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Palazzi delle istituzioni Ue a Bruxelles Palazzi delle istituzioni Ue a Bruxelles  (ANSA)

L'Ue tra rinnovato slancio politico e tentazioni di chiusure

L'emergenza economico-sanitaria in Europa porta incertezza mentre il terrorismo torna a mettere in crisi il sistema Shengen. L'Ue tenta di rafforzare le politiche comuni ma emerge la tentazione di chiusure a diversi livelli, come sottolinea il giurista Giampaolo Rossi, esperto di istituzioni europee

Fausta Speranza – Città del Vaticano

Per elaborare nuove strategie comuni anti Covid-19, si è svolta questa mattina una ennesima riunione della task force ad hoc interna al collegio dei commissari. Ha partecipato la presidente dell'esecutivo comunitario, Ursula von Der Leyen. L'obiettivo è stato affrontare il tema della consegna veloce dei test rapidi antigenici nell'Ue. Tra gli altri punti: il rafforzamento dei tracciamenti anche attraverso l'interoperabilità delle app; la messa a punto del modulo digitale che permetta "viaggi più sicuri" ai passeggeri; e la sottoscrizione di nuovi contratti sui vaccini, oltre ai preparativi per le vaccinazioni.

Un'economia all'insegna dell'incertezza

Se in Europa la pandemia di Covid-19 sarà più seria del previsto quest'inverno, l'Eurozona perderà nel 2020 non il 7,8 per cento del Pil, ma l'8,5 per cento. Se invece le cose andranno meglio delle previsioni, l'economia recupererà i livelli pre-pandemia prima della fine del 2022. E' quanto scrive la Commissione Ue nelle Previsioni economiche d'autunno, caratterizzate da un grado elevatissimo di incertezza. In un primo scenario, il Pil dell'Eurozona nel 2020 cede il 7,8 per cento, nel 2021 recupera il 4,2 per cento e nel 2022 il 3 per cento. Un secondo scenario, al ribasso, prevede una recrudescenza della malattia nell'ultimo trimestre del 2020 e nel primo trimestre 2021 e, di conseguenza, un isolamento e un distanziamento che aumentano ancora di più il risparmio forzoso. In questo caso, il Pil dell'area euro cala dell'8,5 per cento nel 2020 e risale solo del 2,75 per cento nel 2021. C'è però anche un terzo scenario, al rialzo: in questo caso, le cose vanno bene, si fanno progressi nello sviluppo di un vaccino e la ripresa è più rapida del previsto, a partire dal secondo trimestre 2021, e si aggiunge mezzo punto percentuale in più alle cifre dello scenario di base per il 2021 e il 2022. L'economia europea tornerebbe così ai livelli pre-crisi prima della fine del 2022.

Tra le variabili le strategie antiterrorismo

Il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere austriaco Sebastian Kurz hanno pianificato una videoconferenza con alti funzionari europei per discutere una revisione del quadro legislativo Ue al fine di inasprire le misure europee in vigore sull'antiterrorismo. Ne dà notizia il Wall Street Journal, citando fonti ufficiali di Vienna e Parigi, scrivendo che entrambi i presidenti hanno intenzione di presentare un pacchetto di misure congiunto già nei prossimi giorni. Al centro del piano - scrive ancora il Wsj - un tracciamento dei richiedenti asilo e pene più severe per chi viene accusato di fanatismo religioso. "I due leader - riporta il quotidiano statunitense - vogliono presentare le loro proposte agli altri capi di Stato e di governo in un vertice il 19 novembre".

Lo spazio Shengen 

La Commissione europea organizzerà, entro dicembre, il primo forum per gettare le basi della riforma del codice che regola lo spazio Schengen, legata al nuovo Patto sulle migrazioni. E uno dei punti della strategia sarà il rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne. Inoltre, il presidente Kurz, in seguito al drammatico attacco a Vienna la sera del 2 novembre, ha manifestato la volontà di revocare Schengen.

