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Volontari della Colletta alimentare Volontari della Colletta alimentare 

Colletta alimentare 2020: raccolta a distanza per aiutare 2 milioni di persone

L'edizione di quest'anno sarà "dematerializzata" nel rispetto delle norme anti-covid e la raccolta diretta del cibo sarà sostituita da delle "card" di importo variabile che saranno convertite in alimenti non deperibili. Giorgio Vittadini: il distanziamento non può fermare relazioni e solidarietà

Michele Raviart - Città del Vaticano

La “Colletta alimentare”, che da oltre vent’anni raccoglie cibo dai supermercati italiani per donarlo ai più poveri, quest’anno si svolgerà in forma “dematerializzata”. I prodotti non saranno donati fisicamente, però il passaggio di beni di mano in mano sarebbe troppo rischioso”, ma si potranno acquistare delle card virtuali da 2, 5 e 10 euro che saranno poi convertite in cibo non deperibile.

La raccolta durerà due settimane

Il Banco alimentare, che promuove l’iniziativa prevista per un periodo che andrà dal 21 novembre all’8 dicembre, raccoglierà il cibo e lo distribuirà ad oltre 8 mila strutture caritative convenzionate, aiutando così oltre due milioni di persone. Un periodo più lungo del solito, dovuto anche alla necessaria riduzione dei volontari, che lo scorso anno furono 145 mila.

Vittadini: l'Italia è un Paese di relazioni, si deve andare avanti

La situazione dei poveri in Italia, riferisce uno studio di Coldiretti è aumentata fino al 40% e c’è il rischio che 4 milioni di persone dovranno chiedere aiuto per il cibo durante le prossime festività natalizie. La pandemia, infatti, pone a un nuovo livello la questione della solidarietà e del rapporto tra le persone in questa “seconda ondata” di pandemia, come spiega a Vatican News Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la sussidiarietà.

Ascolta l'intervista a Giorgio Vittadini

R. - Purtroppo la pandemia colpisce le classi sociali in modi completamente diversi e aumenta le disugualgianze. Innanzitutto a livello scolastico. Secondo il Miur il 30% dei ragazzi non si è collegato durante la prima fase della pandemia ed, evidentemente, sono quelli delle classi più povere e delle regioni più povere che non hanno gli strumenti culturali e anche tecnici per farlo. Poi c’è chi ha perso il lavoro durante il blocco dei licenziamenti, coloro che non avevano lavori stabili, ma lavori di tipo precario. Sono già lasciati a casa dalle aziende fanno a fatica a promuoversi sul mercato del lavoro. La povertà, anche alimentare, è in crescita e il Banco alimentare ha avuto un aumento di richieste altissimo, che aumenterà ancora di più.

Chiaramente in situazioni di lockdown, o di simil-lockdown, i rapporti sociali vengono meno o sono ridotti. C’è una sorta di individualismo. Come impatta questo modo di vivere su chi ha più bisogno?

R. - Questo è veramente devastante. Se c’è una cosa di cui l’Italia è ricca, sono le relazioni sociali. E questa forza è messa a dura prova da questi condizionamenti, perché non si può pensare che internet, Zoom o Skype, possano sopperire a questi aspetti. Il nostro popolo è un popolo di più di 8 mila comuni, di diversi quartieri ed è un popolo da strada, da incontri, da luogo fisico. E’ chiaro che una situazione del genere diminuisce le possibilità di relazione. Non solo, ma la paura che si sta diffondendo in questa seconda ondata, tende a diminuire i legami. Pensiamo ai ragazzi, perché le relazioni sociali, il “trovarsi”, non sono solamente la movida o le discoteche. E questo aspetto indebolisce chi è più povero non solo sul piano economico, ma anche sul piano culturale. Questa paura diminuisce la voglia di sentire l’altro. Solo la parola distanziamento è devastante. Un conto è la distanza, un conto è la precauzione. Ma il distanziamento è quasi un qualcosa che preclude all’idea che l’altro sia un nemico. E questo è un fattore gravissimo per la nostra realtà.

La Colletta quest’anno sarà dematerializzata quindi volendo si può trovare una soluzione per mantenere la solidarietà, superando questo distanziamento…

R. - Questa vita di relazioni, di ideali, di lavoro, di solidarietà e di carità, pur rispettando tutte le norme del caso, deve e può andare avanti. Se noi avessimo smesso questa iniziativa avremmo degli effetti devastanti e ancora più grandi di quelli che saranno. Se la forza che ha l’Italia nelle relazioni, nelle iniziative, nelle attività culturali viene meno, avremo perso anche la possibilità di crescita e della lunga risalita verso un’economia migliore e una lotta alle disuguaglianze. Questo è anche uno degli obiettivi del “next generation” dell’Unione Europea ma chiede un “io” in azione. Quest’anno la Colletta, ma anche il Meeting di Rimini e altre iniziative sono anche l’”io” capace di resistere e di ricostruire. Non da soli, ma in relazione. Tutti gli appelli di Papa Francesco, prima sulla sostenibilità e poi sul fatto che la pandemia sia anche figlia di una certa cultura dello spreco devono farci trovare in azione. E questi gesti sono, innanzitutto, un modo per rispondere a questi appelli. 

10 novembre 2020, 15:00