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Il commissario europeo per la salute Stella Kyriakides durante una conferenza stampa Il commissario europeo per la salute Stella Kyriakides durante una conferenza stampa  (ANSA)

Sì della Commissione europea ad una Unione della Salute

Il via libera della Commissione europea alla realizzazione del progetto per una Unione della Salute, diretta a rafforzare il coordinamento sanitario tra i 27 Paesi membri, arriva in un momento cruciale della lotta alla pandemia da Covid-19. Tra le novità più importanti anche la creazione di un’Autorità per la Risposta alle Emergenze Sanitarie – HERA

Stefano Leszczynski - Città del Vaticano

La giornata di mercoledì, appena trascorsa, è stata frenetica a Bruxelles dove sul tavolo della Commissione europea sono passate alcune delle misure più importanti per dare una risposta alla crisi pandemica attuale e preparare le risorse per affrontare eventi simili in futuro. Una delle lezioni che abbiamo appreso dalla pandemia in corso, dichiara Massimo Gaudina, capo della rappresentanza della Commissione europea a Milano, è la necessità di rafforzare il coordinamento e la cooperazione per affrontare le emergenze sanitarie che potrebbero presentarsi in futuro.

L’Unione della salute

Tra le prime misure approvate dalla Commissione, spiega Gaudina, l’elaborazione di un nuovo Regolamento europeo, quindi giuridicamente vincolante per gli Stati, che si propone di creare strutture comuni per sviluppare un sistema di sorveglianza europeo delle malattie trasmissibili. Un piano di crisi che le agenzie europee dovranno coordinare e monitorare attraverso un miglioramento di accesso alle statistiche e ai dati, oltre alla possibilità di dichiarare uno stato d’emergenza europeo. Misure che passeranno attraverso il rafforzamento dell’Agenzia europea del farmaco di Amsterdam e il Centro per la Gestione delle Malattie di Stoccolma (ECDC), cui sarà anche demandato il compito di mobilitare una task force europea capace di affrontare prontamente l’insorgere di situazioni critiche nei singoli Stati membri.

Operatore sanitario in Spagna
Operatore sanitario in Spagna

Accordi per 800 milioni di vaccini

La Commissione europea ha firmato accordi con almeno tre gruppi farmaceutici – Sanofi-GSK, Johnson&hohnson e AstraZenaka – prenotando così circa 800 milioni di dosi di vaccino, quando questo sarà disponibile e, infine, l'accordo con Pfizer BioNtech per 2/300milioni di dosi che verranno distribuite appena verrà concluso l’iter di approvazione farmaceutica. La priorità nella distribuzione seguirà criteri precisi che favoriranno prima di tutto le categorie vulnerabili e in condizioni di svantaggio socio-economico. I tempi, sottolinea ancora Massimo Gaudina, non saranno particolarmente brevi perché bisognerà avere tutte le garanzie di sicurezza oltre che di efficacia.

Ascolta l'intervista con Massimo Gaudina

La sfida della distribuzione

La Commisione ha chiesto a tutti i Paesi di prepararsi e di presentare entro il 15 novembre un piano nazionale di distribuzione e somministrazione del vaccino. Uno dei punti chiave, oltre alla logistica, è quello della catena del freddo (le dosi di vaccino vanno conservate a temperature bassissime), che rappresenta uno degli aspetti più complicati. Le dosi, infine, verranno distribuite secondo precisi criteri di proporzionalità sulla base della popolazione, per fare un esempio all'Italia andrà il 13,5% del totale, terza dopo Germania (18,6%) e Francia (15%).

Vaccino anti-Covid
Vaccino anti-Covid

Il vaccino non sarà una panacea

Il commissario alla salute, Stella Kyriakides, avverte che finché la campagna di vaccinazione non sarà completata bisognerà comunque continuare a mantenere le misure di prevenzione attualmente in vigore, e dunque mascherine, distanziamento sociale, misure straordinarie d’igiene. Secondo le previsioni più ottimistiche bisognerà attendere almeno il primo trimestre del 2021 per le prime vaccinazioni.

1.100 miliardi di euro per i prossimi sette anni

Quello appena approvato dal Parlamento europeo sarà un bilancio settennale da oltre 1.100 miliardi di euro cui si aggiunge un piano straordinario europeo della durata di 3 anni – il Next Generation EU – che comprende il Recovery Fund e altri strumenti finanziari e che si baserà su emissioni obbligazionarie della Commissione europea. Questi finanziamenti si basano su piani nazionali che coinvolgono prevalentemente i settori del ‘green’ e del digitale. La maggior parte degli strumenti finanziari per affrontare l’emergenza sanitaria sono già coperti dal bilancio 2020, mentre il nuovo programma europeo EU for Health riceverà 5 miliardi dal nuovo bilancio su cui si è raggiunto un accordo. Una sfida enorme.

Parlamento europeo
Parlamento europeo

L’ostacolo dei Paesi ‘sovranisti’

Siamo veramente all’ultimo miglio, dice Gaudina, nella conclusione dei negoziati per lo stanziamento di tutte queste risorse che però devono essere approvate all’unanimità in Consiglio europeo e devono ricevere la ratifica dei parlamenti di ogni singolo Stato membro. Ci sono però Paesi che stanno rallentando la conclusione del negoziato ponendo una serie di condizioni relative alla clausola europea sul rispetto degli standard dello stato di diritto e questo, evidentemente, è un problema per il quale si sta cercando una soluzione politica.

12 novembre 2020, 10:31