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Perù, Manuel Merino ha giurato come presidente

Si tratta del terzo Capo di Stato in poco più di quattro anni per il Paese sudamericano, alle prese con una crisi istituzionale che si sovrappone a quella sanitaria, economica e sociale legata alla pandemia. In un messaggio i vescovi chiedono ascolto e trasparenza. Il giornalista e scrittore Somoza: “La voce della Chiesa è molto importante”

Andrea De Angelis - Città del Vaticano

"Giuro a Dio, per la patria e per tutti i fratelli, che eserciterò fedelmente l'incarico di presidente della Repubblica per completare il periodo costituzionale 2016-2021". Così il neo Capo di Stato peruviano, Manuel Merino, in un passaggio della formula di giuramento davanti al Parlamento. Il suo insediamento è dunque a breve termine, fino al mese di luglio del prossimo anno. Per il Perù, Merino è il terzo presidente in poco più di quattro anni.

L’impeachment a Vizcarra 

Si è passati da 32 a 105 parlamentari favorevoli all’impeachment in soli sessanta giorni. Nella giornata di lunedì 9 novembre l’80% dei deputati (sono 130 in tutto) ha votato per la destituzione del presidente peruviano Martin Vizcarra, rimuovendolo dal suo incarico dopo due anni e mezzo, con l’accusa di “indegnità morale”. Il suo mandato era iniziato nel marzo del 2018, quando aveva preso il posto di Pedro Pablo Kuczynski, che si era dimesso improvvisamente dopo essere stato a sua volta accusato di corruzione ed attualmente in attesa di essere processato.

La preoccupazione di un popolo

"Questo è un momento difficile per il Paese", ha detto Merino dopo il giuramento. "Oggi il Perù non guarda al futuro con speranza, ma con preoccupazione". Il giuramento di Merino è stato accolto anche da proteste nele strade di Lima, la capitale del Perù, il giorno dopo che il Congresso aveva votato per destituire il presidente Martín Vizcarra, che secondo diversi media nazionali aveva condotto una dura campagna contro la corruzione. La crisi istituzionale colpisce un Paese già duramente colpito dalla pandemia di Covid-19: sono oltre 930mila i contagi e 35mila le vittime. “La crisi istituzionale in Perù dura da tantissimi anni, è incredibile il numero di presidenti che si sono avvicendati fin dagli Anni ‘90”, afferma nell’intervista a Vatican News il giornalista e scrittore Alfredo Luis Somoza, esperto di America Latina e presidente dell’Istituto cooperazione economica internazionale (Icei).

La voce della Chiesa

"In Perù la voce della Chiesa è molto importante", prosegue Somoza. "I vescovi hanno lanciato un messaggio di speranza, chiedendo non solo alla classe politica di ascoltare il popolo, ma affermando in modo molto chiaro - sottolinea - come questa destituzione non debba rinviare le elezioni previste per la prossima primavera". 

Ascolta l'intervista ad Alfredo Luis Somoza

Il giornalista evidenzia poi l'eterogeneità del Paese, anche da un punto di vista geografico con "la presenza dell'oceano, l'entroterra, l'Amazzonia", ma "questa varietà non può giustificare l'assenza di una guida autorevole, credibile, considerando anche che in Perù, a differenza di altre nazioni - conclude Somoza - non ci sono tensioni legate a forze politiche secessioniste".

Il messaggio dei vescovi

I vescovi del Perù hanno inviato un messaggio di speranza, pubblicato sulla pagina web dell’Episcopato, a tutti i peruviani, preoccupati per il destino della nazione e delle istituzioni democratiche, ricordando loro che il Paese ha bisogno dello sforzo di ciascuno. “In questo contesto attuale - hanno sottolineato - risulta necessario garantire lo svolgimento delle elezioni generali del prossimo aprile ed il trasferimento di potere nel mese di luglio 2021, nonché dare priorità all’emergenza sanitaria, economica e sociale”. Questo è il momento “di rinunciare agli interessi personali o di gruppo per promuovere la rinascita economica – hanno affermato i presuli - e costruire strade di solidarietà, fraternità e sviluppo integrale”. Citando le parole di Papa Francesco pronunciate durante la sua visita in Perù di quasi tre anni fa, l’episcopato ha quindi incoraggiato ed esortato coloro che occupano incarichi di responsabilità “ad impegnarsi in tal senso per offrire al loro popolo e alla loro terra la sicurezza che nasce dalla convinzione che il Perù è uno spazio di speranza e di opportunità, ma per tutti, non per pochi”.

11 novembre 2020, 12:30