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Sfollati nel Tigray occidentale, in Etiopia Sfollati nel Tigray occidentale, in Etiopia 

Etiopia: Amnesty denuncia un massacro di civili in Tigray

Sarebbero oltre duecento le vittime di un raid attribuito a soldati eritrei nella città di Axum. Rimane grave la situazione umanitaria mentre l'Ong chiede un'inchiesta internazionale sotto l'egida delle Nazioni Unite

Michele Raviart - Città del Vaticano

Ad Axum, nel nord dell’Etiopia, nella notte tra 28 e il 29 novembre scorso, “non c’erano che cadaveri per strada e gente che piangeva”. A raccontarlo è uno dei sopravvissuti all'attacco ai civili compiuto da soldati eritrei in appoggio alle truppe etiopi, denunciato in un rapporto da Amnesty International, che ha raccolto le voci di 41 tra i presenti a questo episodio, finora rimasto nascosto, del conflitto per il controllo della regione del Tigray.

Oltre duecento i morti tra i civili

Centinaia sarebbero i civili uccisi per le strade secondo l’ong, che parla di esecuzioni di massa e di perquisizioni nelle case. Testimoni, rifugiati ora in Sudan o raggiunti telefonicamente da Amnesty, parlano anche di spari sulle persone che cercavano di portare via i corpi dalle strade e di fosse comuni, di cui ci sarebbe riscontro nelle immagini satellitari. 240 i nomi delle vittime recuperati finora da Amnesty, che al momento non ha potuto verificare in maniera indipendente questo bilancio.

"Una denuncia da prendere seriamente"

A compiere l’eccidio, in rappresaglia a un precedente attacco a base di bastoni e pietre da parte un piccolo numero di miliziani e residenti locali, soldati identificati dai sopravvissuti come eritrei per le loro uniformi, i loro veicoli, dal dialetto parlato e da cicatrici rituali tipiche del gruppo eritreo Ben Amir. Alcune testimoni affermano che i soldati stessi si siano identificati come eritrei. Il capo della Commissione etiope per i diritti umani istituita dal governo, Daniel Bekele, ha affermato che le denunce di Amnesty “vanno prese molto seriamente”, anche se finora sia il governo di Addis Abeba che quello di Asmara hanno smentito la presenza di truppe eritree in Tigray.

Una situazione umanitara catastrofica

Le operazioni contro il Fronte di liberazione del popolo del Tigray, condotte dal governo etiope a partire dal 4 novembre sono state dichiarate ufficialmente concluse del primo ministro Abiy Ahmed con la riconquista del capoluogo Mekele dopo poche settimane, anche se la situazione rimane critica, tanto che alcuni vescovi etiopi parlano di una “situazione umanitaria terribile”. “Non c’è una fine completa delle ostilità”, conferma a Vatican News Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, “anche se il controllo sulla regione del Tigray sembra essere ottenuto. C’è una situazione umanitaria catastrofica che va avanti”, aggiunge, “perché per settimane l’ingresso degli aiuti umanitari è stato impedito. C’è stata una fuga di dimensioni enormi verso il Sudan di persone che a un certo punto dovranno tornare a casa non appena ci saranno le condizioni. Nessun conflitto poi può terminare senza che ci sia un accertamento delle responsabilità”.

Ascolta l'intervista a Riccardo Noury

Richiesta un'indagine internazionale

Quello che chiede Amnesty è “un’indagine urgente da parte delle Nazioni Unite su quanto è accaduto ad Axum, con processi per chi si è reso responsabile di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità”, spiega ancora Noury. L’ong chiede anche riparazione per le famiglie e, in un contesto in cui da quattro mesi la regione è isolata da internet, “che sia garantito un totale accesso senza ostacoli nel Tigray, perché c’è bisogno di aiuti umanitari e c’è anche bisogno che siano osservatori dei diritti umani e giornalisti che possano monitorare sul terreno la situazione”.

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26 febbraio 2021, 14:23