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Sant’Egidio, al fianco degli anziani perché non siano più soli

Diamo voce agli anziani. La Comunità di Sant’Egidio evidenzia i limiti del sistema di assistenza agli anziani italiani, soprattutto durante la pandemia

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Occorre dare voce agli anziani, i cui diritti in questo momento sono negati. E’ così che la Comunità di  Sant’Egidio esprime tutta la sua preoccupazione per ciò che accade nelle strutture per anziani a causa del dilagare del Covid-19, perché ciò che è accaduto nella prima fase della pandemia – dice Marco Impagliazzo, presidente della Comunità – è che il 50% delle morti di anziani, sia in Italia che in altri paesi europei, è stata nell’ambito delle residenze sanitarie.  

Ascolta l'intervento di Marco Impagliazzo

Sono percentuali impressionanti che dicono  che qualcosa bisogna fare e che bisogna superare la patologia dell’isolamento. Quindi, la nostra domanda è approfittiamo di questa emergenza trasformandola in occasione per ripensare tutto il sistema di vicinanza, assistenza e cura che dobbiamo ai nostri anziani

Durante l’estate, prosegue Impagliazzo, è stato fatto poco o quasi nulla, perché queste strutture si adeguassero all’esigenza degli anziani di ricevere visite, “di trovare compagnia umana di figure prossime, di parenti di amici o di familiari”.

Ascolta l'intervento di Marco Impagliazzo

Noi sappiamo che nella solitudine si muore, si muore di più e quindi chiediamo con forza, nonostante questo secondo lockdown, che si apprestino rapidamente in tutte le strutture Rsa o case di cura quei sistemi in protezione che permettano agli anziani di essere visitati o di avere contatti con l’esterno.

Il presidente di Sant’Egidio, quindi, denuncia quella che definisce una sorta di “fake news”, ossia la ‘videochiamata’ che  “non funziona da nessuna parte, funziona relativamente in rarissimi casi”. Impagliazzo sottolinea quindi il grande numero di decessi di anziani dovuti all’isolamento e all’abbandono, fenomeni che hanno spinto la comunità a dover insistere sulla richiesta “di superare il sistema della residenzialità per anziani” per passare “ad un sistema di nuove reti familiari per un mondo di anziani che vive solo”.

Ascolta l'intervento di Marco Impagliazzo

Noi abbiamo alcune proposte che abbiamo fatto, che continuiamo a fare: quella di allargare la assistenza domiciliare integrata, che rappresenta in Italia una quota irrisoria dell’assistenza, si stima 16 ore all’anno per anziano bisognoso. È uno squilibrio impressionante, che è sotto gli occhi di tutti. Fingiamo di avere una assistenza territoriale, presso le dimore degli anziani, ma la vera assistenza la fanno le badanti, quasi un milione di badanti che sono indispensabili alla cura, alla compagnia, alla assistenza dei nostri anziani.

Badanti che però, aggiunge Impagliazzo, sopportano le pastoie burocratiche legate alla regolarizzazione e alle difficoltà che oggi si vivono a causa della chiusura di molti uffici passati allo smart working. Altra importate richiesta, quella della la semplificazione dell’idoneità alloggiativa, perché "non è pensabile che in questo momento la Asl la vada a verificare. Viviamo in un mondo di autocertificazione, gli diamo un valore legale, ebbene passiamo allora alla autocertificazione anche per l'idoneità alloggiativa".  Impagliazzo poi parla della necessità di implementare  l’assistenza domiciliare integrata e di permettere un allargamento del co housing, attraverso incentivi, e contributi per gli affitti, “c’è una autodeterminazione degli anziani che va garantita”. Ci sono poi molti più posti letto di quelli accertati dalle regioni, ci sono istituzioni non accreditate che non hanno una protezione sanitaria:

Ascolta l'intervento di Marco Impagliazzo

Parole di denuncia che si legano però alla richiesta di allargare a tutto il Paese  il programma “Viva gli anziani”, che in alcune regioni come Lazio, Liguria e Piemonte sta dando importanti risultati con un tasso di mortalità del -20% durante i duri mesi del lockdown. Stare vicino agli anziani – conclude Impagliazzo – “è veramente un grande vantaggio per far sì che il nostro paese resti un paese in cui vinca l’umanità”. Stare vicino ad una persona nel momento in cui è più fragile e più debole, insegna ad essere migliori, è un “salto di umanità per chi se ne occupa”. La Comunità di Sant’Egidio lancia dunque un ‘messaggio di amicizia agli anziani’ che oggi sono soli che non possono ricevere i loro cari e denuncia la necessità di una presa di coscienza di quanto il mondo. degli anziani sia una ricchezza per tutta la società

06 novembre 2020, 14:37