezza dell'area e in particolare sull'omicidio dell'ambasciatore italiano e dei suoi due accompagnatori", scrive l'agenzia Fides citando fonti missionarie che operano nel Nord Kivu, di cui Goma è il capoluogo. In un comunicato inviato a Fides, l'Ong locale Cepadho (Centro Studi per la Pace, la Democrazia e i Diritti Umani) afferma di "aver appreso con forte sgomento dell'assassinio del maggiore William Assani, magistrato presso il Tribunale militare di Rutshuru, rimasto vittima di un agguato all'altezza di Katale, sull'asse stradale Rutshuru - Goma, da dove proveniva". "Questo crimine - precisa la dichiarazione - è stato perpetrato da uomini armati, non identificati, uno dei quali è stato neutralizzato dalle Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo".

L'attentato del 22 febbraio

Il convoglio oggetto dell'attentato dello scorso mese viaggiava dalla città di Goma a Rutshuru, più a nord, per visitare una scuola congolese del World Food Programme. La strada, rende noto il WFP in una nota, era considerata sicura e il gruppo non era scortato da caschi blu della missione Monusco presente nel Paese. L’attacco non è stato rivendicato ed il governo di Kinshasa ha fatto immediatamente sapere che “farà di tutto per scoprire chi c’è alla base dello spregevole omicidio”.

Fare giustizia

Una ferma condanna dell’accaduto e una richiesta di giustizia per le vittime: così, in una nota Pax Christi International commenta la morte dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e del loro autista Mustapha Milambo, uccisi lo scorso 22 febbraio nel corso di un agguato a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo. “Pax Christi International ed i suoi membri nella regione dei Grandi Laghi – si legge nel comunicato – condannano fermamente questo atto spregevole e chiedono al governo locale di consegnare i colpevoli alla giustizia”. L’organismo sottolinea, poi, come “ogni settimana si registrino, nel Paese, attacchi e perdite di vite umane innocenti”, un “flagello insidioso che ha invaso tutto il territorio congolese negli ultimi trent’anni e che attualmente non risparmia nessuno”. Sia nei villaggi che nelle città, infatti, si registrano “omicidi, rapimenti, rapine a mano armata e altri atti violenti, mentre gruppi armati saccheggiano regolarmente le proprietà della popolazione, facendo innumerevoli vittime”.

Il cordoglio del Papa 

“Con dolore ho appreso del tragico attentato avvenuto nella Repubblica Democratica del Congo, nel quale hanno perso la vita il giovane ambasciatore italiano Luca Attanasio, il Carabiniere trentenne Vittorio Iacovacci ed il loro autista congolese Mustapha Milambo”. Si apriva con queste parole il messaggio di cordoglio del Papa, indirizzato all'indomani del tragico evento al presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella. Francesco esprimeva inoltre il suo cordoglio ai familiari delle vittime, al corpo diplomatico ed all’arma dei Carabinieri “per la scomparsa di questi servitori della pace e del diritto”. Il Papa quindi ricordava “l’esemplare testimonianza del signor ambasciatore, persona di spiccate qualità umane e cristiane, sempre prodigo nel tessere rapporti fraterni e cordiali, per il ristabilimento di serene e concordi relazioni in seno a quel Paese africano”. Come pure “quella del Carabiniere, esperto e generoso nel suo servizio e prossimo a formare una nuova famiglia”.

05 marzo 2021, 13:40