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Il Perù è alla prese con una crisi istituzionale in tempo di pandemia

Dopo cinque giorni dall’insediamento, il presidente Manuel Merino si è dimesso. Decisive le manifestazioni di piazza, che durano ormai da una settimana in seguito alla destituzione del suo predecessore, Martin Vizcarra. Lo storico La Bella: "Non è pensabile arrivare in queste condizioni alle elezioni di aprile"

Andrea De Angelis - Città del Vaticano

Una crisi che non conosce fine, almeno al momento. La scorsa settimana il terremoto politico che ha colpito il Perù sembrava aprire le porte ad un periodo di transizione lungo circa sei mesi, fino alle elezioni generali del prossimo aprile. Invece, dopo soli cinque giorni, il neo Capo di Stato ha rassegnato le sue “dimissioni irrevocabili”. A chiedere lo stop al mandato presidenziale è stata, di fatto, la piazza. Manifestazioni a Lima sono iniziate una settimana fa, lunedì 9 novembre, dopo il voto con cui il parlamento aveva deciso la rimozione di Vizcarra, ma si sono allargate a tutto il Paese coinvolgendo soprattutto i più giovani.

Due morti nelle manifestazioni 

La Polizia ha reagito usando in più occasioni gas lacrimogeno e proiettili di gomma, ferendo decine di persone e ricevendo accuse di violenze e abusi. Dopo che sabato due persone erano morte negli scontri, tredici ministri del nuovo governo di Merino si erano già dimessi. A quel punto il passo indietro del presidente era nell’aria ed è arrivato nella giornata di ieri, domenica 15 novembre. Secondo media locali ed internazionali, le manifestazioni di venerdì e sabato sono state tra le più partecipate di questo secolo nel Paese sudamericano. Sabato, la morte di due giovani manifestanti di ventidue e ventiquattro anni.

Gli scenari futuri

“L’unica soluzione a breve termine è quella di un Governo nazionale, che metta insieme le principali forze politiche attorno a dei temi centrali per il Paese, quali la crisi economica, sociale ed ovviamente quella legata alla pandemia di Covid-19”. Lo afferma Gianni La Bella, docente di Storia Contemporanea all’Università di Modena-Reggio Emilia nella nostra intervista:

Ascolta l'intervista a Gianni La Bella

“Il ruolo della Chiesa in questo senso è fondamentale, perché è una voce centrale nel dibattito sociale peruviano e - prosegue - richiama al rispetto di quei valori chiave, tra cui la solidarietà ed il confronto tra le parti, per evitare una crisi che, per il Perù, rischia di diventare democratica”. La Bella sottolinea come “il Paese stia pagando un prezzo altissimo per l’emergenza sanitaria, visto che l’economia sommersa rappresenta quasi la metà del mercato del lavoro peruviano”. A maggior ragione “non è pensabile - conclude - prolungare questa crisi fino ad aprile, quando sono previste le elezioni”.

Il messaggio dei vescovi 

Dopo la destituzione di Vizcarra, in un messaggio pubblicato sulla pagina web dell’episcopato ed indirizzato a tutti i peruviani, i presuli hanno manifestato “la grande preoccupazione per il destino della nazione e delle istituzioni democratiche”, ricordando loro che “il Paese ha bisogno dello sforzo di ciascuno per consolidarsi come nazione”. “In questo contesto attuale - hanno sottolineato i vescovi - risulta necessario garantire lo svolgimento delle elezioni generali del prossimo aprile e il trasferimento di potere nel mese di luglio 2021, nonché dare priorità all’emergenza sanitaria, economica e sociale”. Questo è il momento “di rinunciare agli interessi personali o di gruppo per promuovere la rinascita economica – hanno affermato i presuli - e costruire strade di solidarietà, fraternità e sviluppo integrale”.

Gli ultimi presidenti

La crisi istituzionale in Perù è frutto di lunghi anni di stravolgimenti politici. Gli ultimi quattro presidenti prima di Merino sono stati tutti accusati di corruzione: due sono in carcere, uno è in attesa di processo e uno è indagato. Alberto Fujimori, al potere nel primo decennio del XXI secolo, è in carcere, così come il suo successore, Ollanta Humala, arrestato dopo sei anni di mandato ed in attesa di essere processato. Attende il processo a suo carico anche Pedro Pablo Kuczynski, alla guida del Perù dal 2016 al 2018. Quindi Martin Vizcarra, indagato e destituito per “indegnità morale” questo mese. 

16 novembre 2020, 12:55