Cerca

Vatican News
Manifestanti fuori del Parlamento dell'Armenia Manifestanti fuori del Parlamento dell'Armenia  (AFP or licensors)

Intesa sul Nagorno-Karabakh

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha detto di aver firmato un «doloroso» accordo con i presidenti di Azerbaigian e Russia per porre fine al conflitto in Nagorno-Karabakh. La sua dichiarazione è arrivata poche ore dopo la conferma che la città di Shushi era stata presa dalle forze azere. Proteste a Yerevan con l'irruzione di manifestanti nel Parlamento

Fausta Speranza e Andrea De Angelis – Città del Vaticano

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha lanciato un appello per una "soluzione politica duratura" al conflitto in Nagorno-Karabakh, all'indomani dell'annuncio armeno della firma di un accordo per mettere fine ai combattimenti con l'Azerbaigian. In questa direzione anche altre voci internazionali. 

Proteste a Yerevan

All'annuncio in Armenia la prima reazione di centinaia di persone è stata quella di assaltare il Parlamento: il presidente dell'assemblea Mirzoyan è stato aggredito e malmenato. Poi è stata presa di mira dalla folla anche la sede del governo. Il primo ministro Pashinyan, con un messaggio sui social, ha invitato alla calma parlando di “momento difficile in cui essere vicini”. Poco prima, il premier aveva annunciato il "doloroso" accordo. "Nikol ci ha traditi", urlano i dimostranti che si sono diretti anche verso la sede del parlamento. 

L'annuncio a Baku

Da parte sua, il presidente dell'Azerbaigian, Aliyev, nel discorso alla nazione trasmesso in diretta televisiva dopo la firma dell’accordo ha parlato di resa da parte dell'Armenia, ha assicurato “pace a lungo termine” dicendosi certo della firma a seguire di altri accordi nella regione. Aliyev ha rivendicato il trionfo del diritto internazionale e l’attuazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite precedentemente adottate, rimaste sulla carta – ha detto - per molto tempo. 

Il contingente russo 

Per quanto riguarda il contingente di pace previsto nel Nagorno-Karabakh, il presidente azero Aliyev ha detto che “non solo le forze di pace russe ma anche quelle turche saranno dispiegate”. L'accordo di cessate il fuoco "non prevede la presenza di truppe turche nel territorio del Nagorno-Karabakh", ha invece dichiarato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, precisando però che potrebbe essere creato con un accordo a parte un centro di monitoraggio del cessate il fuoco con la partecipazione turca, il quale però sorgerebbe in territorio azero ma non nel Nagorno-Karabakh. Come previsto dalla dichiarazione di cessazione delle ostilità siglata ieri da Armenia, Azerbaigian e Russia, un contingente di 1.960 militari russi sarà dispiegato lungo la linea di contatto nel Nagorno-Karabakh e nel Corridoio di Lachin, che collega l’Armenia alla regione. “Il cuore del contingente russo saranno le suddivisioni della 15ª brigata di fucilieri motorizzati del Distretto militare centrale”, si legge nella nota. Secondo quanto riferito dal ministero, inoltre, nell’area della capitale Stepanakert  verrà creato un centro per il monitoraggio del cessate il fuoco e il mantenimento della pace.

Il commento turco

La Turchia ha espresso i suoi complimenti all'Azerbaigian per quanto ottenuto "sul terreno ed al tavolo negoziale". "Mi congratulo vivamente per questo successo, continueremo ad essere una sola nazione ed un solo cuore con i nostri fratelli azeri", ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, commentando l'accordo con l'Armenia sul conflitto in Nagorno-Karabakh. L'Azerbaijan ha ricevuto aiuti militari ingenti dalla Turchia, il suo principale alleato nella regione, ed il suo esercito è equipaggiato con armi di livello, a partire dai droni di fabbricazione turca. 

L'emergenza umanitaria

Finiti i bombardamenti resta il problema umanitario. Si contano in effetti in migliaia le famiglie sfollate del Nagorno Karabakh che a causa della guerra hanno perso quasi tutto, ed il cui ritorno è garantito dall’accordo sotto il controllo dell'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati. Mentre sono altrettanto numerose le famiglie dei soldati caduti nei combattimenti. L’inverno è alle porte e non sarà facile e nemmeno veloce avviare la ricostruzione delle abitazioni e delle infrastrutture danneggiate. “La guerra porta solo morte e distruzione” ammonisce spesso Francesco e dopo la guerra ci sono troppe ferite da risanare e che spesso hanno bisogno della solidarietà di tutti.

Ultimo aggiornamento ore 13.40 del 10.11.2020

10 novembre 2020, 08:01