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Pandemia in Campania: ospedali in trincea e carenza di bombole di ossigeno

Le difficoltà in Italia, colpita da una seconda ondata di Covid - 19, sono tante. Con noi Fratel Carlo Mangione, religioso camilliano e direttore generale dell’ospedale “Santa Maria della Pietà” a Casoria, in provincia di Napoli: la situazione è inquietante

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

In Campania è in programma l'adozione di una serie di nuove ordinanze restrittive per incrementare le misure contro il Covid-19. È quanto rende noto, in un comunicato, l'Unità di crisi della Regione. Il sistema sanitario è messo a dura prova dall’avanzata della pandemia ed anche il presidente di Federfarma Napoli, Riccardo Maria Iorio, lancia l’allarme: "Abbiamo incessantemente richieste di ossigeno nelle farmacie; persone comprensibilmente disperate ed impaurite alle quali, purtroppo, dobbiamo rispondere quasi sempre negativamente”. “A poco - aggiunge - è valso l'appello di riconsegnare le bombole in farmacia: ormai la domanda è di gran lunga superiore all'offerta". Sull’emergenza sanitaria, sempre più preoccupante in Campania, si sofferma fratel Carlo Mangione, religioso camilliano e direttore generale dell’ospedale “Santa Maria della Pietà” a Casoria, in provincia di Napoli:

Ascolta l'intervista a fratel Carlo Mangione

R. - La situazione in Campania è inquietante perché c’è stata una esplosione del virus. A volte i nostri sistemi non reggono. E a volte non reggono neanche i sistemi burocratici: anche le strutture private convenzionate, per esempio, hanno dato disponibilità ad accogliere i malati. Si è creato, però, un sistema con una piattaforma attraverso cui devono arrivare gli ammalati che non funziona pienamente. È triste quello a cui stiamo assistendo. Credo che questo sia il momento di intervenire subito.

Nella prima ondata legata alla pandemia, una delle drammatiche immagini simbolo è stata lunga colonna di carri funebri davanti al cimitero di Bergamo. A quelle immagini si aggiunge ora la scena di persone in fila davanti agli ospedali di Napoli…

R. – Non si sarebbe dovuto arrivare a questo. Diventa un dramma anche il fatto che molto personale sanitario abbia contratto il virus: vengono meno unità di personale che non si possono sostituire dalla sera alla mattina. C’è quindi da fare una grande riflessione su come si debbano gestire le assunzioni, il personale sanitario. Chiaramente, non si può reperire il personale nel momento della pandemia. Ci vuole una riorganizzazione più generale.

Quale è attualmente la situazione dell’ospedale “Santa Maria della Pietà” a Casoria, in provincia di Napoli, gestito da voi camilliani?

R. – Proprio domani, 14 novembre, noi compiamo 65 anni dalla fondazione di questa struttura sanitaria. Abbiamo dato la disponibilità per 80 posti Covid. E in 48 ore sono arrivati 25 ammalati. Il più giovane ha 23 anni. Il più anziano ha 99 anni. Vediamo quindi come questo virus colpisce tutti. Una criticità grande riguarda poi il come far arrivare i malati nel nostro ospedale: purtroppo c’è un collasso del 118. C’è la disponibilità ad accogliere gli ammalati ma non li possiamo ricevere se non attraverso questa piattaforma che è stata creata. C’è un problema delle ambulanze che non sono pronte a portare gli ammalati. Però grazie ad una interazione con gli uffici regionali, si sta cercando di sveltire la situazione. Io mi permetto di ricordare che in questo momento la cosa più importante è risolvere il problema, Devo dire che anche con piccole cose, anche grazie a strumenti digitali e ad un collegamento con la Regione, si stanno facendo dei passi molto significativi per migliorare e soprattutto accelerare l’arrivo dei malati.

A Napoli, in particolare, all’emergenza sanitaria si aggiunge - come ha ricordato recentemente anche il cardinale Sepe - quella occupazionale…

 R. – Sicuramente, questa pandemia non è solo un problema sanitario ma anche economico. È un problema generale ma si deve anche dire che in Campania e nel Sud Italia c’è molto lavoro in nero. Con tutte le restrizioni e le chiusure, le famiglie sono in grave difficoltà. Io credo che forse la Chiesa dovrebbe diventare, anche come dice Papa Francesco, un ospedale da campo anche nel senso sociale per venire incontro alle necessità delle famiglie. Tante Caritas diocesane si sono attrezzate e quindi si cerca di dare una risposta anche nell’ambito sociale.

Come leggere la missione dei camilliani in questo tempo di pandemia?

R. – Spiritualmente, siamo nel pieno del nostro carisma. San Camillo ha voluto professare un quarto voto: assistere gli ammalati anche con il rischio della vita. Quindi quello che stiamo vivendo è un momento carismaticamente forte. E ci fa capire quanto la vocazione camilliana sia attuale. Le nostre strutture si sono aperte senza nessun tentennamento agli ammalati Covid. Spiritualmente possiamo dire che abbiamo una realizzazione piena e completa della nostra vocazione.

Italia: avanza la pandemia 

Oltre alla Campania, in Italia sono diversi i territori colpiti dalla pandemia. Al lockdown in Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle d'Aosta,si aggiunge una situazione sempre più critica anche in Toscana. In Piemonte, nei giorni scorsi, nell'ospedale San Luigi di Orbassano, sono stati sgomberati i banchi per collocarvi una trentina di brandine per malati Covid.  Si deve comunque registrare un dato incoraggiante: in base al monitoraggio della cabina di regia dell'Istituto superiore della sanità e del ministero della Salute, l'Rt medio nazionale - il fattore di replicazione dell'epidemia - è sceso sotto l'1,5. Era a 1,71 in base ai dati della settimana dal 26 ottobre al primo novembre.

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Ospedale Santa Maria della Pietà di Casoria (Napoli)
13 novembre 2020, 15:22