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Stati Uniti al voto: i tre temi che potrebbero essere decisivi

Il martedì più atteso dell’anno negli Usa - e non solo - è arrivato: secondo gli analisti, voteranno almeno 150 milioni di americani per scegliere chi guiderà il Paese nei prossimi quattro anni. La pandemia di Covid-19 ha rivoluzionato la campagna elettorale, ma non è la sola protagonista. L’americanista Fasce: “Un ruolo chiave lo hanno avuto le manifestazioni contro il razzismo”

Andrea De Angelis - Città del Vaticano

Il martedì dopo il primo lunedì di novembre. In questo giorno, ogni quattro anni, gli Stati Uniti votano per eleggere il nuovo inquilino della Casa Bianca. Dietro questa regola c’è un motivo: evitare che le elezioni coincidano con la festa di Ognissanti. Nel 2016 vinse Donald Trump, nonostante Hillary Clinton - la sfidante democratica - riuscì ad ottenere quasi 3 milioni di voti in più. Non conta, infatti, il numero assoluto di preferenze, ma la vittoria nei singoli Stati che garantiscono un numero di Grandi Elettori proporzionale agli abitanti, in grado poi di decidere la sfida per la presidenza. Anche quest’anno, come abitudine, i riflettori sono puntati su alcuni Stati in particolare: c’è chi dice Arizona ed Ohio, chi pone l’attenzione sulla Florida. Di certo, per sapere chi ha vinto, si dovranno aspettare le luci dell’alba di mercoledì 4 novembre, ora italiana. Chiusa, dunque, la campagna elettorale, quali le tematiche che entreranno con più forza dentro le urne?

La pandemia di Covid-19

Il primo punto è certamente (il tempo poi dirà se per ordine d’importanza) l’emergenza sanitaria legata al nuovo coronavirus. “C’è stata una netta divaricazione nell’atteggiamento dei due candidati nei confronti della pandemia” afferma l’americanista Ferdinando Fasce, ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Genova, nell’intervista a Vatican News. “Il presidente Trump è stato a lungo negazionista, salvo poi concludere che la pandemia è fuori controllo. Dall’altra parte Biden fin dall’inizio - prosegue - ha richiamato il pericolo, il problema, forte anche del fatto che i democratici vogliono rafforzare la riforma del sistema sanitario di Obama, in parte poi smantellata nel corso di questi quattro anni”.

Ascolta l'intervista a Ferdinando Fasce

L’economia degli Stati Uniti

Vi è poi la situazione economica degli Stati Uniti. “L’elemento dell’economia è quello su cui Trump ha puntato di più in tutta la campagna elettorale, visti i risultati positivi fino all’inizio dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19”, ricorda Fasce. “Prima della pandemia l’economia americana sembrava in grande salute”, aggiunge. “Va detto però - precisa - che ci sono le incognite della leva fiscale, del sistema delle tasse. Gli americani si apprestano a pagare un pesante esito della riforma fiscale del 2017, con una crescita del debito pubblico decisamente anomala nella storia degli Usa”. “Per quanto riguarda le ricette di Biden - continua l’americanista -, esse vanno lette sotto la spinta del democratico Sanders nelle primarie. Il suo partito sembra infatti intenzionato a riprendere quella politica di spesa, anche in chiave sociale, che già si era manifestata con Obama”.

I paragoni con il passato 

Quando si parla di politiche economiche, spesso si volge lo sguardo al passato per comprendere come, nella storia statunitense, si sono comportati repubblicani e democratici. “Indubbiamente l’uso dell’analogia è sempre pericoloso, in ogni caso il mio primo pensiero va al 1932, quando vi fu la sfida tra il liberista Hoover ed il democratico Roosevelt, vinta da quest’ultimo”, ricorda Fasce. “Una vicenda molto diversa dalla nostra, ma nell’atteggiamento parzialmente protezionista di Trump, dove però come detto va sottolineata la sua riforma fiscale, e quello centrista, ma di apertura parziale ad uno Stato sociale di Biden, in parte si può riproporre quello scontro di quasi novant’anni fa”.

La questione razziale 

Infine, ma non per ordine di importanza, il tema del razzismo. Quanto successo nelle piazze americane la scorsa primavera che effetto potrà avere alle urne, specie in alcuni Stati? “Non possiamo dimenticare che subito dopo la sua elezione, Trump affermò che la sua vittoria era anche il risultato di una reazione bianca ad un doppio mandato di Obama alla Casa Bianca”, afferma l’americanista. Secondo Fasce “le manifestazioni di quest’anno contro il razzismo non sono certo una novità negli Usa, ma - conclude - sono diventate drammatiche ed hanno acceso questa immagine di polarizzazione attorno alla questione razziale, facendola diventare uno dei temi chiave, decisivi, sui quali con più forza si giocheranno le carte i due candidati”.

03 novembre 2020, 08:00