Cerca

Vatican News
Proteste negli USA contro la pena di morte Proteste negli USA contro la pena di morte  (ANSA)

Negli USA impennata delle esecuzioni a livello federale

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha confermato tutte le condanne a morte previste entro la fine del mandato dell'amministrazione Trump. E' la prima volta in 130 anni che le esecuzioni capitali non vengono sospese nel periodo di transizione presidenziale. Nonostante le pressioni del governo centrale l'applicazione della pena di morte risulta in netto calo a livello dei singoli Stati dell'Unione e il neoeletto presidente Biden si è impegnato con il suo mandato a bloccare tutte le esecuzioni a livello federale

Stefano Leszczynski - Città del Vaticano

I risultati elettorali per le presidenziali statunitensi sono ormai stati solidamente confermati da tutte le realtà istituzionali del paese, compresa la Corte Suprema fortemente modellata dall'amministrazione uscente (3 giudici a vita su 9 nominati dal presidente Trump). Basterebbe questo a rispettare la tradizione che vuole il periodo di transizione tra due presidenze come un tempo di mera gestione degli affari correnti. In questo caso però non è così e, al di là delle questioni meramente politiche (più o meno facilmente ribaltabili dall'amministrazione entrante), tutte le condanne a morte comminate dai tribunali federali sono state confermate: due già eseguite e tre da portere a termine entro gennaio. Una decisione che è palesemente in contrasto non solo con la tendenza dell'opinione pubblica statunitense che secondo un sondaggio Gallup è contraria per il 60% alla pena di morte, ma anche con la prassi dei singoli Stati dell'Unione dove le esecuzioni capitali risultano in netto calo. Senza contare che il presidente eletto Joe Biden ha dichiarato di voler bloccare le esecuzioni a livello federale durante il proprio mandato.

Le reazioni della società americana

La ripresa delle esecuzioni capitali a livello federale non ha creato grandi fratture nella società statunitense, se paragonate a quanto sta avvenendo sul piano politico in seguito ai ricorsi per frode elettorale presentati dai sostenitori del presidente Donald Trump. A fronte di un esiguo numero di attivisti contrari alla pena di morte e costantemente mobilitati per contrastarla, lo schieramento degli elettori pro Trump ostenta una certa indifferenza verso la questione. Un dato importante, quest'ultimo, sottolineato da Daniel Minisini, italo-americano di Houston e tra gli autori di The Prison Show, un affermato programma radiofonico dedicato ai temi delle carceri statunitensi. L'indifferenza al tema della pena di morte non giustificherebbe, infatti, neppure da un punto di vista elettorale l'accanimento dell'amministrazione uscente verso i condannati a morte per reati federali.

Cresce la rabbia nelle carceri USA

Al momento sono 53 i detenuti nel braccio della morte dei 29 Stati che ancora contemplano la pena capitale nei propri ordinamenti. Il presidente Biden ha dichiarato di voler convincere anche loro della necessità di communtare le condanne in altrettanti ergastoli. Questa netta contrapposizione è avvertita tra i detenuti e i loro familiari ed è fonte di forti tensioni all'interno dei penitenziari, già duramente provati dall'emergenza sanitaria che all'interno delle mura ha colpito duramente con un numero di contagi da Covid-19 di 6 volte superiore alla media nazionale. L'appello lanciato più volte dai gruppi abolizionisti della società civile - spiega ancora Daniel Minisini - è stato quello di sospendere le esecuzioni almeno nel periodo della pandemia. Ma la determinazione mostrata dal presidente Trump, convinto sostenitore della pena di morte a livello personale, genera frustrazione e un diffuso senso di impotenza.

Ascolta l'intervista a Daniel Minisini

The Prison Show, una voce che rischia di scomparire

Gli attivisti per i diritti umani contrari alla pena di morte si sentono isolati - conferma Daniel Minisini -, nonostante una generale contrarietà alle esecuzioni manifestata dalla società statunitense. Anche una realtà sociale che risale agli anni 80, come quella di The Prison Show in onda sulle frequenze di KPFT Houston due volte alla settimana è a rischio chiusura per mancanza di fondi. La realtà di questo programma ddedicato al tema delle carceri è molto apprezzata dai detenuti e dai loro familiari, perché oltre a contenere uno spazio informativo sui temi carecrari dava ampio spazio alle voci di chi voleva far arrivare il proprio sostegno ai detenuti, spesso amici o parenti, e riceveva molta corrispondenza dall'interno delle strutture detentive. Anche quest'ultimo aspetto però dà oggi la misura dell'inasprimento delle misure di sicurezza. Le lettere dai detenuti sono diminuite drasticamente durante gli anni dellamministrazione Trump.

 

 

16 dicembre 2020, 07:38