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Scuola italiana in periodo di pandemia Scuola italiana in periodo di pandemia  (ANSA)

In Italia è allarme dispersione scolastica. Sant’Egidio: a rischio un bimbo su quattro

Persi interi mesi di didattica a causa delle prolungate chiusure delle scuole e degli orari di lezione ridotti adottati a seguito della pandemia. Un’inchiesta di Sant’Egidio, condotta nelle periferie della grandi città italiane, mette in luce il grave impatto delle inefficienze del sistema scolastico sulla formazione dei ragazzi. Tra le proposte per “recuperare”, quella della riduzione delle chiusure estive

Marco Guerra – Città del Vaticano

Circa 1 bambino su 4 è a rischio dispersione, e in caso di interruzione della didattica 1 bambino su 2 avrebbe difficoltà a seguire la Dad. Da un’inchiesta della Comunità di Sant’Egidio sulla dispersione scolastica emerge chiaramente che il diritto all’istruzione di ogni minore è seriamente minacciato dalla riduzione dell’offerta formativa, dovuta alle misure prese per il contrasto alla pandemia da Covid-19.

Inchiesta in oltre 23 città

Lo studio ha preso in esame un campione di 2.800 minori che frequentano i centri pomeridiani della Sant’Egidio in 23 città (tra cui Milano, Roma e Napoli) in 12 regioni (Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Veneto). I dati sono stati forniti da 79 Scuole della Pace gestite dalla Comunità, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e del progetto Valori in Circolo.

Riduzione degli orari della didattica

La ricerca evidenzia che nel complesso circa il 24% del campione è considerato a rischio dispersione per il numero eccessivo di assenze ingiustificate, più di 3 al mese, o perché non frequenta la scuola dall’inizio dell’anno scolastico. Gli alunni non iscritti o non frequentanti sono circa il 4% dei 2800 minori seguiti nei centri della Comunità di Sant'Egidio. Il rischio di dispersione è 3 volte più alto nelle regioni del Centro-Sud rispetto al Nord Italia. E poi ancora, in totale una scuola su 9 ha osservato un orario scolastico ridotto fino al mese di dicembre. I curatori dell’inchiesta evidenziano che il dato è importante in quanto, per dei minori in stato di disagio, l’orario ridotto può avere un impatto rilevante sia sulla loro formazione che su altri aspetti della loro crescita come, ad esempio, la nutrizione, per l’impossibilità di pranzare a scuola, e la socializzazione.

Impagliazzo: Italia prima per ore di didattica perse

Il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo, nella conferenza stampa di presentazione dell’inchiesta, ha ricordato che tra i principali Paesi dell’Ocse, l’Italia è quella che ha tenuto più a lungo le scuole chiuse (da marzo a settembre 2020) e che questa anomalia ha aggravato l’emergenza educativa e prodotto un’eredità negativa in termini di perdita dell’apprendimento. “Oggi ci troviamo con la scuola in presenza per elementari e medie e con la scuola al 50% per le superiori, occorre quindi fare una riflessione concentrandoci sui problemi irrisolti” ha osservato ancora Impagliazzo, sottolineando che l’Italia ha uno dei tassi di dispersione scolastica più alti d’Europa (13,5 %), la minore spesa pubblica per l’istruzione tra i Paesi industrializzati e solo un lavoratore su cinque ha accesso a programmi di formazione. Tutto questo rappresenta “un acceleratore di diseguaglianze”.

Le 10 proposte di Sant’Egidio

“Per un futuro migliore dobbiamo mettere al centro i bambini”, afferma in conclusione Impagliazzo presentando le dieci proposte di Sant’Egidio: recupero effettivo delle ore perse per l’emergenza; prolungamento della scuola fino a fine giugno o metà luglio, con riduzione della pausa estiva troppo lunga se paragonata agli altri paesi Ue; anticipare l’inizio dell’anno scolastico al 1 settembre per recuperare; posticipare la data di scadenza di iscrizione alle scuole, per dare una risposta alle iscrizioni tardive o dovute a trasferimenti; recuperi estivi per tutte le carenze censite; migliorare le azioni di recupero dell’abbandono scolastico con apposita formazione degli insegnanti; introdurre la figura dello “facilitatore scolastico” per fare in modo che nessun bambino si perda o resti indietro; aumentare le risorse alla scuola al fine di diminuire le diseguaglianze formative; stabilire l’obbligatorietà della scuola materna per cominciare ad evitare la dispersione successiva e utilizzare le scuole per una vasta campagna di prevenzione sanitaria sul Covid-19.

Orlando: le carenze della scuola allargano le diseguaglianze

“La ricerca ha preso come campione bambini delle elementari e delle medie, quindi parliamo di istituti che in teoria sono stati aperti in questi mesi, eppure abbiamo registrato moltissime assenze per quarantene, problemi organizzativi delle scuole o perché le scuole hanno osservato un orario ridotto”, spiega a VaticaNews Stefano Orlando economista della Comunità di Sant’Egidio che ha curato la ricerca. “Il campione viene dalle periferie - prosegue Orlando - ma non prede in considerazione solo bambini con disagio estremo, queste inefficienze del sistema hanno colpito tutti, indipendentemente dall’estrazione sociale. Poi certo, questo ha allargato ancora di più le diseguaglianze”.

Ascolta l'intervista a Stefano Orlando

Il curatore della ricerca si sofferma sul fatto che non sono state adottate soluzioni per recuperare la didattica persa: “Molti bambini dopo le quarantene non sono tornati a scuola perché non sono riusciti a fare il tampone, la scuola deve impegnarsi perché c’è stata una grande perdita che in qualche modo va colmata. Uno dei modi per recuperare è una riduzione delle chiusure estive, anche durante quel periodo possono essere messe in campo azioni come centri estivi e attività di sostegno allo studio”. Infine Orlando si dice preoccupato per la situazione al Sud dove le mafie e la criminalità organizzata possono attingere tra i giovani che finiscono nella delinquenza: “In queste regioni dove c’è più bisogno lo Stato deve impegnarsi di più per il bene di tutti noi”.

21 gennaio 2021, 15:29