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Militari nella regione del Tigray Militari nella regione del Tigray  (AFP or licensors)

Etiopia: si aggrava l’emergenza umanitaria nel Tigray in guerra

La regione nel nord dell’Etiopia resta squassata dal conflitto tra governo centrale e ribelli indipendentisti. Intere aree si trovano senza elettricità e collegamenti telefonici e desta preoccupazione la situazione nei campi profughi

Marco Guerra – Città del Vaticano

Resta alta la tensione nel Tigray, regione del nord dell’Etiopia, in cui da oltre un mese si scontrano le forze del governo federale di Adis Abeba e combattenti legati al partito di governo locale Fronte di liberazione del popolo dei Tigrè (Tplf),

Rilasciati 1000 soldati etiopi

Oggi l’esecutivo etiope dichiara che le forze federali hanno liberato mille soldati "rapiti" dai ribelli indipendentisti, specificando che tra i rilasciati figura il vice capo del Comando del nord, base militare attaccata all'inizio di novembre dalle forze tigrine in un'azione che ha innescato il conflitto con quelle federali. Il Tplf non ha confermato questo annuncio. Intanto 25 missionari salesiani sono bloccati senza comunicazioni nella regione teatro del conflitto.  "La situazione è molto tesa, da un momento all'altro può succedere di tutto e non abbiamo informazioni perché tutto è tagliato, sia internet che il telefono", ha spiegato un salesiano da Addis Abeba all'agenzia Fides. Il missionario ha aggiunto che i salesiani hanno quattro comunità nel Tigrè e che l'ultimo collegamento con una di queste è stato dieci giorni fa, quando hanno riferito che i beni essenziali, come elettricità, benzina e cibo cominciavano a scarseggiare.

Ribelli proseguono la lotta

Il governo federale ha proclamato lo scorso 28 novembre la fine del conflitto, ma l'Onu ha parlato di un "impatto spaventoso sui civili", con quasi 50 mila persone fuggite nel confinante Sudan.   Addis Abeba esclude la possibilità di una rivolta nel Tigrè, pur ammettendo scontri "sporadici" e ha respinto la richiesta internazionale di indagini indipendenti ed esterne sullo svolgimento del conflitto. Un alto funzionario del governo di Addis Abeba, Redwan Hussein, ha affermato, commentando gli appelli internazionali, che il Paese “non ha bisogno di una babysitter”. Dal canto suo, il Tplf ha promesso di continuare a combattere contro i soldati federali presenti nella regione e definiti "invasori". L'Onu ha avvertito che la situazione nel Tigrè potrebbe "andare fuori controllo" con gravi conseguenze umanitarie, mentre alcune organizzazioni stimano che le violenze abbiano già causato migliaia di vittime, compresi i civili.

Missione Onu

Sul fronte umanitario si apre invece uno spiraglio per la collaborazione con la comunità internazionale. Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha annunciato che è stato raggiunto un nuovo accordo tra l’Onu e l'Etiopia per organizzare missioni di valutazione congiunte nel Tigray al fine di fornire aiuti umanitari.

Mancano beni di prima necessità

“La situazione è drammatica, scarseggiano cibo e acqua e le comunicazioni sono interrotte. Le condizioni sono al limite anche per i 100mila eritrei fuggiti dal loro Paese e ospitati nei campi profughi presenti nella regione del Tigray”, così a Vatican News Fessaha Alganesh, dottoressa italoeritrea, fondatrice dell’ONG Gandhi Charity, da oltre 20 anni impegnata in missioni umanitarie nei campi profughi del Tigray. Alganesh denuncia inoltre l’intervento di truppe eritree a supporto di quelle etiopi, un’azione volta anche ad arrestare molti oppositori eritrei scappati oltre confine.

Ascolta l'intervista a Fessaha Alganesh

Aprire corridoi umanitari

Secondo Alganesh il premier etiope Abiy Ahmed rifiuta qualsiasi mediazione internazionale per la risoluzione del conflitto e per questo motivo chiede che tutta la comunità internazionale faccia pressioni affinché vengano almeno aperti dei corridoi umanitari per soccorrere la parte più fragile della popolazione.

10 dicembre 2020, 15:37