Ognuna di queste questioni interpella profondamente i Paesi Ue e c'è un filo conduttore tra loro, come sottolinea ai nostri microfoni il giurista Giampaolo Rossi, esperto di istituzioni europee: 

Ascolta l'intervista con Giampaolo Rossi

Rossi afferma che una ripresa economica potrà davvero esserci quando la popolazione potrà essere vaccinata e dunque sarà possibile riavviare a pieno ritmo tutta la macchina del lavoro. Ci vorrà più di un anno per mettere a punto il vaccino e per distribuirlo e dunque, sottolinea il giurista, non è pensabile una ripresa prima di due anni, come ha detto la stessa Commissione europea nelle sue previsioni di autunno rese note in settimana. Nel frattempo ci sono stati nuovi attacchi terroristici e Rossi mette in luce il fatto che la chiusura di frontiere non farebbe che complicare il quadro delle  difficoltà. Rossi ricorda che la spinta a fare scelte di "chiusura" attraversa tutto il mondo. Si registrava già prima della pandemia, sottolinea, per via della globalizzazione, delle incertezze che porta. Il tutto ovviamente è stato accentuato con la diffusione del coronavirus. Il punto è che la spinta a chiudersi riguarda anche l'Europa e certamente il fattore terrorismo non aiuta. Non si tratta certo del primo attacco e dunque non è un fattore nuovo, ribadisce il giurista, che giustifichi di per sé misure straordinarie, ma i fatti di Nizza e di Vienna hanno riacceso quella tentazione alla chiusura che appunto viene da lontano. In particolare, per quanto riguarda le richieste di revisione dello spazio Schengen di libera circolazione, Rossi ricorda che l'Austria anche in passato ha manifestato esigenze del genere e che, in realtà, l'attitudine a porsi in difensiva si avverte anche da parte di altri Paesi, per poi ribadire che non può essere la soluzione, che non aiuta.

L'importanza di proseguire sulla via dello slancio politico comune

Il giurista spiega che questa tentazione accade proprio dopo che con la decisione coraggiosa di elaborare e proporre il Recovery Fund le istituzioni europee hanno dimostrato un rinnovato slancio politico. E sottolinea che proprio questo slancio deve essere incoraggiato su diversi fronti piuttosto che mortificato dalla tentazione del ripiegamento. Il tema del terrorismo ricorda, secondo Rossi, che la battaglia non può essere portata avanti da un Paese da solo: la lotta al terrorismo si fa efficacemente se si è uniti. E dunque Rossi parla della necessità di fare passi avanti nel senso delle politiche comuni: tutt'altro rispetto a quanto propone il discorso sovranista. Le misure prese a livello di un singolo Paese non possono essere adeguate così come, aggiunge Rossi, la stessa cosa vale per il discorso della sanità. E infatti, ricorda l'obiettivo indicato dalla Commissione Ue: un'unione della sanità. Rossi osserva inoltre che, così come a livello regionale entro un singolo Paese, bisogna immaginare che tante competenze e gestioni restino a livello di Paese membro, ma l'elaborazione politica comune può aiutare moltissimo.

L'Ue, un nuovo capitolo senza il Regno Unito

Con lo sguardo alla fine dell'anno e dunque ad una fase risolutiva della Brexit -  o si troverà un accordo o sarà no deal - Rossi sottolinea che, in un caso e nell'altro, l'Ue potrà ripartire per scrivere un capitolo nuovo senza il Regno Unito che per tanti versi frenava. Ad esempio, in tema di votazione Londra ha sempre remato contro l'idea di votare a maggioranza, difendendo l'unanimità che tanto blocca le decisioni. In definitiva, Rossi raccomanda alla leadership europea e ai Paesi membri di non perdere nessuna occasione per ritrovare maggiore coesione politica e incisività. 

06 novembre 2020, 15:36