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Madrid, una veduta della città coperta dallo smog Madrid, una veduta della città coperta dallo smog 

Covid e clima, sfide globali

I lockdown dovuti alla pandemia non hanno frenato i picchi di CO2 a livello globale, ma in Europa negli ultimi 10 anni si respira aria più pulita. E’ la sintesi dei dati pubblicata ieri nei report dell’Organizzazione meteorologica mondiale e dell’Agenzia europea sull’ambiente. Intervista a Luca Mercalli della Società meteorologica italiana: bisogna agire applicando l’accordo di Parigi sul clima

Elvira Ragosta – Città del Vaticano

A livello globale si continuano a registrare livelli record di anidride carbonica. Nel suo bollettino annuale, l’Organizzazione meteorologica mondiale sottolinea come il rallentamento delle attività industriali nei mesi di lockdown imposti dalla pandemia di Covid-19 ha comportato una minore emissione dei gas serra, principali responsabili del surriscaldamento climatico, ma l'impatto sulle concentrazioni di CO2 non supera, comunque, le normali fluttuazioni abitualmente osservate. Contestualmente, l’Agenzia europea dell’ambiente fa sapere che negli ultimi 10 anni, negli Stati Ue si è respirata aria più pulita. “Questi dati – commenta Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, tra le prime realtà ad aderire alle “Comunità Laudato si'” -  ci dicono che la qualità dell'aria, per quanto riguarda la salute, migliora in fretta quando togliamo la fonte, ad esempio sospendiamo il traffico automobilistico o usiamo meno l'aereo: l’aria nel giro di qualche settimana si ripulisce e tutti noi respiriamo meglio. Diverso, invece, è il problema della CO2, perché essa si accumula nell'atmosfera per secoli e quindi non bastano pochi mesi di riduzione a cambiarne la quantità nell'aria che ormai è al suo valore più elevato negli ultimi 5 milioni di anni”.

Ascolta l'intervista a Luca Mercalli

I dati Onu

Se, dunque, il Global Carbon Project, l’organizzazione che stima la quantità di gas serra prodotta globalmente, ci dice che durante il lockdown le emissioni di CO2 potrebbero essersi ridotte intorno al 17%, bisogna considerare che la durata e l'intensità di queste misure non consente di fare una previsione della riduzione in tutto il 2020. Del resto, i dati del rapporto Omm mostrano che la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera ha sfondato la quota delle 400 parti del milione nel 2015, per arrivare a 410,5 nel 2019.  "Un tale tasso di aumento – ha sottolineato il segretario dell'Organizzazione meteorologica mondiale PetteriTaalas - non è mai stato visto nella storia dei nostri dati”.

Il rapporto europeo

Se in Europa la qualità dell’aria negli ultimi 10 anni è migliorata e si registrano meno decessi causati dallo smog, il decimo rapporto sulla qualità dell’aria, reso noto ieri dall’Agenzia europea per l’ambiente, pone tuttavia l’attenzione sui pericoli per la salute del biossido di azoto. L’Italia è, tra i membri dell’Ue, il Paese con il numero maggiore di decessi causati dall'NO2 e il secondo per il particolato, un tipo di particelle inquinanti, dopo la Germania. L'Aea indica che la quasi totalità degli europei risente ancora delle conseguenze dell'inquinamento atmosferico e che nel 2018, sei Stati membri hanno superato il valore limite dell'Unione europea per il particolato fine (PM2,5): Italia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Polonia e Romania. Un dato, quest’ultimo, che sembra dunque mostrare un’Europa a due velocità anche dal punto di vista ambientale, ma su questo punto Mercalli pone l’accento sulle differenze sia produttive che geografiche: “Sicuramente i Paesi dell’est Europa hanno ancora economie di produzione di energia basate sul carbone, come la Polonia, e quindi hanno una cattiva qualità dell'aria. In Italia, invece, il fatto che la Pianura Padana sia nelle prime posizioni per l'inquinamento è motivato dal fatto che l'area è circondata dalle Alpi e dagli Appennini dove non circola l’aria. Altre zone dell'Europa, sono magari meno virtuose, ma più fortunate, semplicemente perché hanno più vento che disperde lo smog”.

Le sfide sul futuro

Mentre a livello globale si cerca di vincere la pandemia e di risolvere la crisi sanitaria ed economica inflitta dal Covid, i dati sulla qualità dell’aria che respiriamo fanno riflettere e gettano un’ombra sul futuro, sottolineando sempre più la necessità di un’azione globale a contrasto di quello che è un problema globale. Per il presidente della Società meteorologica italiana, che ha recentemente pubblicato per Einaudi il libro 'Salire in montagna. Prendere quota per sfuggire al riscaldamento globale', "dobbiamo agire semplicemente applicando l'accordo di Parigi e cercando di capire che siamo tutti sulla stessa barca". “Il pianeta – aggiunge Mercalli - è ormai piccolo per quasi 8 miliardi di persone e questi problemi, ovviamente, vanno risolti a livello globale perché l'atmosfera è globale: le emissioni della Cina, degli Stati Uniti o dell'Italia alla fine diventano un problema per tutti”.

Il faro della Laudato sì

E l’enciclica Laudato sì di Papa Francesco è per Mercalli un riferimento fondamentale: “Lì ci sono tutti gli elementi importanti per capire le dimensioni di questa crisi eco-sociale. Ovviamente, avere un ambiente malato non permette di avere un'umanità sana e aggiungo che recentemente Francesco ha pronunciato delle parole importantissime sul tema dell'economia. E’ questo tipo di economia che crea i cambiamenti climatici e i disastri ambientali, un’economia della crescita infinita in un pianeta che invece ha dimensioni finite e quindi ancora una volta ad Assisi Papa Francesco ha invitato a cercare di elaborare un diverso paradigma economico che non sia basato sulla crescita”. Intanto, sulle azioni e le sinergie che guardano al futuro nell’ottica della cura del creato, prosegue, accoglie sempre più adesioni la campagna per il disinvestimento alle energie fossili. Tante anche le associazioni e istituzioni religiose, non solo cristiane, che hanno annunciato la decisione di ritirare i propri investimenti tra le aziende che usano o commerciano energia prodotta da combustibili fossili.

Gli Usa pronti a rientrare nell’Accordo di Parigi

Il clima sarà una priorità per la nuova amministrazione statunitense. Il neoeletto presidente Joe Biden ha nominato Jhon Kerry rappresentante  speciale Usa per il clima. L’ex segretario di Stato nel secondo mandato di Obama è stato uno dei principali architetti dell'Accordo sul clima di Parigi, trattato da cui gli Usa si sono sfilati durante la presidenza Trump, ma a cui Biden si impegnato a rientrare di nuovo. Mercalli, ricordando che gli Usa sono la seconda potenza mondiale per emissioni dopo la Cina e una delle prime in termini di emissioni pro capite, giudica positivamente il possibile rientro statunitense nell’accordo, ma aggiunge: “Gli sforzi, ormai, li dobbiamo fare tutti e soprattutto in fretta perché quello che facciamo noi oggi, o quello non facciamo, si riverbererà per decine di migliaia di anni sulle generazioni future, che non potranno più correggere i nostri errori, quindi bisogna veramente fare questa cura al clima e all’ambiente nei prossimi anni, altrimenti non servirà più”.

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24 novembre 2020, 12:56