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Gli ultimi nodi della Brexit

Nella lunga vicenda dell’uscita del Regno Unito dall’Ue è arrivato davvero l’ultimo round: prima che a fine anno si chiuda il periodo di transizione restano pochi giorni per un accordo sulle relazioni future. Cruciale l’intesa su tre punti: concorrenza, governance e pesca, come spiega l’esperto di giurisdizione commerciale Bepi Pezzulli

Fausta Speranza – Città del Vaticano

"Nonostante gli sforzi per trovare soluzioni" con il Regno Unito sulle relazioni post-Brexit, "restano divergenze molto serie sul Level playing field, la governance e la pesca”. Così ieri il capo negoziatore della Ue, Michel Barnier, su Twitter ha sottolineato che si tratta di condizioni essenziali per qualsiasi partenariato economico, aggiungendo che “l'Ue è preparata per tutti gli scenari". Barnier ha aggiornato ieri gli Stati membri sull'andamento delle trattative alla riunione dei 27 ambasciatori (Coreper).

Per capire di cosa si tratta quando parliamo di level playing field o concorrenza sleale, di governance o di pesca, abbiamo intervistato Bepi Pezzulli consigliere di amministrazione della Camera di commercio britannica in Italia:

[ Audio Embed Ascolta l'intervista con Bepi Pezzulli]  

La concorrenza sleale

Pezzulli spiega che il primo punto, quello del level playing field, rappresenta quello che i Paesi europei esprimono come "questione della concorrenza sleale" e il Regno Unito come "allineamento regolamentare". In ballo c’è appunto il regolamento: non si poteva immaginare che la Gran Bretagna accettasse di allinearsi in toto alle norme Ue né che Bruxelles accettasse di farlo, a sua volta, su eventuali inasprimenti voluti da Londra. Dunque in sostanza, semplificando molto, si è deciso di lasciare libertà a Londra a patto che rinunciasse ai cosiddetti aiuti di Stato. Sembra ci possa essere un’intesa di compromesso su questo ma, sottolinea Pezzulli,  i tre punti rappresentano un pacchetto che deve essere votato complessivamente e dunque si aspetta che anche sulle altre questioni si sciolgano tutti i nodi.  

La governance e pesca

A proposito della governance, Pezzulli spiega che si tratta di decidere su chi abbia giurisdizione su eventuali violazioni dell’accordo commerciale futuro. Bruxelles vorrebbe lasciare l’onere alla sola Corte europea di giustizia mentre Londra vorrebbe lasciare facoltà di pronunciarsi alla Corte suprema britannica. C’è poi il terzo punto, quello della pesca: Pezzulli riassume ricordando che i Paesi Ue in regime di mercato comune hanno potuto accedere alle acque territoriali britanniche e che ora Londra impone limitazioni. Su questa questione è molto sensibile la Francia e la sua posizione è rigida perché l’industria ittica francese avrebbe grosse perdite per le limitazioni. Secondo Pezzulli, gli altri membri Ue stanno offrendo a Parigi in “risarcimento” cinque miliardi di euro da assicurare nell’ambito della politica agricola. Questi i nodi sostanziali, ma non mancano poi dettagli più tecnici che allungano le trattative. Il punto è che - ribadisce infine Pezzulli -  perché si possa mettere ai voti il tutto al Consiglio europeo si dovrebbe annunciare un’intesa entro metà novembre. 

05 novembre 2020, 12:44