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Villaggio devastato dal tifone Goni Villaggio devastato dal tifone Goni  (ANSA)

Filippine flagellate dal tifone Goni. Fr. Joseph: la gente ha perso tutto

Venti che hanno raggiunto punte di 320 chilometri orari hanno devastato numerose isole orientali delle Filippine. Oltre 400mila persone hanno lasciato le proprie abitazioni e decine di migliaia di case sono state distrutte. Frate Joseph: le famiglie si rifugiano in scuole e parrocchie

Marco Guerra e Gabriella Ceraso – Città del Vaticano

E’ di almeno una ventina di morti il bilancio del passaggio, nel fine settimana, del tifone Goni su alcune provincie orientali delle Filippine. Più di 420mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case e molte aree restano isolate e impossibili da raggiungere per i mezzi di soccorso, per questo motivo si teme che il numero delle vittime possa salire con il passare delle ore.

Le aree più colpite

Domenica Goni ha toccato terra prima dell'alba sull'isola di Catanduanes – la più colpita dalle devastazioni - con venti a 225 chilometri orari e raffiche che hanno raggiunto i 320 scoperchiando i tetti delle case, abbattendo alberi e distruggendo linee elettriche. Le piogge torrenziali hanno provocato frane che hanno inghiottito interi isolati e le strade sono state trasformate in torrenti. I contatti sono stati persi completamente con la città di Virac, a Catanduanes, dove vivono 70 mila persone. Solo oggi i funzionari locali sono riusciti a connettersi con il resto del Paese tramite telefoni satellitari e hanno riferito che circa 13mila tra baracche e case sono state danneggiate o spazzate via dal tifone.Goni ha anche devastato la vicina provincia di Albay, dove forti piogge hanno inghiottito circa 150 case di una singola comunità nella città di Guinobatan.

La pandemia rallenta i soccorsi

La capitale Manila è stata in gran parte risparmiata ma, per precauzione, sono state evacuate alcune bidonville situate nelle zone più elevate e l'aeroporto internazionale Ninoy Aquino è stato chiuso, decine i voli cancellati. Le scuole, chiuse per contenere la diffusione del virus, sono utilizzate come rifugi, come pure le palestre. Le operazioni di messa in sicurezza e soccorso sono complicate anche dalla pandemia che assorbe risorse finanziarie e logistiche. Ufficialmente nelle Filippine i casi di Covid-19 recensiti sono oltre 380mila e più di 7.200 i decessi ma i dati reali sono probabilmente molto più alti. Il presidente filippino Rodrigo Duterte condurrà un'ispezione aerea sulla regione colpita dal tifone, hanno riferito funzionari governativi. Le apparizioni in pubblico del capo di Stato filippino si sono ridotte dall’inizio della pandemia.

Filippine territorio fragile

Goni è considerato uno dei tifoni più potenti di questo 2020 e per la sua intensità ricorda il passaggio del tifone Haiyan nel 2013 che provocò nelle Filippine oltre settemila tra morti e dispersi. Il Paese del estremo oriente bagnato dal Pacifico è anche soggetto a terremoti ed eruzioni, eventi che lo rendono una delle aree del mondo più soggette a disastri naturali.

Porte aperte nelle Chiese per chi fugge

In prima linea nel soccorso ci sono le chiese che hann aperto le loro porte  per offrire riparo almeno ad una parte delle centinaia di migliaia di persone che sono fuggite dalle loro case.Padre Treb Futol della diocesi di Sorsogon ha raccontato ad UCA News come la sua parrocchia abbia allestito una mensa per i poveri e stia dando da mangiare agli sfollati fuggiti dalle loro case. Mentre padre Ranhilio Aquino della diocesi di Tuguegarao, nel nord di Luzon, ha chiesto aiuto sui social media, descrivendo la situazione disperata in cui si trovano a vivere migliaia di persone colpite dalla tempesta. "Molti ... tremano al freddo, senza letti, forse anche senza più una casa. Molti sono addolorati per la perdita dei loro cari, mentre cercano di salvare quel poco che è rimasto" ha scritto.

Il responsabile di Caritas Filippine, monsignor Jose Colin Bagaforo, ha riferito ad UCA News come l’organizzazione cattolica al momento sia impegnata a coordinare i suoi uffici locali per distribuire beni di prima necessità alle persone colpite dalla tempesta nel modo più rapido ed efficiente possibile e sia pronta ad assistere finanziariamente, se e quando necessario,  le diocesi danneggiate dal tifone.

Calamità complessa per la presenza del Covid-19

La testimonianza di Fra Joseph A. Salando della diocesi di Legazpi in Albay, raggiunto telefonicamente nel sud di Manila:

Ascolta l'intervista a Fra Joseph A. Salando

R. - E’ una situazione molto triste perché in molti hanno perso le loro case, hanno perso tutto e vorrebbero ricostruire le loro case. Molti sopravvissuti hanno trovato rifugio nelle scuole, altri nelle parrocchie. Ieri ho trovato 30 famiglie in parrocchia che non hanno più una casa dove rientrare. Ho fatto un giro in parecchie zone e anche molte chiese sono danneggiate. C’è distruzione ovunque. Le persone e le famiglie stanno facendo fronte alla situazione salvando quello che possono. Ho visto famiglie dare da mangiare agli animali che avevano salvato dall’inondazione. Ci sono ancora situazioni critiche, persone che sono salite sui tetti delle case per salvarsi e oggi voglio vedere cosa sta succedendo.

Le inondazioni e il tifone si sono aggiunte già ad una situazione grave che è quella della pandemia, come va sotto questo punto di vista?

R. - Stiamo fronteggiando una calamità molto complessa per la presenza del virus. Le persone che hanno trovato riparo nei campi di assistenza o nelle chiese stanno tutte vicine. Nelle parrocchie chiediamo ai sacerdoti di controllare se la gente indossa le mascherine o in qualche modo riesce a rispettare il distanziamento. Quello che si vede è che almeno ogni famiglia occupa un angolo delle strutture in cui sono accolti e riescono a stare relativamente distanti gli uni dagli altri. Cerchiamo di fare quello che possiamo con quello che abbiamo ma, certo, questa calamità rende tutto più difficile, anche la possibilità di aiutare. Non abbiamo elettricità. Ci hanno detto che arriverà un altro tifone anche se più debole di quest’ultimo. Credo che le persone rimarranno ancora più a lungo nei centri di evacuazione. Anche gli ospedali sono stati danneggiati, tetti divelti e senza elettricità e questo rende tutto più complicato.

Ultimo aggiornamento 02.11.2020 ore 20.00

 

02 novembre 2020, 10:56